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I 15 migliori film che finiscono male – Elogio del tanto peggio, tanto meglio

Anche a voi il lieto fine ha stufato e desiderereste che ogni tanto i film andassero a finire male? Eccovi 15 rapidi consigli per film dove tutto va a schifo.


Stilare un elenco del genere non è affatto semplice: tanto per iniziare ci sono almeno tre milioni di horror più o meno belli che finiscono, se non male, malissimo. Ho cercato quindi di limitare al minimo questo genere per ovvi motivi. Seconda cosa non sempre ci si sente di dire che il film sia finito male, nonostante gli eventi della storia portino a una conclusione non di certo positiva. Vi faccio l’esempio che mi sono posto prima di iniziare: The Wolf of Wall Street, visto che Jordan Belfort perde tutto quanto ed è costretto a smantellare tutto quello che aveva creato, finisce sì male, ma qualcuno di voi è forse uscito dalla sala in lacrime, commosso e affranto, per quello che era successo? Difficile, molto difficile. Anche perché Scorsese non voleva di certo suscitare questo.

Ho cercato dunque di parlare solo di quei film che, almeno a me, trasmettono sempre un senso di devastazione interiore e che, ove possibile, si concludono oggettivamente nel modo peggiore.

Prima di iniziare: secondo voi ha senso mettere un avviso spoiler in un articolo con questo titolo?

Non saprei.

Facciamo così: vi dico già che tutti i film citati finiranno ovviamente male, ma cercherò di non svelarvi i dettagli succosi, proprio per far sì che anche voi siate investiti da tutto il dolore immenso che un finale crudele può infliggere.


La notte dei morti viventi – George A. Romero | 1968

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Capolavoro totale di un regista allora esordiente e che avrebbe riscritto i canoni dell’horror moderno e della figura dello zombie, La notte dei morti viventi è una critica feroce all’America razzista e classista, che opprime il debole e il diverso, filtrata però attraverso la lente dell’horror zombesco, già splatter al punto giusto, con un bianco e nero ferocemente bello e – soprattutto – con un finale che vi farà molto ma molto male.


L’attimo fuggente – Peter Weir | 1989

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Nel 2018 c’è ancora bisogno di consigliare film famosi come L’attimo fuggente? Probabilmente no, ma il finale di questo film favoloso lo fa rientrare di diritto nell’elenco delle pellicole più tristi ed emozionanti che potrete mai vedere.

Vi sfido a non piangere verso la fine.


Il seme della follia – John Carpenter | 1994

Con un grandioso Sam Neill, questo film è, a mio avviso, il vero capolavoro di Carpenter che, con Il seme della follia, raggiunge l’apice della sua produzione, dosando bene l’omaggio a Lovecraft, il racconto di un’America reaganiana violenta, repressiva, edonista e tenebrosa: il male assoluto secondo il regista di Carthage. Se non lo conoscete fatevi sedurre dal fascino malefico di un film che deve tanto anche a maestri dell’horror moderno come Stephen King, citato a più riprese.


Se7en – David Fincher | 1995

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Insieme a Pulp Fiction, Forrest Gump, I soliti sospetti e Titanic rientra certamente tra i film più celebri degli anni ’90. Un thriller a forti tinte horror che descrive un’umanità senza speranza di redenzione, la cui tragedia emerge potentemente in un finale lancinante e apocalittico, che la dice lunga su come Fincher consideri il genere umano. Male assoluto.


American History X – Tony Kaye | 1998

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Se cercate il film in cui venga trattato meglio il tema del razzismo (altro che BlacKkKlansman!) questo è certamente American History X, la storia di caduta e redenzione di Derek Vinyard (Edward Norton), giovane americano che finisce tra le grinfie del male del XX secolo: il razzismo, declinato nella sua versione americana.

Un film tragico e maestoso, che forse aveva proprio bisogno di un finale così drammatico.


Requiem for a Dream – Darren Aronofsky | 2000

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Personalmente lo eleggo come film che più mi ha devastato nel corso della mia giovane vita. Un film che porta con sé del male fisico, che non è tragico solo nella sua conclusione, ma che si tira dietro il più alto livello di degradazione esprimibile dall’essere umano. Una storia che vi distruggerà pezzo a pezzo, lasciando di voi nient’altro che un guscio vuoto e dolorante.


Blow – Ted Demme | 2001

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Questo è certamente un film a cui The Wolf of Wall Street deve molto, non di certo alla sua altezza, ma la parabola di George Jung (Johnny Depp) e quella di Jordan Belfort sono a tratti simili. Un film sull’eccesso, sull’avidità, sul distruggere tutto quello che si ha intorno e infine il ritorno alle radici, che serve unicamente a misurare la distanza incolmabile tra quello che si è stati e quello che non si sarà più. Il fatto che finisca male è quasi necessario, in questo caso.


Donnie Darko – Richard Kelly | 2001

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Donnie Darko (qui vi spieghiamo il finale nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi), film che ha lanciato la carriera sfolgorante di Jake Gyllenhaal, è probabilmente il cult più iconico dei primi anni Duemila, quello che si definisce un esordio col botto. Al di là della difficilissima interpretazione sul suo senso è impossibile che il finale non vi lasci un incolmabile vuoto dentro che potrete alleviare solo con una seconda visione.


Oldboy – Park-Chan Wook | 2003

Nel 2003 il cinema coreano si rivela in tutto il mondo per quello che è: un parco giochi di meraviglie, la cui gemma più splendente è di certo Oldboy, secondo capitolo della Trilogia della Vendetta di Park-Chan Wook. Un film schizzato e completamente innovativo, tratto da una graphic-novel di successo, con uno dei colpi di scena finali più macabri e devastanti della storia del cinema.


Match Point – Woody Allen | 2006

Male

Questo è uno dei film di maggior successo del Woody Allen post 2000, un noir splendido, con una Scarlett Johansson irresistibile e un Jonathan Rhys-Meyers perfetto che sorreggono un film elegante, intenso, scritto – come di consueto – alla perfezione. Sul fatto che finisca male forse ci sarebbe da discutere, ma già questo è un elemento a favore della splendida scrittura che Woody ci propone. A voi il giudizio dunque.


Into the Wild – Sean Penn | 2007

Male

Nel 2007 Sean Penn decide di dedicare un’elegia a Christopher McCandless a.k.a Alexander Supertramp, giovane statunitense ribelle in viaggio per ritrovare una vita autentica in mezzo alla natura. Il film di Penn finirà anche male, ma è animato e sorretto da una superba colonna sonora firmata dal grande Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam, oltre che da uno dei finali più commoventi nei quali potrete imbattervi. Intenso, magico, vivido, vi si incastonerà nel cuoricino facendovi piangere senza ombra di dubbio.


Funny Games – Michael Haneke | 2008

Male

Remake dell’originale australiano del ’97, Funny Games è un film che fa del sadismo la sua cifra. Un thriller tesissimo che oscilla tra horror e torture-porn, mantenendo una fotografia pulitissima e asettica che accentua il senso di estraniamento e di crudeltà. Ovviamente il finale non poteva essere a tarallucci e vino, che ne dite?


The Road – John Hillcoat | 2009

Male

Dovessi definirlo con una parola sola lo direi dolente. Il film di Hillcoat traspone l’omonimo romanzo di Cormac McCarthy (di tre anni prima) e lo fa con un Viggo Mortensen perfetto in ogni inquadratura. Non aspettatevi niente, perché questo film vi lascerà sostanzialmente spodestati di qualsiasi positività e buonumore.


Nymphomaniac – Lars von Trier | 2013

Male

In attesa dell’uscita di The House That Jack Built, questo Nymphomaniac è l’ultima fatica di quel danese pazzoide di Lars Von Trier, che conclude così la sua Trilogia della Depressione. Un film crudo, che ti sbatte in faccia il peggio dell’umanità, un’umanità che vive di istinti animali, che è fatta di umori, liquidi seminali, sudore, nevrosi, pruriti e fantasie depravate. Se il film finisce male non stupitevi, anche se non riuscirete mai a immaginare quello che von Trier ha in serbo per voi.


The Neon Demon – Nicolas Winding Refn | 2016

Male

Chiudiamo con uno dei film più waddaffac degli ultimi anni: il magnifico ed esteticamente insuperabile The Neon Demon, che traduce in chiave moderna uno dei leit motiv delle fiabe, trasponendo “Biancaneve” nella Los Angeles dell’alta moda. Visivamente sublime, The Neon Demon ha un finale metaforico e crudissimo che quantomeno vi lascerà spiazzati e quando (magari alla seconda o terza visione) lo avrete completamente digerito (battutaccia che capirà solo chi lo ha visto) vi delizierà appieno.

Article written by:

Federico Asborno

L'Asborno nasce nel 1991; le sue occupazioni principali sono scrivere, leggere, divorare film, serie, distrarsi e soprattutto parlare di sé in terza persona. La sua vera passione è un'altra però, ed è dare la sua opinione, soprattutto quando non è richiesta. Se stai leggendo accresci il suo ego, sappilo.

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