Focus

Monty Phyton: battute senza senso per dare un senso alla vita

Monty Phyton: battute senza senso per dare un senso alla vita My rating: 5 out of 5

Uno pensa che in zona Oxbridge ci siano solo secchioncelli un po’ alienati, studentesse pronte a gridare alla molestia se qualcuno tiene loro aperta la porta, pub che inneggiano al DNA e treni che rimandano il suicidio e portano a Londra, e invece tra le altre, moltissime cose, le due università hanno pure dato i natali ai Monty Phyton. Che in effetti alienati lo sono, però ce ne fossero così.

Ma andiamo con ordine: in Inghilterra imperversano i Beatles e spopola la minigonna quando Graham Chapman, John Cleese e Eric Idle si conoscono attraverso la Footlights Company in quel di Cambridge. Poco tempo dopo l’eterna rivale Oxford decide di non essere da meno e sforna due soggetti come Terry Jones e Michael Palin. L’unico ad arrivare da oltreoceano è Terry Gilliam, prontamente adottato da Cleese.

I sei arrivano dalle facoltà più disparate, ma hanno in comune la passione per il teatro, lo humour e il nonsense – al punto da riuscire ad inventare un nuovo genere, capace di mescolare cartoni animati, citazioni colte, battute da camionisti, smorfie da cinema muto e soprattutto supercazzole a gogò. La diffidenza del pubblico dura poco: dopo un primo spaesamento, le sale crollano dalle risate.

La svolta arriva nel 1969, quando la BBC propone prima a Chapman e poi a Cleese, considerato più affidabile causa minore amore per la bottiglia, prima una, poi quattro stagioni da quarantacinque episodi di uno show tutto loro. ADSQFW

Ora, immaginatevi questi sei che si riuniscono per decidere come ribattezzare lo show in questione. Pensate alle risate che si sarà fatto il barman che li ha serviti. O all’esaurimento che avranno avuto quelli della BBC a forza di sentire sparate sempre più grosse. Comunque, tra una birra e l’altra la scelta cade su Monty Phyton’s Flying Circus: Flying Circus era il soprannome delle volanti tedesche nella Prima Guerra Mondiale, Monty è il diminutivo di B. L. Montgomery, il generale protagonista della battaglia di El Alamein durante la Seconda, e Python è una specie di latinismo per “pitone”, un modo per indicare un agente dello spettacolo senza scrupoli. Chiaro, no?

La serie non è un successo; di più. Giusto per citarne un paio, quando vi scocciate perché avete la posta intasata di mail non richieste, sappiate che il termine “spam” deriva dallo sketch con la cameriera che propone qualsiasi cosa con spam – uova con spam, bacon con spam, fagioli con spam e così via. O meglio ancora, Margaret Tatcher, che era soprannominata “the iron lady”, non “Miss risata facile”, per sfottere i laburisti durante la campagna elettorale si rifà alla scenetta del pappagallo morto. Margaret Tatcher e i Monty Phyton nella stesse frase, ebbene sì.

John Cleese abbandona il circo dopo la terza stagione, ma questo continuerà a volare fino al 1974. Nel frattempo, tre anni prima il regista Ian McNaughton ha un’intuizione: perché non rimontare gli episodi d’esordio in un film? Ecco quindi che nasce, nel 1971, E ora qualcosa di completamente diverso. Statisticamente il pubblico si stufa dopo un’oretta di film, ma è comunque un successo, tanto che quattro anni dopo i nostri si buttano nella ricerca del Sacro Graal, ricerca surreale, ça va sans dire, e proprio per questo esilarante. Avete presente quando vi chiedete perché il vostro cazzeggio sia improduttivo mentre quello altrui entri a pieno titolo nella storia del cinema? Ecco.

trombe

Sembra che le uscite quadriennali portino bene: nel 1979 esce Brian di Nazareth, un signor nessuno nato lo stesso giorno di Cristo che per errore diventa l’idolo delle folle. Ah, ovviamente in Italia esce dodici anni dopo, tipo Indice dei Libri Proibiti – mi raccomando, continuiamo a osannare cose come La Passione di Mel Gibson dove per due ore la gente si accoltella in aramaico, ma censuriamo questo perché ti semplificano il messaggio con questa meraviglia di jingle.

Intanto, mentre per l’Italia Brian è ancora uno sconosciuto, nel 1983 i Monty Phyton vengono definitivamente pesciconsacrati a Cannes per Il Senso della Vita. Di questo nulla si può dire se non che è un capolavoro: dai pesci rossi che si interrogano sull’esistenza e altre bazzecole, alla canzoncina sulla cattolicissima Irlanda, alla scena del vomito, che ha il merito di essere allo stesso tempo la più disgustosa e la più divertente della storia del cinema, il film è tutto un susseguirsi di siparietti memorabili.

E meno male che almeno a Cannes si sono accorti del valore dei nostri, perché questo è il canto del cigno del gruppo: da quel momento i sei cominceranno a lavorare in autonomia, limitandosi a qualche rimpatriata nei teatri – dove fanno inesorabilmente sold out. Il 1989 segna il dissolvimento definitivo: muore Chapman, e gli altri ritengono che non abbia senso continuare a lavorare come Monty Phyton. Anche perché ormai hanno una certa età, si sono imborghesiti e fanno i produttori con la direzione della Phyton (Monty) Pictures.

Che speriamo scopra qualcuno di bravo quasi quanto loro, perché qui si sta andando in astinenza.

Article written by:

Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi