Focus

I 10 cameo più epici di cantanti e musicisti

Le dieci, inaspettate o meno, funzionali o meno, di valore o meno, apparizioni di Big della musica sul grande schermo. Quanta epicità? Quanta utilità?

Intro

I cameo, fin dai tempi di Alfredino Hitchcock, sono stati tra gli strumenti preferiti dei registi e dei produttori per dare quel tocchettino in più al loro prodotti. A volte nascono semplicemente dalla voglia del personaggio di lanciarsi in nuove avventure. Spesso aggiungono qualcosina al film e appaiono perfettamente inserite nell’intreccio. Molte volte invece… sembrano solo cacate sullo schermo per attirare i gonzi.

Dato che, per quanto riguarda la musica, mi autoclassifico tra i gonzi per eccellenza, ecco a voi i 10 più importanti cameo musicali della storia del cinema recente.

La classifica, va da sé, si basa anche molto sui gusti personali, soprattutto quelli musicali. Vanno eliminati dalla classifica i musical e quei film dove l’artista in questione non fa solo un’apparizione volante, ma ha un ruolo importante e studiato appositamente. Altrimenti avrei dovuto mettere The Blues Brothers in ogni posizione.

10 – Keith Richards in Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo e Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare

Abbiamo già ampiamente disquisito su come il filone di Pirati dei Caraibi sia riuscito nell’impresa di rovinare sia quanto di buono fatto nei primi film, sia la recitazione del caro Johnny Depp.

Dopo il terzo film c’è poco da salvare a mio parere, come dimostrato recentemente.

Tuttavia, benché i produttori non sappiano capire quando smettere l’accanimento terapeutico, non si può dire che non conoscano perfettamente come trascinare al cinema uno come me, piazzando nel trailer un bel Keith Richards pirata nei panni del padre di Jack Sparrow. Bisogna dire che l’abbigliamento è perfettamente in linea, quindi gliela passiamo.

Mi ritrovai, infatti, fuori dal cinema a cercare di trattenermi dall’entrare, sudando e mugolando: “No, non puoi cascarci!”.

Almeno con Paul McCartney ho resistito.

Chevvedevodì, It’s only Rock ‘n’ Roll but I like It…. ça va sans dire.

9- Billy Idol in The Wedding Singer

Ovvero: come tentare di stimolare la nostaglia anni ’80 già nel 1998. Adam Sandler e Drew Barrymore lavorano entrambi nell’industria dei matrimoni e vengono piantati sull’altare. Successivamente scoprono di amarsi… ma va là?

Tutto il film è infatti circondato da un’ovattata aura anni ’80, soprattutto con la colonna sonora. The Buggles, New Order, The Smiths, David Bowie, Culture Club. Ma dove siamo? Top of the pops 1984?

Diventa effettivamente una puntata di Top of the Pops quando spunta un Billy Idol totalmente a caso che fa gli annunci sull’aereo.

Utile? No. Forzato? Estremamente, sì! Epico? Forse, in un certo senso.

Che facciamo, gliela concediamo? Ma sì dai, in fondo is a Nice day for a White Wedding.

8- Francesco Guccini in Radiofreccia

Non vogliamo esserlo un minimo nazionalisti? Un’italiano ce lo dobbiamo mettere, dai!

Film dalla discutibilissima regia di Luciano Ligabue e dall’ancora più discutibile recitazione del 90% degli elementi.

In qualche modo però, non lapidatemi, questo film… funziona. La storia di Freccia, degli anni ’70, delle pere, delle radio libere, della musica dell’epoca ha tutti i giusti elementi per diventare un cult generazionale del cinema italiano.

Non credo di trovare smentite quando dico che uno dei punti a favore di Radiofreccia sia Francesco Guccini che fa il barista di paese Stalinista.

Recitazione rivedibile, ma apparizione epica. Approvata. Se lui avesse previsto tutto questo, dati cause e pretesto, forse farebbe lo stesso.

7- Tom Jones in Mars Attacks!

L’amore non troppo segreto di mia madre. Dite che se le mostrassi in che film si è andato a infilare la penserebbe uguale?

Apparizione forzata, senza senso e senza scopo, ma parliamo di Mars Attacks!, uno dei film protagonisti della mia infanzia anni ’90, fatta di film con latte caldo e biscotti. Qua niente ha senso e, al contempo, tutto ha senso. It’s not unusual. Di conseguenza anche un Tom Jones che scappa dagli alieni pensando a salvare le ragazze con Danny DeVito che chiede autografi diventa un elemento cardine di piccolo capolavoro. 

Diciamo che li promuoviamo con debito.

6- Blink-182 in American Pie

Parlavamo di infanzia? Ecco il film che mi mostrò come pensavo sarebbe stata la mia futura adolescenza e la mia perdita della verginità. Preferisco specificare: è andata molto meglio di così!

Una delle scene più umanamente patetiche della storia del Cinema. E poi, così, un po’ a caso, ecco i Blink-182 che… non fanno sostanzialmente nulla. Li puoi benissimo tagliare che nessuno se ne accorgerebbe minimamente.

Però ci sta dai, è l’America degli anni ’90, tutti indossano le camice a quadri sopra la maglietta, il berretto e vanno in skate. Non lo trovi uno spazietto per loro?

Che poi se vai a vedere c’entrano vagamente con tutto quello che succede: We started making out, and she took off my pants
But then I turned on the TV

Quindi, anche se con riserva, rimandiamo a settembre anche loro. Sono decisamente troppo buono.

5- David Bowie in Zoolander

Zoolander. Ben Stiller contro Owen Wilson. David Bowie. Automutandata. E niente, fa già abbastanza ridere così. Due modelli Making love with his ego.

Che dire David, sei il cocco della maestra, ti promuovo a prescindere per la creatività del progetto.

4- Anthony Kiedis in Point Break

Niente da dire sul film dei surfisti ladri. Poi se vieni anche citato da Aldo Giovanni e Giacomo, per me, hai già vinto in partenza (Nooooo Cossiga mi sta sulle palle).

Niente da dire manco sul leader dei Red Hot Chili Peppers, che mi ha regalato pagine di musica notevoli.

C’è un però comunque. Tonì, dammi retta: l’attore non lo devi fare, non fa proprio per te. Tonì, senti qua, facciamo così: tu non reciti mai più e io vengo a uno dei vostri concerti da trentordici mila euro per un posto prato. Si sì, porto pure un amico, davvero.

Si perché, con la sola frase That would be a waste of time, proprio butti via decenni di studi recititativi, capisci? Io te lo dico perché ti voglio bene.

I don’t ever want to feel
Like I did that day

Bocciato!

3- Flea in Il grande Lebowski

Ancora RHCP!

Questa è così in alto perché è la sorpresa della lista. Quanti di voi s’erano accorti che, tra i nichilisti che perseguitano il nostro drugo, c’è il fenomenale bassista del gruppo californiano?

Credo di parlare a nome di tutti quando dico che questo film si distingue dagli altri per un motivo ben preciso. Tu lo guardi, sei arrivato alla fine, ti è piaciuto da matti e lo hai trovato una genialata, ma non hai assolutamente capito il perché. Una cosa assurda.

Forse uno dei segreti sta proprio qua. Stavi guardando un film con uno dei più grandi bassisti della storia e non lo sapevi.

Stranger things could never change my mind.

Promosso a pieni voti!

2- Michael Jackson in Men in Black II

Il re del Pop era già stato menzionato come parte della razza aliena già nell’epicissimo primo episodio.

Evidentemente sia lui che i produttori hanno voluto cavalcare l’onda di celebrità che, negli anni ’90 e 2000, si stava propagando a seguito delle sue innumerevoli bizzarie, vere o meno. Ottima scusa per buttare proprio il suo faccione afroamericano bianco sul grande schermo. Niente da dire, ci sta tutta.

Altro che Don’t wanna see your face, you better disappear.

1- Bruce Springsteen in Alta fedeltà

Non potevo che mettere questo cameo in primissima posizione. Uno degli artisti della mia vita dentro uno dei film della mia vita. Non mi importa un fico secco che sia totalmente avulso e che possa essere eliminato tranquillamente. Apparizione totalmente epica.

Quante volte nelle riflessioni sulla vita, sull’amore e le relazione avrei voluto una rockstar che mi venisse a dare un consiglio?

Thanks Boss, you’re tougher than the rest.

Promosso con lode!

Article written by:

Riccardo Cavagnaro

Vede la luce nell'anno 1991. Da quando ha visto "Jurassic Park" all'età di 3 anni sogna segretamente di toccare un dinosauro vivo. Appassionato lettore, viaggiatore, ascoltatore di musica e bevitore. Tutte queste attività arricchiscono sicuramente il suo bagaglio culturale, ma assottigliano pericolosamente il suo portafogli.

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