Film

Promising Young Woman, o il femminismo, finalmente, dei giorni nostri

Iniziato un po’ in sordina, il passaparola riguardo Promising Young Woman ultimamente si sta facendo sempre più martellante. Sarà che ciò che passa per il Sundace fa sempre tendenza, sarà che tra Bafta e Golden Globe 2021 ha ricevuto ben più di una nomination, sarà che il tema centrale della storia da qualche anno a questa parte si accaparra le prime pagine delle maggiori testate, fatto sta che l’opera prima di Emerald Fennell potrebbe essere la rivelazione di questa primavera-estate. Non ultimo grazie alla protagonista Carey Mulligan, che ne è anche produttrice esecutiva.

E che gioca proprio a fare la ex ragazzina prodigio: la Promising Young Woman di qualche anno fa, una brillante studentessa di medicina che a pochi passi dalla laurea decise di mollare tutto, tornare a vivere dai suoi e limitarsi a fare la cameriera in un baretto non proprio di lusso. Inspiegabilmente. O forse no: perché a frequentare l’università con lei c’era Nina, la sua migliore amica dai tempi dell’infanzia. Che una sera, complice una festa e qualche bicchiere di troppo, finì nelle grinfie di Al, anche lui promettente e perfetto futuro dottore. Che la stuprò, per il sommo divertimento dei suoi amici. E che siccome era bello, promettente e perfetto, mentre Nina, beh, si sapeva che era una facile, e neanche si ricordava troppo bene cos’era successo, del resto era strafatta, insomma un po’ se l’era cercata, Al, dicevamo, restò impunito; Nina, invece, cadde in depressione fino a morirne.

A questo punto, lo spettatore si aspetta che Promising Young Woman sia un film di denuncia sociale, quasi documentaristico; niente di più sbagliato. Perché non c’è miglior modo di entrare nella testa di chi guarda divertendolo, così come non c’è miglior modo di insegnare agli uomini a rispettare le donne che facendogli passare un quarto d’ora non esattamente piacevole: Cassie, questo il nome della nostra eroina, ogni sera dopo l’ultimo caffè si agghinda a festa, si infila in qualche locale, si finge ubriaca e semi incosciente e si lascia rimorchiare dal marpione di turno. Salvo poi, una volta appartatisi, fargli capire che “no significa no”. Usando metodi non sempre ortodossi.

La sua personale vendetta per la defunta amica prosegue, implacabile, da anni; finché sulla strada di Cassie non compare Ryan (Bo Burnham), anche lui ex compagno di studi, capace di farle pensare che forse, dopotutto, il principe azzurro esiste. Forse. Peccato però che nel frattempo Al abbia deciso di convolare a nozze con la benedizione di tutti, università compresa. Una mossa che Cassie non può tollerare.

Promising Young Woman è, finalmente, un film femminista da ventunesimo secolo: non si piange addosso, non si limita a gridare al cattivo, ma tira fuori le unghie, consapevole che per un altro po’ di tempo toccherà farci giustizia da sole, o quasi. E soprattutto, è divertente e autoironico, merce rarissima considerando gli argomenti trattati. Cassie all’apparenza è lontana dall’ideale di donna realizzata e indipendente: ha mollato tutto, si è rintanata dai suoi, si è arresa. Mentre invece combatte ogni secondo la sua battaglia privata: autodistruttiva e destinata a rimanere ignota, ma ragazzi, che goduria. Ogni tanto si sfiora qualche stereotipo di troppo – con The Undoing di chirurghi pediatrici solo all’apparenza perfetti ne abbiamo avuto a sufficienza –, ma nel complesso Promising Young Woman è un ottimo film di intrattenimento, e pure con qualcosa in più. Un po’ Denti, ma senza quella patina di horror, e per questo saldamente ancorato alla realtà – la nostra, purtroppo. Menzione d’onore a Laverne Cox, che dopo OITNB e soprattutto Bad Hair si conferma una spalla immensa. E finale inaspettato, per davvero: perché Promising Young Woman ci ricorda che il lieto fine esiste solo nelle favole. E che le favole non esistono. Ma la vendetta, quella sì; ed è parecchio più dolce di qualsiasi happy ending.

Francesca Berneri

Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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