dylan dog
Focus

Il mito intramontabile di Dylan Dog, dal fumetto al cinema

Tanti auguri Dylan Dog! Festeggi trent’anni, e quasi non li dimostri!

dylan dog

Il 26 settembre 1986 usciva in edicola, pubblicato da Bonelli editore, il primo numero di un fumetto italiano importantissimo: Dylan Dog. Tiziano Sclavi, l’ideatore, firmava sceneggiature oniriche e orrorifiche, fatte di incubi (di cui Dylan ne è l’Indagatore per eccellenza) e amori, zombie e donne, mostri e passioni. Trent’anni dopo, Dylan Dog è ancora più giovane che mai, segnando di decennio in decennio generazioni intere.

Quando uscì il fumetto, per la Bonelli fu un vero fiasco. Poi, chissà come, Dylan Dog iniziò a diventare un fenomeno generazionale, riscuotendo successo non solo tra i giovani (assetati di mostri e, ci sta, di donnine), ma anche tra “i grandi”, che negli interrogativi dell’Indagatore riconoscevano un malessere comune a molti di loro. Perché con Dylan zombie, vampiri e fantasmi non sono che una metafora per i mostri veri, quelli che camminano in mezzo a noi. Allo stesso tempo il suo fortissimo senso etico e morale lo porta ad avere sempre un occhio di riguardo per gli emarginati e gli ultimi. I freaks. Il tutto però alleggerito dall’ironia, quella di Dylan Dog in persona e della sua prorompente spalla comica, Groucho (Marx).

dylan dogIl bello di Dylan Dog è che, per la prima volta, un fumetto sfruttava a suo vantaggio la cultura pop contemporanea, avvicinandosi così al suo pubblico. Dylan ascolta heavy metal (ma suona il clarinetto), divora libri e film, possibilmente horror, di grandi autori (Essi vivono, Videodrome, La notte dei morti viventi – per citarne alcuni). Non solo, il suo volto ricalca quello dell’attore inglese Rupert Everett, legando Dylan al cinema in maniera indissolubile. Il punto di forza di Dylan, inoltre, è che nonostante sia circondato da eventi inumani, lui conservi sempre la sua incrollabile umanità: fatta di principi morali, come si diceva prima, ma anche pregi e difetti universali. L’ipocondria, il passato da alcolista, il cuore sempre spezzato da una donna, la paura degli aerei. Chi non saprebbe riconoscersi in uno, o tutti, di questi tratti?

Con tutto questo materiale era impossibile pensare che, prima o poi, Dylan Dog non sarebbe arrivato al cinema, e così è stato.

Sfortunatamente. Perché nonostante il fumetto attinga a piene mani dall’universo cinematografico (per trame, citazioni e stile), una volta arrivato sulla pellicola ha purtroppo perso lo smalto che invece mostra sulla carta.

dylan dogIl primo esperimento risale al 1994, è firmato dall’italiano Michele Soavi e si intitola Dellamorte Dellamore. Tratto dall’omonimo romanzo di Tiziano Sclavi, racconta di Francesco Dellamorte – interpretato proprio da Rupert Everett – sfortunato becchino di paese che ogni notte deve ricacciare nelle tombe i morti che cercano di uscirne. Insieme a lui, l’assistente Gnaghi, e una bellissima Donna senza nome (Anna Falchi). Questo è sicuramente il film che più si avvicina alle atmosfere di Dylan Dog, e anche se non racconta esattamente di Dylan ne è una specie di alter ego. La trama in più punti non è molto chiara, ma i toni e la psicologia del personaggio sono perfetti. Il fare pensieroso di Dellamorte e le sue debolezze, l’assistente atipico, la routine fuori “mostruosa”. E’ tutto talmente dylandoghiano che ci si chiede perché il regista non abbia sceneggiato una storia di Dylan in persona…

dylan dogNel 2011 il canadese Kevin Munroe si ispira agli albi e produce Dylan Dog – Il film. Una schifezza, lasciatemelo dire. Il personaggio di Dylan Dog è completamente snaturato, ed è solo il pretesto per sviluppare un filmetto sui mostri di pochissima rilevanza. Brandon Routh interpreta il protagonista, ma non gli dà la profondità né lo spessore che invece aveva mostrato Rupert Everett diciassette anni prima. La critica italiana lo stronca (giustamente) e La Repubblica, sezione cinema, spiega esattamente il perché: è “un film di serie B che prende ispirazione da un grande fumetto di serie A”.

dylan dogE arriviamo al 2014, anno in cui Claudio Di Biagio decide di riprendere in mano l’Indagatore dell’Incubo per produrre tramite crowdfunding Vittima degli Eventi. Questa volta c’è Dylan Dog in persona, insieme ai suoi “colleghi” dell’incubo Grouch, Bloch, Madame Trelkowski e persino Hamlin, il che – finalmente – ci fa conoscere sul serio l’universo narrativo dylandoghiano. Presentato al MAXXI di Roma, al Lucca Comics ed altre kermesse di genere, ha il pregio di sfruttare al meglio il potenziale del fumetto creando un film atipico (sembra quasi l’episodio di un telefilm), anche se sicuramente da migliorare su più fronti. Tuttavia basta guardare Milena Vukotic interpretare la medium Trelkowski per capire che siamo di fronte a qualcosa creato da un vero fan.

Alla fine della fiera, siamo di fronte all’annosa domanda. Meglio il libro o meglio il film?

Questa volta non c’è paragone: la carta stampata vince su tutta la linea.

Article written by:

Giulia Cipollina

28 anni, laureata, lavoro in un negozio di ottica e fotografia. Come se già non bastasse essere nerd: leggo tanto, ascolto un sacco di musica e guardo ancora più film - ma almeno gli occhiali per guardare da vicino posso farmeli gratis.

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi