Film

Thriller – a cruel picture: Il revenge movie che ha ispirato Carpenter e Tarantino

Agli inizi degli anni Settanta, quel capolavoro di Cane di paglia lanciò la moda del rape and revenge, quella tipologia di film in cui il/la protagonista subisce brutali sevizie per poi vendicarsi dei propri aguzzini. Da uno schema tanto semplice, cineasti di ogni nazionalità hanno tratto spesso e volentieri lungometraggi magnifici, che sfruttavano i dettami del genere per passare al setaccio il lato oscuro umano per eccellenza: la violenza innata. Tra i titoli più famosi ricordiamo L’ultima casa a sinistra o Un tranquillo week-end di paura, e persino i più recenti Irreversible e Revenge hanno dimostrato che il filone ha ancora tantissimo da dire alla luce delle odierne contraddizioni. C’è tuttavia un titolo che in pochi conoscono e che meriterebbe ben altra visibilità, ovvero Thriller – a cruel picture di Bo Arne Vibenius.

Parliamoci chiaro, questo film svedese del 1973 è un caposaldo dello shock-movie, tra i più duri e sconvolgenti in cui ci si potrebbe imbattere; una pellicola che in poco meno di due ore mette in risalto tutto lo straordinario talento di un regista che sa come si prende a calci lo stomaco di uno spettatore. Aggiungiamo poi che molte idee grammaticali e iconografiche di Vibenius (la truce protagonista ha leggermente ispirato Jena Plissken e Elle Driver) sono state saccheggiate da innumerevoli, ugualmente talentuosi registi odierni, e abbiamo la ricetta completa per il cult movie di mezzanotte da non perdere, di clamorosa potenza.

Come per ogni rape and revenge che si rispetti, anche la trama di Thriller è molto semplice: Madeleine (Christina Lindberg) è una ragazza di quindici anni che ha perso l’uso della parola dopo esser stata violentata da un pedofilo in tenera età. La sua adolescenza trascorre tranquilla ma triste nella tenuta agricola dei genitori, dove si occupa della mungitura delle mucche e della vendita del latte; ma l’incontro con il maniaco Tony (Heinz Hopf) le cambia nuovamente la vita. Inizialmente rapita, Madeleine viene poi drogata di eroina e fatta prostituire, ma al primo accenno di ribellione l’uomo le cava un occhio con un bisturi (si sostiene che per questa disturbantissima scena, il regista abbia fatto uso di un vero cadavere). Da qui al progetto di vendetta il passo è breve…

Con una trama simile diventa superfluo aspettarsi colpi di scena e giochi di prestigio narrativi nolaniani, perché in Thriller ciò che conta è l’esperienza disturbante, e in ciò il risultato finale riesce perfettamente. Aspettatevi, quindi, un bagno di sangue finto ripreso con un senso per l’immagine impareggiabile: Vibenius lavora molto coi rallenty (forse troppi) e il sound design, sorretto da una colonna sonora composta da suoni elettronici, martellanti e metallici che enfatizzano gli intensi effetti disagianti che il regista vuole ottenere. L’inserimento di dettagli pornografici nelle sequenze di “prestazione sessuale” sono un’ulteriore pecca dell’opera, inutilmente gratuiti e assolutamente superflui per il racconto, forse imposti al regista per attirare anche i fruitori di materiale hard.

Se si è abituati ai ritmi più dilatati del cinema anni Settanta (specialmente europeo), non si farà troppa fatica a fruire di Thriller, racconto a sfumature western che narra personaggi spigolosissimi in un mondo ancor più duro, poetico e sanguinolento insieme, pruriginoso persino per la progressista Svezia dove è uscito addirittura tagliato di moltissime scene (la versione doppiata per il mercato italiano, invece, è andata persa da secoli). Inoltre, l’aver messo al centro del film una vendicativa protagonista muta è stato il colpo di genio finale, poiché la vicenda è stata asciugata di inutili prolissità e il regista ha potuto “divertirsi” con il volto sia impassibile che estremamente espressivo di Christina Lindberg per evocare le emozioni.

Un film strepitoso e crudele, insomma; meritevole dell’etichetta di cult e quasi impossibile da contestare sotto gli aspetti dell’efficacia complessiva e della perfezione stilistica. Un’opera davvero vicina al capolavoro.

Riccardo Antoniazzi

Classe 1996. Studente di lettere moderne a tempo perso con il gusto per tutto ciò che è macabro. Tenta di trasformare la sua passione per la scrittura e per il cinema in professione.

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