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15 Second Horror Film Challenge: pillole di terrore in un quarto di minuto

Ci sono molti modi di passare la pausa pranzo, quando sei l’unica del tuo ufficio ad essere rientrata dalle ferie. Leggere, naturalmente. Sentire qualche amico lontano, anche. Oppure aumentare a dismisura il proprio ego e darsi arie da cinefila incallita, andando alla ricerca di qualcosa di insolito, originale e che non superi la mezz’ora. Complici i social network, il tuo innato amore per l’orrido e qualche misterioso algoritmo, ecco che finisci per imbatterti nella 15 Second Horror Film Challenge.

Se, come la sottoscritta, vi state chiedendo di che cosa si stia parlando, è presto detto: come recita diligentemente la pagina Facebook, trattasi di un “nonprofit international filmmaking contest”: giudici più o meno famosi ogni anno si ritrovano e si dedicano alla visione di svariati corti da quindici secondi l’uno, tutti a tema paura&terrore, previa scrematura da parte di utenti e rete. La terza edizione della 15 Second Horror Film Challenge si è conclusa nel dicembre 2017: se, come la sottoscritta, la vostra reazione iniziale è di scetticismo, dovrete presto ricredervi.

Condensare in così poco tempo tutte le ansie e i timori dell’uomo moderno non è facile; eppure, in questa sfida è emerso qualche fuoriclasse. Uno su tutti? Daniel Limmer, regista di Emma e vincitore del contest. Non viene spiccicata parola in questi quindici secondi: solo un bosco, una bicicletta rovesciata, una bambina bionda dal sorriso inquietante e una specie di specchio. Poco, dite? Forse, ma è proprio questa la forza della 15 Second Horror Film Challenge: prendere un paio dei tratti salienti del cinema horror e tirarne fuori una pillola di puro spavento. A me la bimba di cui sopra è riuscita a far andare la schiscetta di traverso a neanche metà della visione.

E se Emma è senza dubbio il corto più spaventevole e meglio realizzato di questa edizione, i colleghi si difendono bene: Daddy Daughter Day, il secondo classificato, è irriverente al punto giusto, perché l’horror è anche grottesco e autoironico; medaglia di bronzo a Free Fallin, dove un incubo che abbiamo fatto tutti almeno una volta nella vita si trasforma in un’agghiacciante realtà; e così via.

La mia personale classifica? Da non perdere Paradox e Good Night, rispettivamente al quinto e sesto posto: idea quasi identica, diversa messa in scena, stesso risultato estremamente ansiogeno. E poi If You’re Happy and You Know It, in nona posizione, un po’ filmato d’antan e un po’ sigla di American Horror Story; Nail Biter, immediatamente successivo, che la schiscetta rischierà di farvela vomitare; Bad Timing, perfetto per prendere in giro il filone zombie che va tanto di moda ultimamente; e First Spray e Just Like You, per ricordarci che le famigliole perfette sono le peggiori.

La 15 Second Horror Film Challenge è una perla di trash e panico ancora poco nota, perlomeno in Italia, ma da tenere ben presente: i signori nessuno che ora si dilettano con dei corti tra qualche mese potrebbero essere i protagonisti della nostra notte di Halloween. Altra buona notizia: i venti finalisti dell’edizione 2017 sono comodamente visibili su YouTube.

Godetevi quindi la 15 Second Horror Film Challenge in tutto il suo splendore, con una sola avvertenza: anche se siete da soli, anche se non avete niente da leggere con voi, anche se tutti i bar nel raggio di dieci chilometri sono chiusi, non guardatelo in pausa pranzo. Altrimenti potreste fare la fine di qualcuna che, immersa in queste visioni orrorifiche, al “vuoi un caffé?” dell’unico altro collega reduce dalle feste ha cacciato un urlo. E molto poco dignitoso.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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