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1981 – Indagine a New York: cronache da un anno che sembra noiosissimo

Volete passare una serata in compagnia di gangster, intrighi, passioni e luci della città? Benissimo, allora non guardate 1981 – Indagine a New York.

Ebbene sì: nonostante le ottime intenzioni di regia e interpreti e una trama che sulla carta sembra estremamente avvincente, la sua trasposizione sulla celluloide è, per così dire, barbosa. Soporifera, quasi. Il che è ancora più sorprendente se si pensa che il regista è J. C. Chandor, lo stesso del serratissimo e incalzante Margin Call, e che i protagonisti hanno i lineamenti di Oscar Isaac e di Jessica Chastain.

Ma cominciamo dal principio: girato nel 2014, ma con un’aura da pellicola d’antan, 1981 – Indagine a New York narra le peripezie di Abel Morales, tipico imprenditore latinoamericano che si è fatto da solo e che è riuscito a costruirsi la sua azienda di olio combustibile. Abel è a un passo dal concludere l’acquisizione di un terreno che gli permetterebbe di fare il salto di qualità, ma è braccato dai federali, apparentemente senza motivo e nella persona di un David Oyelowo piuttosto improbabile, se consideriamo che negli Anni Ottanta le persone di colore avevano ben poche chances di ricoprire ruoli di potere. Per di più, i suoi autisti sono regolarmente attaccati da banditi e malavitosi e i suoi camion depredati: semplici criminali, o concorrenza più spietata del dovuto? Dulcis in fundo, la tanto bella quanto scialba mogliettina è la figlia di un super boss della mala, ma la coppietta felice non vuole affatto sporcarsi le mani con questi cattivoni. La lotta fra bene e male nei sobborghi newyorkesi, insomma.

Sembra intrigante, non è vero? Eppure, 1981 – Indagine a New York riesce nell’ardua impresa di rendere noiosa una simile vicenda. Primo punto: se verso la metà del film non lo dichiarassero apertamente, probabilmente non ci accorgeremmo mai dei torbidi natali della Chastain. Mai un tentativo di corruzione, un avvertimento, un colpo di pistola: i mafiosi più pigri di tutto il New Jersey, in pratica. Secondo punto: lo scenario. Sappiamo che siamo a New York grazie al titolo, ma la si vede talmente poco che potremmo indifferentemente pensare di trovarci a Detroit, Londra o Abbiategrasso: sobborghi, autostrade, capannoni. Soltanto la metropolitana, teatro per pochi minuti di un inseguimento, ci ricorda dove siamo, e in che periodo – altra cosa che, se non fosse per le spalline dei vestiti femminili, potrebbe benissimo passare in secondo piano.

Ultima, e più dolente, nota: Abel Morales è a dir poco insopportabile. Una sorta di cavaliere senza macchia e senza paura fuori tempo massimo, disinteressato a tutto ciò che potrebbe avere un’aria vagamente losca, deciso ad avere giustizia perché sa di essere nel giusto: ideale da incontrare nella vita vera, terribile sul grande schermo. L’antitesi del personaggio complesso.

Il ritmo è lento e costante: 1981 – Indagine a New York è praticamente la trasposizione cinematografica degli sfrenati festeggiamenti del cinquantesimo anniversario di matrimonio dei vostri nonni. La cosa strana è che non lo si può definire brutto: fotografia e scelte stilistiche sono impeccabili. Però appunto, sembra un album di foto più che una spy-story.

1981 - Indagine a New York

Una nota positiva però c’è: la traduzione italiana del titolo. Non temete, non sono impazzita: l’originale è A Most Violent Year. Potente, altisonante, fighissimo? Tutto giusto: ecco, pensate che se invece di 1981 – Indagine a New York aveste visto una cosa che prometteva di essere l’anno violentissimo, ai titoli di coda ci sareste rimasti doppiamente male.

Francesca Berneri

Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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