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Game of Thrones: ipotesi più facete che serie sul gran finale

Io Game of Thrones, alias Il Trono di Spade per mia mamma, le mie nonne e le loro amiche che mi stanno leggendo in questo momento e che non hanno la minima idea di cosa stia parlando, non lo volevo guardare. Davvero. I fantasy mi annoiano, le battaglie pure, e le sporcacciate tutto sommato credo siano meglio dal vivo che filtrate da una telecamera. Però tutti ne discutevano, i miei amici stavano a poco a poco diminuendo, fagocitati dalla mastodontica produzione della HBO, era inverno e faceva troppo freddo per uscire: fu così che, una sera di qualche mese fa, mi avventurai nel tunnel. E non ne uscii più.

Sia chiaro: non sono una fan sul genere nerd, di quelli che conoscono a memoria tutte le casate e le relative dinastie – i Bolton per me resteranno sempre “quelli dell’omino scotennato” –, non ho mai letto e probabilmente mai leggerò la saga di George R. R. Martin e quando provo a ricostruire gli eventi delle prime stagioni e pure delle ultime i miei racconti sono costellati da ciclopici buchi neri. No, Game of Thrones non mi ha reso un’appassionata cultrice della materia. Piuttosto, riesce a risvegliare in me i più bassi e peggiori istinti. Probabilmente Feltri e Belpietro si sono ispirati alle vicende di Stark e Lannister per il loro giornalismo pacato e imparziale. Ore passate al grido di “Ammazzalo!”, “Sì, così!”, e altri e ben più coloriti improperi che temo finirebbero censurati hanno fatto nascere una dipendenza che solo quella dai pistacchi può eguagliare.

Inutile dire quindi che sto aspettando con trepidante ansia l’arrivo dell’ultima stagione, ripetendomi ossessivamente che undici mesi sono comunque meno di un anno. Già, ma che fare in questa interminabile sala d’aspetto? Due sono le strade: riguardare sino alla nausea i vecchi episodi, oppure scervellarsi su cosa potrà mai capitare nell’ottavo capitolo della saga. Dato che la prima soluzione implicherebbe la perdita definitiva di ogni umana sembianza, mi è sembrato più saggio e più divertente optare per la seconda. Ecco quindi una breve lista di ipotesi su come si concluderanno le vicissitudini de Game of Thrones. Mi pare superfluo specificare che non ci sono spoiler, e se ci sono, ma lo scopriremo solo vivendo, sono del tutto inconsapevoli; al momento infatti non sono altro che voli pindarici scaturiti dalla fantasia e dalla noia della sottoscritta. Signore e signori, ecco a voi i possibili finali del Trono, copyright io – me stessa – me.

Finale 1 – La fiera dell’ovvio

Altrimenti detto: Jon Snow si siede sul trono di spade. Il tanto bello quanto insopportabile faccino di Kit Harington ci accompagna sin dalla prima puntata; nel frattempo è morto, risorto, finito sempre più a nord, ha combattuto innumerevoli battaglie e si è dimostrato degno di fiducia e rispetto di alleati e avversari. Praticamente la versione barbuta e più saccente di Topolino. Discendente degli Stark e dei Targaryen, il nostro eroe senza macchia e senza paura ha senza dubbio il DNA migliore per regnare su Westeros; solo, mi è tremendamente antipatico. Lo abbiamo lasciato che era appena riuscito nientemeno che a catturare un Estraneo, convincere Daenerys Targaryen ad unirsi alla sua impresa di sconfiggere i non-morti e pure fare la sua conoscenza in senso biblico, poco importa se gli accoppiamenti tra parenti non hanno mai portato alla nascita di chissà quali Nobel; in effetti, annientare un esercito di zombie e diventare il capo del mondo non sarebbe la peggiore delle sue fatiche. L’unica speranza è che per gli sceneggiatori un finale del genere abbia lo stesso appeal di una maratona di Don Matteo, e che dunque decidano di regalarci qualche emozione in più.

Finale 1 – La fiera dell’ovvio bis

Nell’epoca del #metoo, io già vedo all’orizzonte Jon Snow che si ritira a vita casalinga per lasciare il posto a Daenerys Targaryen, madre dei draghi eccetera eccetera, che per comodità da ora in poi chiameremo Blondie. I due hanno un po’ troppo sangue in comune per accoppiarsi, ma d’altronde siamo in Game of Thrones, la serie che ha sdoganato l’incesto, dunque perché stupirsi? Antipatica quasi quanto Jon Snow, Blondie, altrimenti detta Emilia Clarke, è l’equivalente televisivo del fanatico politico-religioso, quello che si indigna genericamente per tutti i mali del mondo e nel tentativo di migliorare la situazione si trasforma senza manco accorgersene in un teocrate pronto a dar fuoco – letteralmente – a chiunque non la pensi come lui. Un suo regno sarebbe ordinatissimo, fintamente egualitario e terrificante; prendete Orwell, vestite i maiali da cavalieri medievali e avrete la versione meno ironica de La rivincita delle bionde. Appena meno scontata dell’ipotesi Jon Snow, anche in questo caso c’è da sperare che venga scartata causa noia.

Finale 3 – Il paradiso all’improvviso

Manco a dirlo, secondo questo finale vincerebbe Tyrion Lannister, disconosciuto dalla sua casata, fido consigliere di Blondie, almeno per il momento, e fine intellettuale. E nano. Interpretato dal mitico Peter Dinklage, Tyrion è il personaggio preferito di gran parte della popolazione mondiale: e d’altronde voi preferireste andarvi a bere una birra con Jon Snow il perfettino o con un irriducibile alcolista, inguaribile amante delle donne e astuto stratega? Il suo regno sarebbe sregolato, divertente, incredibilmente colto. Un open bar dai confini vastissimi, con pure la biblioteca annessa. La mia personale idea di paradiso, insomma. Come minimo lo fanno morire nella prima puntata.

Finale 4 – Largo ai giovani

Ormai lo sappiamo, Arya Stark è una bulla: mentre la sua lagnosa sorella maggiore con un capriccio faceva scoppiare la Terza Guerra Mondiale, Arya, al secolo Maisie Williams, girava il mondo, imparava a combattere, si trasformava in una specie di ninja e vendicava i tre quarti della sua famiglia. Il tutto prima di aver compiuto quindici anni. Ecco, se per caso doveste essere colti da un’improvvisa botta di autostima ricordatevi di lei: una che riesce a cambiare faccia e voce, usare la spada al buio e che in tutto ciò non ha ancora raggiunto la pubertà. Forse sotto di lei scorrerebbe un po’ troppo sangue, ma i cattivi avrebbero vita brevissima. Al secondo posto nella mia lista di preferenze, è ovvio che la trasformeranno in una specie di sacerdotessa solitaria e che al suo posto piazzeranno qualcuno di noiosissimo e tremendamente istituzionale.

Finale 5 – Io non sono cattiva, è che mi disegnano così

L’unica differenza tra la bomba sexy di Chi ha incastrato Roger Rabbit? e Cersei Lannister è il colore dei capelli. Per il resto, sono entrambe cattivissime, seppure in modo diverso. E entrambe non ne sono affatto consapevoli: il personaggio ottimamente interpretato da Lena Headey compie le peggiori nefandezze in nome del tenero amore materno, ed è pure convinta di essere nel giusto. Cuore di mamma, insomma. Se nei primi tempi risultava insopportabile poiché colpevole di aver messo al mondo un isterico sociopatico come Joffrey, con il tempo si trasforma nella versione più irritabile di ognuna di noi durante “quei giorni”: come non capirla, tutto sommato? Un marito ubriacone e infedele, un padre che la disprezza, tre figli morti e l’unico che le interessa è suo fratello. Basterebbe il primo punto per andare fuori di testa. Se a ciò aggiungiamo una nuora un po’ troppo ambiziosa, dei fanatici religiosi che in confronto l’Isis è acqua fresca e ripetuti attacchi da ogni centimetro dei confini di Approdo del Re, per Cersei più che odio si finisce per provare compassione. Il suo regno sarebbe sanguinario, sfarzoso, luccicante e un filino fetish: una sfilata di Versace durante gli Anni Novanta, in pratica.

Finale 6 – Perché a noi la qualità…

Parafrasando l’immancabile Boris, tutto sommato al pubblico della qualità interessa poco. Hai voglia a usare gli effetti speciali di ultima generazione, elaborare le storie più arzigogolate, inventarsi i colpi di scena più astrusi pur mantenendo un minimo di buon senso; dopo un po’ bisogna necessariamente, obbligatoriamente, inevitabilmente smarmellare. E allora vai con l’invasione zombie: i buoni muoiono, i cattivi pure, e gli Estranei trionfano. Il tutto con uno spargimento di sangue, fiamme ghiacciate e devastazioni senza precedenti, ça va sans dire. Che poi, se uno si mette ad analizzare le forze in campo, è pure l’ipotesi più verosimile. Benvenuti nel regno dei non-morti, e buon appetito.

Bene: ora non vi resta che leggere, rileggere e consumare fino alla nausea questo pezzo per il prossimo annetto – anzi, undici mesi –, impararlo a memoria e scoprire, con la prima puntata di Game of Thrones 8, che tutte queste ipotesi sono, clamorosamente, sbagliate.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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