Film

Lost in Translation: incontrarsi al bar e…

TOKYO, WHISKY E VOGLIA DI RICOMINCIARE

Abbiamo parlato diverse volte di attrici brave, belle o sottovalutate, con tante interpreti meritevoli forse di maggiori considerazioni e/o meriti. Il fenomeno Jennifer Lawrence, che ha monopolizzato l’attenzione negli anni ’10 del nuovo millennio, si contrappone a quello di Scarlett Johansson, che ha catalizzato la luce dei riflettori per tutto il primo decennio.

La bionda lanciata da Woody Allen aveva avuto già occasione di lavorare con Robert Redford e i fratelli Cohen (e scusate se è poco) ma in Lost in Translation – L’amore tradotto, pellicola scritta e diretta da Sofia Coppola che nel 2003 fu candidata anche a 4 Oscar (e scusate se è poco x2), ha forse avuto la consacrazione che l’ha poi proiettata verso i set più importanti della sua carriera.

scarlett johansson lost in translation bill murray film movie themacguffin
Persona infelice n.1

A fare da contrappeso c’è Bill Murray, attore eccezionale che, nei panni del comico Bob Harris, in piena parabola discendente e ingaggiato in Giappone per pubblicizzare un whisky, avrà modo di riassaporare il gusto delle emozioni più viscerali.

Sullo sfondo un mostro di palazzoni, locali, vita notturna e lavoratori: Tokyo. Nella metropoli giapponese per eccellenza sarà dura ritrovare la rotta, ma solo con un’esperienza così radicalmente lontana dalla routine quotidiana sarà possibile fare tabula rasa e riscoprirsi vivi, attivi e – perché no – giovani.

Sai mantenere un segreto? Sto organizzando un’evasione da un carcere. Mi serve, diciamo, un complice. Prima dobbiamo andarcene da questo bar, poi dall’albergo, dalla città e infine dal paese. Ci stai o non ci stai?

scarlett johansson lost in translation bill murray film movie themacguffin
Persona infelice n.2

Amore, passione, sconfitta, delusioni, rivincite. Tutto questo è Lost in Translation, un film che dipinge una fantastica storia tra due persone in lotta con sé stesse e con gli altri, che avranno modo di mettersi alla prova confrontandosi con il proprio presente.

Uno degli aspetti che più si apprezza è il tratto leggero ma introspettivo della sceneggiatura, che permette allo spettatore di approfondire in soli 102 minuti il legame con i personaggi, di cui emergeranno i tratti più genuini e soprattutto le debolezze più grandi.

L’intimità della scena al karaoke, il viaggio in solitaria a Kyoto, il finale. Solo tre dei motivi per cui vale la pena guardare Lost in Translation, film che TheMacGuffin vi consiglia caldamente. Feels in arrivo. Feels da tutte le parti. Feels ovunque.

Giuseppe D'Amico

Classe '93, venuto al mondo in una metropoli di 5000 anime sull'Appennino abruzzese. Da ragazzino ascolta musica, legge libri e soprattutto guarda un sacco di film con i suoi teneri amichetti in cameretta, proseguendo poi fino ai 23 anni. Osserva molto e scrive bene, almeno questo è quello che gli dice sua madre.

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