Film

I Care A Lot: la truffa alla nonna diventa un divertentissimo massacro

Diciamolo subito: I Care A Lot risveglierà i vostri peggiori istinti. Dopo appena il primo minuto vi ritroverete ad augurare le morti più truculente alla protagonista; poi entrerà in scena qualcuno ancora più cattivo di lei, però in qualche modo simpatico. Insomma, non è che farete il tifo per l’uno o per l’altra; è più esatto dire che faticherete a decidere chi vorreste vedere sottoterra prima.

Le prime immagini di I Care A Lot, film del 2020 di J Blakeson da poco approdato su Amazon Prime, potrebbero fare pensare a un film di denuncia sociale appena appena più patinato di quelli a cui ci ha abituato Ken Loach: Marla Grayson, una strepitosa Rosamund Pike che con questa interpretazione si è aggiudicata una nomination ai Golden Globe, di mestiere fa la tutrice legale; detto in altri termini, truffa gli anziani, meglio se soli e abbienti, rinchiudendoli in case di riposo e appropriandosi dei loro beni. È tutto talmente regolare da far venire i brividi: basta un medico compiacente disposto a certificare la mancata autosufficienza dei vecchietti, e naturalmente una morale dai confini labili. Ogni spettatore che non sia un serial killer a questo punto si indigna, soprattutto di fronte al trattamento particolarmente cruento riservato a Jennifer Peterson, un’anziana signora all’apparenza fragile e indifesa dalle fattezze di Dianne West; alla quale però bastano un paio di occhiate per farci capire che così indifesa non è.

Ed è a questo punto che I Care A Lot con una mirabolante piroetta ci fa passare dallo sdegno al divertimento: da paladini dei diritti sociali ci trasformiamo all’improvviso in frequentatori da Colosseo assetati di sangue. Già, perché nell’arena entra in scena un altro gladiatore: nientemeno che Peter Dinklage, che gigioneggia nel ruolo del mafioso russo in incognito pronto a tutto pur di salvare la sua dolce mammina. Indovinate chi?

Qualcuno ha provato a cercare in questo film intenti di denuncia sociale, una feroce critica al sogno americano che si è trasformato ormai da qualche decennio in una gara a chi ha meno scrupoli, una rivincita dei deboli sui prepotenti; ma la verità è che I Care A Lot è puro intrattenimento. Marla è il perfetto stereotipo della donna in carriera dei nostri tempi: bella, venuta dal nulla, spregiudicata, lesbica, sempre pronta a rigirare qualche fregnaccia femminista per il suo tornaconto personale – in questo, il regista si è divertito parecchio. Il gangster, beh, fa il gangster, e Dinklage non fa neanche finta di non volerlo trasformare in una macchietta: se deve essere una dark comedy, allora che lo sia fino in fondo. Certo, lungo la strada perdiamo un po’ le tracce della nonnina, ma che importa? Non facciamo gli ipocriti, quello che vogliamo vedere è la discesa agli inferi dei cattivi, mica la resurrezione dei buoni, pardon, dei meno cattivi.

E in questa altalena di personaggi odiosi, thriller e risate si incastrano alla perfezione; un’americanata, certo, ma di quelle che non fanno rimpiangere le scorrettezze nostrane. Doppio finale non del tutto inaspettato, ma molto godurioso: I Care A Lot è sardonico dal primo all’ultimo minuto. Non vi farà sentire persone migliori, ma vi inchioderà allo schermo.

Francesca Berneri

Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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