Focus

i 10 film sportivi più belli di sempre

“Ci si può drogare di cose buone… e una di queste è certamente lo sport.”

Per scrivere questo articolo ho visto tantissimi film e purtroppo alla fine ne ho dovuti selezionare solo 10, scartando veri e propri capolavori e facendo scelte dolorosissime (film a cui sono legatissimo). Ma qualcuno doveva pur farlo. L’idea di scrivere un pezzo sui film sportivi è dovuta al fatto che amo lo sport e quello che rappresenta, qualunque sport sia (ok non proprio tutti). Il motivo? Per le sensazioni che può dare, per le storie che racconta (spesso autentiche favole) ma soprattutto per i campioni che mi hanno fatto emozionare (per me Roger Federer è l’uomo più importante della storia). Ho scelto i film in questa classifica sulla base dello sport che trattano (ho cercato di mettere i più popolari e quelli che mi piacciono di più), delle storie che raccontano (alcune andrebbero raccontate ai bambini prima di dormire) e ai film (certi sono veramente belli a prescindere dalla componente sportiva) e naturalmente al gusto personale. Mio il pezzo, mia la classifica. Questi sono in ordine decrescente (dal meno bello dei più belli al più bello in assoluto) la lista dei migliori film sportivi di sempre, secondo me.

10) Space Jam – Basketball

“Voglio giocare per una squadra che vincerà il titolo. E poi voglio giocare per l’NBA.”

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Chiunque abbia vissuto gli anni ’90, anche se da bambino come me, conosce ‘His Airness’ Michael Jeffrey Jordan. Il più grande giocatore di sempre nel basket (credo che qua potremmo essere tutti d’accordo). Perciò un film con lui protagonista sarebbe già un motivo sufficiente per inserirlo in questa top 10.

La trama è molto semplice visto che parliamo di uno spassoso cartone. Un ciccione alieno, che ha un luna park su uno sperduto pianeta, vuole schiavizzare i Looney Tunes (per chi fosse ignorante in materia si parla di Bugs Bunny, Daffy Duck, etc…). Allora il cattivone manda una banda di 5 gelatine aliene (chi ha visto il film mi darà ragione) per catturarli e portali nel suo pianeta lontano di una galassia lontana (no, non è Star Wars). I nostri simpatici amici (i Looney Tunes) decidono di sfidarli a basket, visto che i loro rivali sono alti quanto una nocciolina. Vittoria schiacciante? Manco per sbaglio. Gli alieni rubano il talento ai migliori giocatori NBA in attività e diventano i cosiddetti ‘Monstars’. Allora come battere i più forti giocatori del pianeta? Semplice, chiamando il più grande giocatore di tutti i tempi (e all’epoca ritirato) Michael Jordan. Solo colui che mostrò al mondo che si poteva volare (ogni volta che Michael salta immaginate di sentire le note di ‘I believe I can fly’) poteva salvare i Looney Tunes e lasciare i loro cartoni preferiti ai bambini di tutto il mondo.

Perché il film è in questa classifica? Perché ha fatto divertire milioni di bambini e poi c’è Michael Jordan. Non è forse questa la magia dello sport, un uomo in grado di volare? O vi devo schiacciare in faccia con la lingua di fuori alla Jordan per convincervi?

9) The Wrestler – Lotta

“Sono un vecchio pezzo di carne maciullata, e sono solo. E me lo merito di essere solo. Vorrei soltanto che tu non mi odiassi.”

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Il film sembra un po’ la vita del protagonista Mickey Rourke. Successo, fama e poi giù nel dimenticatoio. Nel mezzo scelte discutibili e tanti errori. D’altronde chi non ne fa?

Il film è la parabola discendente di Randy ‘The Ram’ Robinson (Mickey), vecchio wrestler di professione e padre assente per hobby. Randy è ormai una vecchia gloria che combatte in piccole città, per due spiccioli e per fan nostalgici dei campioni del passato. Come tutti i lottatori, per mantenere un fisico possente, prende le bombe (steroidi o simili), e un bel giorno gli viene un infarto durante un incontro cruento. L’essere andato così vicino alla morte gli fa capire che forse esistono altre cose importanti nella vita, tipo la figlia Stephanie (Evan Rachel Wood, bella e brava) che non vede da anni. Randy riallaccia i rapporti e con l’aiuto della spogliarellista Cassidy (Marisa Tomei) prova ad avere una vita normale. Ma evidentemente la normalità non fa per lui e riesce ad incasinare tutto, facendo il possibile per autodistruggersi.

Il film è il grande ritorno sulle scene di Mickey Rourke, qua diretto da Darren Aronofsky, sex symbol anni ’80 e grandissimo attore . Già solo per avercelo riportato in auge questa pellicola meriterebbe il posto in classifica. Aggiungeteci una sua straordinaria interpretazione (candidatura all’Oscar e statuetta sfuggita di un soffio), una malinconia perenne per tutta la durata del film e un finale bomba, tragico come la vita del nostro lottatore. Non è abbastanza? Allora ascoltatevi ‘The Wrestler’ del Boss Bruce Springsteen. Se non vi è piaciuto vi faccio subito una 619 alla Rey Mysterio!

8) Rush – Automobilismo

“Più sei vicino alla morte, più ti senti vivo.”

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Questo film è una scarica di adrenalina pura, così come lo è stata la grande rivalità tra i piloti James Hunt (Chris Hemsworth) e Niki Lauda (Daniel Brühl), perfettamente raccontata dal regista Ron Howard.

Non esiste grande campione senza che ci sia un degno rivale, diametralmente opposto a lui, con cui scontarsi. Forse mai nella storia due piloti sono stati così agli antipodi. Il bello e aitante James, che faceva dell’arroganza e della sbruffonaggine il suo punto di forza e viveva al limite; contro il riflessivo e calcolatore Niki (molto meno bello a quanto pare), che era conscio del suo talento nel mettere a punto la monoposto e preferiva la riservatezza. Hunt era dedito a donne, alcol e feste (bomber vero, molto prima di Bobone Vieri); mentre l’altro era concentrato solo sulle corse, anche se poi alla fine sembra che le donne piacessero anche a lui. Gli anni e i campionati passano e questi due rivali sono sempre in lotta tra loro fino ad arrivare al mondiale del 1976, che sarà il culmine della sfida. La gara del Nürburgring segnerà per sempre i due. Lauda è coinvolto in brutto incidente in cui la sua vettura prende fuoco. L’austriaco sopravvive all’inferno di fuoco, pur rimanendo sfigurato e psicologicamente provato, e dopo mesi di ospedale torna in tempo per giocarsi il mondiale all’ultima gara. Vedere il rivale vincere, senza che lui fosse in pista, dà a Niki la forza di tornare ben prima del previsto sfidando il parere dei medici e della moglie (che come ben saprete comanda in tutte le famiglie che si rispettino). La pista è bagnata e Lauda si ritira a gara in corso, per paura di mettere a repentaglio la propria vita mentre Hunt (che se non l’aveste ancora capito era matto come un cavallo) prendendo tutti i rischi possibili e oltre si laurea per la prima e sua unica volta campione del mondo.

Il finale mostra un incontro tra i due che fa intuire come questi due campioni, che più opposti non si poteva, in realtà si rispettino molto. Insomma in questa pellicola abbiamo: motori, sorpassi, incidenti, donne (Olivia Wilde illegale) e adrenalina a go-go, dalla prima all’ultima curva. Una delle storie più interessanti di sempre, quella di James Hunt detto lo schianto e prima vera rock star degli autodromi. Se non vi piace mi tocca speronarvi in curva.

7) L’arte di vincere – Baseball

“Come si fa a non essere romantici col baseball.”

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La Storia americana per eccellenza! Un rivoluzionario (e romantico) che cambierà lo sport e la storia della squadra più famosa in America, interrompendo indirettamente una maledizione di 86 anni. Si, 86 anni. Avete letto bene!!!

Un direttore sportivo, al secolo Billy Beane (Brad Pitt), è alle prese con i classici problemi delle piccole squadre, cioè costruire un roster dignitoso con i soldi del monopoli (cioè non avendo nulla in mano). Ogni anno gli vendono i giocatori migliori e lui deve inventarsi qualcosa per restare a galla. Un giorno, ad un appuntamento con un collega per trattare uno scambio di giocatori, fa la conoscenza di un secchioncello, molto grasso e probabilmente vittima di bullismo, un certo Peter Brand (Jonah Jill). Il ragazzo, tra una pastasciutta e l’altra, ha trovato un metodo rivoluzionario per stimare il valore dei giocatori, basato sulle statistiche e un indice di valutazione scientificamente calcolato. Il concetto è semplice, l’obiettivo non è comprare giocatori ma vittorie. I due costruiscono una squadra di giocatori scartati da tutti, cedendo le stelle della formazione e alleggerendo il monte stipendi complessivo, ma convinti di avere per le mani una squadra che possa competere. Dopo un inizio sofferto e difficile, inizia una cavalcata pazzesca con record di vittorie consecutive in stagione regolare (in America sono avanti anni luce e fanno i playoff). Purtroppo non tutte le favole si concludono con il lieto fine e la squadra va fuori ai playoff, non riuscendo a vincere il titolo. Il proprietario dei Boston Red Sox (forse la squadra più famosa e importante d’America), entusiasta del suo metodo rivoluzionario, offre a Billy la possibilità di lavorare per lui (a cifre da capogiro e con budget astronomici) e sfatare la maledizione del bambino, Babe Ruth (una storia che meriterebbe pagine e pagine), ma lui rifiuta.

Probabilmente non voleva cambiare città per non perdere contatto con la adorata figlia, forse credeva che la sua squadra potesse farcela… insomma un romantico anche se un po’ pirla. Come se Adriana Lima mi chiedesse di uscire e io dicessi “no grazie, non sei abbastanza figa per me”. Bene ma non benissimo. Ma il film è spettacolare e non potete perdervelo, un po’ come Adrianaaaaaaa (si tra un po’ arriva lui!). Il film è in classifica perché vi insegna l’arte di vincere, che non mi pare poco. Se non volete guardarlo mi tocca prendere la mazza da baseball dal bagagliaio

6) Lo spaccone – Biliardo

“Io sono il più forte che hai conosciuto, sono il più forte di tutti. Anche se mi batti resto il più forte.”

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Ritenere il biliardo uno sport a mio avviso è un po’ azzardato. Ma siccome è ritenuta una disciplina sportiva allora un film su questo argomento è a tutti gli effetti un film sportivo. Perciò non posso non nominare questo meraviglioso film in questa top ten.

La storia parla di Eddie Felson (Paul Newman), fantastico giocatore di biliardo dai modi arroganti e sfrontati, insomma un vero e proprio spaccone. Eddie si guadagna da vivere con la stecca in mano (quella da biliardo… maliziosi) e per racimolare un bel gruzzolo decide si sfidare il famoso Minnesota Fats (Jackie Gleason). La partita sta andando bene ma Eddie non sa proprio quando smettere (sennò che spaccone sarebbe?) e finisce con il perdere tutto. La sconfitta viene mal digerita da Felson che cerca un modo per fare su la grana per sfidare nuovamente il fortissimo rivale. In un bar incontra una donna, tale Sarah Packard (Piper Laurie), che sarà perno centrale del film (c’è sempre di mezzo una donna). Dopo una serie di disavventure, tipo che gli spezzano i pollici in una bettola da qualche dollaro, Eddie accetterà di farsi finanziare dal manager di Minnesota, tale Bert Gordon (George C. Scott). Proprio nel viaggio che faranno tutti e tre (Eddie, Sarah e Bert), per sfidare un famoso e ricco giocatore, che si svolgerà il dramma che cambierà per sempre le loro esistenze. Eddie avrà la sua rivalsa nel duello con cui si conclude il film, prima a biliardo contro Minnesota e poi verbale con Bert, ma rimarrà segnato per sempre da quello che è successo. Pagando a caro prezzo il suo essere uno spaccone.

Perché la scelta di questo film?  Per il fascino del bianco e nero, quello del tavolo verde da biliardo (immagino, siccome il film non è a colori), quello inarrivabile di Paul Newman. Newman è stato uno dei più grandi attori di Hollywood e questo è forse il suo ruolo più famoso, tanto da portarlo nel suo seguito Il colore dei soldi al tanto bramato Oscar. Il film è il classico anni ’60 di Hollywood, che mantiene inalterato il suo splendore ancora oggi.  Lo guarderete o devo mettere la 8 in buca d’angolo di sponda per convincervi?

5) He Got Game – Basketball

“Il basket è poesia in movimento.”

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Il film definitivo sul basket. Se Space Jam è il film per i bambini, questo è il film dei grandi. Nessuno poteva raccontare il basket meglio di Spike Lee; le famiglie disagiate dietro ai ragazzi di talento, i drammi, l’infanzia difficile di alcuni giocatori. Il film racconta la scelta dell’università (ultimo passo prima di entrare nei professionisti dell’NBA) di un giocatore considerato il Michael Jordan della sua epoca, profeticamente chiamato Jesus (Ray Allen, vero campione NBA). Il padre Jack Shuttlesworth (un grande Denzel Washington), incarcerato per omicidio della moglie e mamma di Jesus, dovrà convincere il talentuoso figlio ad andare nell’università che gli ha suggerito il direttore del carcere al fine di ottenere uno sconto di pena. Il riavvicinamento tra i due non è facile e mostra come il giovane ragazzo, con sulle spalle già enormi responsabilità, non sia ancora disposto a perdonare il genitore. Ma è davvero lo sconto di pena quello che vuole il padre? Se volesse soltanto il perdono del figlio?

Il mondo del basket a 360 gradi: la quotidianità di un talento, le pressioni su di lui, le responsabilità, i metodi delle università per convincere i giocatori (ti fanno trovare due belle signorine che ti fanno tutto quello che vuoi. Tutto). Indimenticabile l’1 contro 1 padre-figlio a colpi di rancore, rabbia pura, sentimento e pallacanestro. Il film segnerà per sempre Ray Allen, che per tutta la sua carriera sarà chiamato come il titolo del film. Colonna sonora pazzesca con una indimenticabile ‘He Got Game’ dei Public Enemy. Non vi basta per metterlo in classifica? Volete forse un tiro libero aggiuntivo? Una bomba da 3 punti?

4) Rocky – Pugilato

“Adrianaaaaaaaaaa!!!!!”

rocky

In questo caso l’Adriana in questione non è la Lima, e questo ci rende tutti più tristi. Ma per fortuna il film è molto bello lo stesso. Scegliere un film sulla boxe è stata una vera impresa, ci sono tantissime pellicole fantastiche e che meritano di essere citate, come Hurricane – il grido dell’innocenza e Toro scatenato (la mia preferita). Allora vi chiederete perché ho scelto questo film… beh perché sono un sognatore e mi piace credere che nello sport possano accadere cose meravigliose ed incredibili. Difatti la storia di Rocky è qualcosa di sorprendente.

Un pugile marcio, Rocky Balboa (Sylvester Stallone), che si allena prendendo a pugni carcasse di animali dal macellaio, viene sfidato dal campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed (Carl Weathers) rimasto senza avversario. Apollo, una volta che si è visto tirare il pacco dall’avversario designato, decide di concedere l’onore di sfidarlo ad un pugile qualsiasi e la sua scelta ricade sul nostro eroe italo-americano. Rocky Balboa, pugile senza nessuna tecnica e che punta a prenderle senza andare al tappeto (la stessa tattica di Homer Simpson), contro il campione del mondo dei pesi massimi. Il film, se fosse realistico, dovrebbe finire con la morte di Rocky al primo pugno ma naturalmente non va così, visti tutti i sequel. Balboa lotterà per la sua rivalsa sociale, per l’amore di Adriana (Talia Shire, basta ragazzi la Lima non c’è!) e per il titolo di campione.

Questa pellicola è una fiaba moderna tanto bella da vedere quanto irreale, un po’ come un sogno. Stallone ci delizierà con un personaggio immortale, che ancora oggi entusiasma il pubblico e che nessuno mai dimenticherà (al pari di Rambo). La scena dell’allenamento di Rocky, appena inizia a correre e parte la musichetta di ‘gonna fly now’, per me è un momento magico e sempre emozionante. Se non siete d’accordo vi mando Rocky a darvi un bel gancio.

3) Un mercoledì da leoni – Surf

“Gli amici sono la cosa che conta di più nella vita… gli amici di allora, di oggi, di sempre.”

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Questo film è assolutamente un gioiellino. Il surf, e quindi lo sport, sono da contorno a questa spettacolare storia. Sarebbe un bel film anche se i protagonisti avessero giocato a curling (ma che sport è?), in quanto racconta un’amicizia che è destinata a sopravvivere al tempo e alle disavventure della vita.

Una voce narrante ci spiega, attraverso gli anni e le mareggiate più importanti avvenute in California, la storia di 3 ragazzi molto diversi tra loro. Matt Johnson (Jan-Michael Vincent, il Nino D’Angelo americano), ragazzo che non vuole crescere. Jack Barlow (William Katt), il più serio del gruppo e l’unico che andrà a fare la guerra del Vietnam (da cui tornerà più sereno… mah). Infine abbiamo Leroy Smith (Gary Busey), il più scemo e pazzo di tutti (anche il più brutto).

Gli anni passano e ciclicamente i tre ragazzi si trovano insieme per cavalcare le onde sulle loro tavole da surf. Ognuno con i suoi problemi, con le proprie insicurezze, con le difficoltà che gli presenta la vita. Ma i 3 sono sempre insieme, qualsiasi cosa accada, per cavalcare le onde del mare e farsi forza l’uno con l’altro. Il tutto fino all’ultima mareggiata, una di quelle che passa alla storia, il cosiddetto ‘Grande mercoledì’.

Non è un film. È un racconto di vita. Un inno all’amicizia e di come essa possa aiutare a superare tutte le difficoltà. La vita è piena di onde che ti travolgono per portarti a fondo, ma una tavola da surf e qualche amico bastano per cavalcarle ed uscirne indenne. Non siete convinti della mia scelta? Allora annegherete travolti dalle onde.

2) Cool Runnings (quattro sottozero) – Bob

“Te lo immagini un bobbista giamaicano?”

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No, credo che nessuno se lo sia immaginato finché non abbiamo visto questo film, ispirato alla prima e storica partecipazione della nazione caraibica ai giochi olimpici invernali, quelli di Calgary 1988.

Questa incredibile storia parte da un ragazzo giamaicano, Derice (Leon Robinson), con il sogno di partecipare alle olimpiadi (quelle estive, per gareggiare nei 100 metri piani). L’aspirante atleta olimpico, una volta che il suo sogno svanisce causa sfortuna (chiamiamola così visto che viene travolto da altri atleti che saranno i suoi futuri compagni), decide di rintracciare un ex amico del padre; tale Irving ‘Irv’ Blitzer (John Candy), di professione allenatore e trasferitosi in Giamaica. Irv a suo tempo aveva già provato a trasformare il padre da sprinter a bobbista. Derice cerca di persuaderlo ad allenare lui e altri ragazzi per andare alle olimpiadi invernali (se sei giamaicano e ti viene in mente di fare le olimpiadi invernali forse sei un po’ pazzo). L’idea del ragazzo è quella di formare la prima squadra di sempre di bob a 4 della Giamaica (l’equivalente di Holly e Benji che con il Giappone vincono i mondiali di calcio, ma quando mai!), impresa non facile per gente che gira in costume e infradito tutto l’anno e che la neve non sa manco cosa sia. L’allenatore dopo qualche titubanza accetta e con i 4 ragazzi scelti iniziano questa grandiosa avventura; tra gag divertenti, cadute e noncuranza del resto del mondo (chi non li avrebbe presi per il culo?) che li vede come degli squilibrati. La squadra riesce incredibilmente a qualificarsi alle olimpiadi e diventa ben presto la beniamina del pubblico, attratta magneticamente da questi 4 scappati di casa che stanno inseguendo il loro sogno. Ma l’intoppo è dietro l’angolo e prima del traguardo, naturalmente, si cappottano (botta incredibile!). Può finire così, con loro che vanno via in elisoccorso? Naturalmente no. I nostri eroi si rialzano e tagliano il traguardo portando il bob in spalla, tra gli scoscianti applausi del pubblico in una delle scene più indimenticabili di sempre.

Il film non è un capolavoro ma racconta una storia al limite dell’inverosimile e di come dei ragazzi con un obiettivo abbiano fatto di tutto per realizzarlo. E poi siamo seri, 4 giamaicani sulla neve non meritavano una posizione del genere solo per l’idea avuta? Occhio che potrebbero investirvi con il bob se non siete d’accordo… sempre che non si cappottino prima.

1) L’allenatore nel pallone – Calcio

“Certo che tu metti proprio molta allegria addosso alla gente… già c’hai questa faccia con questo pallore fisso, ti chiami Crisantemi, ti ho comprato i primi di novembre, per cortesia cerca di non gufare continuamente. Sennò ti faccio rimanere nel loculo tutta… ehm, nella panchina tutta la vita.”

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Il film di calcio per eccellenza. Scordatevi quelle cagate di Goal e così via, qua siamo ad un altro livello. Superiore. Ero indeciso tra Fuga per la vittoria e questo ma per una volta ho voluto premiare un film italiano. Il primo posto? Beh noi italiani siamo un popolo di commissari tecnici. Toglieteci tutto ma non il calcio.

La longobarda, squadretta neo promossa in serie A cerca la salvezza affidandosi alle doti (e la verve) del mister Oronzo Canà (Lino Banfi). Il presidente Borlotti (Camillo Milli) pensa bene di indebolire la sua squadra vendendo i 2 giocatori più bravi alla Juve, e promettendogli persino Maradona (in una scena di calciomercato esilarante). Alla fine delle trattative cosa si ritrova il povero Canà? “Come ala fluidificante Daniele Piombi e ala tornante Pippo Baudo” (hahaha sto male ogni volta che vedo la scena). Visto il disastro occorre scoprire un nuovo talento e durante uno spassoso viaggio in Brasile, in compagnia di due trafficoni scappati di casa (Gigi Sammarchi e Andrea Roncato), il mister scoprirà la perla nera Aristoteles (Urs Althaus), talento straordinario ma con la saudade facile. Allora è possibile la salvezza? Certo, se in panchina hai un mister così simpatico e istrionico.

Lino Banfi mattatore unico di questa esilarante commedia italiana (per una volta che non sono esterofilo). Moduli improbabili (“C’è 4-5-1 o 4-4-2, io invece uso una cosa diversa: il 5-5-5”), giocatori pippe atomiche (Crisantemi, Speroni e tutti gli altri), tifosi inferociti e una suocera in casa a rendere un inferno la vita del povero allenatore. Ma solo lui poteva farcela contro tutto e tutti, presidente cornuto compreso, con il solo aiuto di Aristoteles (che nel frattempo è diventato di famiglia, andando con sua figlia). D’altronde Canà vi direbbe: “M’avete preso per un coglione?”

Ma no mister, sei un eroe!

Canà: “Mi avete preso per un coglione, sotto la mano! Mi fa male!”

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Inarrivabile per chiunque.

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Leva 1987, ingegnere meccanico di professione e Nerd per hobby. Amo viaggiare (soprattutto in aereo, adoro gli aeroporti), guardare film (in particolare i drammoni con una bella attrice), serie TV, leggere (fumetti e non), conoscere nuova gente ed esprimere la mia opinione. La mia filosofia di vita è : "Sii forte e paziente, un giorno questo dolore ti sarà utile." ... o perlomeno lo spero!

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