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Focus

Duplicazione e specularità: 10 film che trattano il tema del doppio

La fascinazione per la rappresentazione del doppio è cosa antica: già nella letteratura greca troviamo vari esempi che via via sono stati tramandati nelle epoche successive fino a giungere all’età moderna, dove troviamo opere arciconosciute quali Lo strano caso del Dr. Jekyll & Mr. HydeIl ritratto di Dorian GrayIl fu Mattia Pascal o ancora Il visconte dimezzato o Il sosia. Come è normale che sia, il tema del doppio, restando perennemente attuale, è sbarcato anche nel cinema, il quale ne ha garantito uno sviluppo rappresentativo per forza di cose innovativo. Lo stesso Kubrick, nel cercare l’ispirazione per il film che sarebbe poi diventato Shining, leggendo l’omonimo romanzo di Stephen King affermava:

C’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato nella personalità umana. C’è una parte malvagia.

E il motivo per cui il tema del doppio è sempre stato così attuale e calzante nelle opere è proprio questo: non è possibile modificare la natura umana, la quale è composta (anche) da una parte malvagia.

E quindi oggi tocca a me compiere una selezione dei film che trattano questo tema per proporveli in una fantastica scaletta. Un paio di raccomandazioni: non ho per niente scelto i migliori film sul tema, ma piuttosto ho cercato (e non vuol dire che ci sia riuscito) di scegliere quei film che lo trattano in modo particolare; il materiale qui proposto, se integrato alla lettura di quest’altro articolo sui disturbi mentali, è una buona base per un’indagine psicanalitica sulla mia persona. ENJOY!

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Lo studente di Praga, di Stellan Rye (1913)

lo studente di praga

Rara foto di Zorro che combatte contro Zorro.

Partiamo proprio dagli albori del cinema e del cinema d’autore. Stellan Rye firma un capolavoro assoluto del cinema, la cui potenza deriva in parte proprio dal tema del doppio ivi contenuto. Infatti il protagonista attraverso un patto col diavolo crea il suo doppio, il quale inizialmente è una figata pazzesca, ma poi finisce a schifo; non so se ho reso l’idea, ma era per evitare lo spoiler definitivo. In ogni caso Lo studente di Praga è il film perfetto per approcciarsi al tema in ordine cronologico.

Kagemusha – L’ombra del guerriero, di Akira Kurosawa (1980)

kagemusha

Così, per aggiungere della psichedelia randomica.

Uno degli innumerevoli capolavori del maestro giapponese, dove il tema del doppio è trattato particolarissimamente: un sosia, quindi un doppio fisico, col passare del tempo diventa sempre più anche un doppio spirituale, assumendo i comportamenti e gli atteggiamenti della persona che sostituisce. Geniale e brillante, un film indubbiamente da recuperare.

La mosca, di David Cronenberg (1986)

la mosca

Prego.

Credo che il body-horror di Cronenberg sia una delle cose più rivoltanti di sempre, ma nonostante ciò ne sono (ne siamo, fate i seri) comunque attratto in modo magico, come se fossi stregato. E sicuramente il body-horror è un genere che si presta molto bene al tema del doppio. Non credo di aver molto altro da aggiungere, se non che La mosca tratta il doppio in senso strettamente fisico con un capolavoro di effetti speciali artigianali da tramandare ai posteri. Amo questo film.

Enemy, di Denis Villeneuve (2013)

“Oh fra ho le mani, ho le mani” “Minchia frate anch’io, ho due mani, che storia!”

A differenza di quanto accade in Kagemusha, dove il sosia fisico diventa pian piano sosia spirituale, qui accade quasi l’esatto opposto: infatti il “sosia” spirituale, ovvero la doppia identità dell’essere umano, è talmente un fatto concreto e reale che prende forma in senso letterale sdoppiandosi in due Jake Gyllenhaal, per la gioia delle signorine. Il film di Villeneuve (tratto da L’uomo duplicato di Josè Saramago, altro esempio di letteratura sul tema del doppio) è un mind-fuck onirico in cui ci viene nascosto fino alla fine il reale significato della duplicazione, che siamo in grado di comprendere solo a posteriori e dopo attenta riflessione. Il film è particolarmente giallo. Inteso come colore proprio.

Quell’oscuro oggetto del desiderio, di Luis Buñuel (1977)

quell'oscuro oggetto del desiderio

Proprio l’ultimo film di Buñuel ci regala il tema del doppio, trattato in maniera (per quanto ne so) unica: il protagonista è innamorato di una donna che però è interpretata di volta in volta – e senza apparente schema di alternanza – da due attrici diverse sia nel fisico sia nel temperamento e nel carattere del personaggio, che quindi frustra continuamente le aspirazioni amorose del protagonista. Un doppio che prende forma fisica e addirittura assume forme diverse per incarnare le diverse inclinazioni del personaggio. C’è da aggiungere altro?

Inseparabili, di David Cronenberg (1988)

inseparabili

Torniamo a Cronenberg. Per sviluppare il doppio mi sembra evidente che il ricorso ai gemelli sia una soluzione facile. Sì, ma non se sei Cronenberg. A parte un Jeremy Irons FE-NO-ME-NA-LE, che si sdoppia manco fosse davvero due persone contemporaneamente, il regista canadese attua un processo di assimilazione delle identità utilizzando il doppio come mezzo. Quindi in un certo senso Cronenberg usa il doppio per mostrare quanto due gemelli sono in realtà legati, fino (quasi) al punto di essere una cosa sola. Inseparabili è difficile da spiegare a parole, si presta molto meglio alla visione, quindi via, correte.

Fight club, di David Fincher (1999)

fight club

È incredibile come quasi ogni volta che mi trovo a stilare una lista di film selezionati per argomento finisco sempre con l’inserire Fight club. Sarà forse che è un incredibile capolavoro? MAH! Non so neanche se serve spiegare cosa c’entri il doppio qui. La cosa che vale davvero la pena sottolineare è che qui [SPOILER] il doppio non esiste, o meglio, ci troviamo davanti due persone distinte che poi sono la stessa persona e ne rappresentano le due facce. La cosa peculiare è però proprio il fatto che sembra di aver di fronte due persone diverse e quindi anche qui il doppio è visto in maniera quasi ribaltata. Ho detto quasi.

The Prestige, di Cristopher Nolan (2006)

the prestige

Complice una sceneggiatura stellare (co-firmata dai fratelli Nolan), The Prestige usa il doppio in maniera strabiliante ed inaspettata, giustificando così la magia e gli spostamenti di persona altrimenti inattuabili. La sceneggiatura ci nasconde il dettaglio dei gemelli fino alla fine contribuendo ad aggiungere suspense e credibilità ad un film che, giunti alla fine, ha dell’incredibile.

Vertigo, di Alfred Hitchcock (1958)

vertigo

Con una traduzione italiana davvero pessima e spoilerosa (La donna che visse due volte), Vertigo è uno dei migliori film di sempre. Tralasciando le varie genialate che Hitchcock è stato capace di inserire nella pellicola (vedi solo l’uso del colore), concentriamoci sul nostro tema. Questo è un caso in cui il doppio non è un mistero, anzi l’identità delle due donne (entrambe interpretate di Kim Novak) è chiarita molto prima della fine del film, dando così spazio al regista per interrogarsi e riflettere sul tema del doppio stesso, che è uno dei suoi più cari. Quindi un esempio di doppio fisico che però non costituisce mistero ma serve per indagare la natura stessa del doppio. Chi altri se non Hitchcock?

Shining, di Stanley Kubrick (1980)

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Non so bene cosa dire. Il fatto è che il doppio permea ogni molecola di questo film e quindi ogni osservazione potrebbe risultare scontata e banale. Vi faccio solo un elenco: le due bambine, Danny e Tony, Jack Torrence e Delbert Grady, la storia che si ripete…tutte cose che avete già sentito o sbaglio? Beh, il fatto è proprio questo, non si può parlare di Shining senza parlare di doppio e non si può pensare al doppio senza pensare a Shining.

Che tra l’altro tra la lista delle cose che ricorrono nelle mie liste di film c’è anche Jack Nicholson. Chissà come mai…

Qui finisce la lista. So che ci sarebbero una serie pressoché infinita di altri film da aggiungere e che quelli che ho scelto probabilmente non sono i più adatti a spiegare perché il doppio è così presente nelle rappresentazioni artistiche di sempre, ma siccome stiamo parlando di cinema ho voluto concentrarmi su quegli esempi che hanno permesso ai registi di sperimentare e trovare soluzioni innovative per rappresentare un tema che permea l’essere umano da ogni epoca. Conclusioni filosofeggianti per ragazzi moraleggianti.

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Un paesaggio in ombra e una luce calante che getta tenebra su una figura defilata. Un poco inutile descrivere chi o cosa sono io se poi ognuno di voi mi percepirà in modo diverso, non trovate?

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