Chi è sopravvissuto all'adolescenza grazie a Buffy l'ammazzavampiri?
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Chi è sopravvissuto all’adolescenza grazie a Buffy l’ammazzavampiri?

Ci sono cose che ti capitano durante l’adolescenza che sono più feroci di un vampiro. Succhiano il sangue direttamente dal cuore, fanno a brandelli la tua personalità e ti trasformano in qualcosa di diverso.

Il liceo è pieno di vampiri e demoni e questo Joss Whedon lo sapeva bene. Tanto da posizionare la bocca dell’Inferno proprio lì, sotto la biblioteca della Sunnydale High.

Buffy l’ammazzavampiri (se siete troppo giovani oppure troppo snob e non sapete di che parlo, leggete qui la recensione), ha salvato diverse volte il mondo e massacrato un sacco di vampiri, quando non erano ancora così tanto di moda (il vampiro noioso arriverà con Twilight).

Ma ha salvato anche tante volte me, in certi periodi anemici, grazie a quel modo tutto suo di coinvolgere lo spettatore con storie tanto spaventose quanto esilaranti, concedendo un po’ di tregua a chi prendeva appunti sul male di vivere adolescenziale guardando serie tv come Dawson’s Creek (e desiderando un bel paletto per Joy Potter).

Perché quindi Buffy The Vampire Slayer, dal 1997 al 2003, ha salvato (a modo suo) il mondo teen?

Per questi dieci motivi:

1) Mai prendersi troppo sul serio (ironia, autoironia e Randy Giles).

Il bello della serie è che gioca sul doppio binario di dramma e commedia, sfiora il parodico, gioca con le “strane coppie”, rendendo ogni personaggio potenzialmente comico e potenzialmente tragico. Che è un po’ quello che succede ogni giorno nella testa di un adolescente: drammi esistenziali dalla portata apocalittica mischiati a quella leggerezza tipica dei voli pindarici che fa somigliare un quindicenne al giovane Werther e a Joey Tribbiani nello stesso istante. Spike (James Marsters), per esempio, in teoria è un vampiro cinico e senza scrupoli. Ma ve lo ricordate nei panni di Randy Giles? Prendersi troppo sul serio è di una noia immortale, fa diventare tristi e apatici, e l’apatia non si combatte così facilmente come coi paletti nel cuore.

2) Studiare in biblioteca era una gran figata.

Davvero, forse è per quello che per me le biblioteche sono una sorta di luogo di culto, perché nascondono sempre qualcosa di misterioso e magico, di intimo. Rupert Giles (Anthony Head) è un bibliotecario che nessuno dei professori sembra filarsi per niente, a parte la prof tecno-pagana che si innamora di lui ma solo perché mezza zingara affaccendata con la maledizione di Angel. Un normalissimo e quasi noioso bibliotecario che qui da noi i ragazzi coglionerebbero di brutto ma che invece sapeva scegliere i libri giusti, parlare milioni di lingue morte e trovare incantesimi contro le apocalissi che nella realtà si chiamano amori impossibili, bullismo, e incomprensioni generazionali. Un po’ come quei professori che alla fine ti ascoltano sempre e ti guidano alla scoperta di te stesso, quella autentica. In tutti i casi, il personaggio di Giles è uno di quelli che alla fine sa bene come farsi rispettare.

Kiss the librarian

3) Le streghe sono sempre state le più intelligenti.

Prendiamo Willow (Alyson Hannigan). Nella prima serie era un topino da biblioteca, tanto intelligente quanto timida. Una piccola nerd (donna) intrappolata in una interminabile friend zone con Xander (Nicholas Brendon) e che poi ha conosciuto ben due tipi di amore, fino a diventare una potente strega.

Il suo segreto? Sperimentare, conoscere, indagare. Le streghe sono sempre state grandi innovatrici, ed è per questo che facevano paura. La conoscenza fa terrore. Alla faccia di tutti i bulli cretini e del loro cervello povero di idee.

4) Una biondina bassina che mette in riga chiunque (persino se stessa).

Che tipetto, Buffy. Il cambiamento del personaggio è evidente: da stereotipo di biondina tutta calci della prima serie a rigorosa leader che sacrifica se stessa, in tutti i sensi (e più di una volta). Buffy (Sarah Michelle Gellar) non calcia solo come un asino né tira solo pugni come un canguro. Buffy è capace di astenersi dalla passione (più di Dawson Leery) rinunciando praticamente a tutto: agli attimi di felicità con Angel (David Boreanaz), all’amicizia, all’amore, alla libertà, alla vita e persino al Paradiso (!). Sembra la predica di un pastore evangelista, ma mettersi in riga (ogni tanto, eh) a volte serve, soprattutto a quell’età. Serve per essere presi sul serio e per godersi il meglio dopo.

5) Friend Zone

In Buffy ce n’è una vasta scelta: Willow con Xander, Xander con Buffy, Buffy con Angel (il tutto anche contemporaneamente). Penso sia inutile spiegare come il liceo sia il ricettacolo del morbo in questione (come l’asilo lo è della varicella). Anni e anni di spensieratezza sprecati dietro a un pollo qualunque con tastiere dei telefonini consumati a suon di sms tanto ambigui quanto inutili che solo nel 3% dei casi significavano qualcosa come ti amo ma nessuno dei due ha le palle per parlare chiaro, mentre  il 97% significava solo se te la faccio credere mi passi matematica? Ecco, almeno in Buffy si tratta di amicizia vera. L’opportunismo è solo per la triste realtà.

6) Ogni bacio è naturale.

Quello tra Tara e Willow, tanti anni fa, era forse uno dei primi baci lesbo trasmessi in tv. Qualcuno ha detto niente? No. Era così naturale che ora che lo scrivo mi sembra pure strano parlarne. Joss Whedon affrontava la diversità a colpi di baci stregati, amori incasinati (e mal consumati) tra mostri e umani, con casi così assurdi che smesse le lenti fantasy arrivavi a osservare il mondo reale come uno spettacolo meraviglioso di multicultura e diversità.

7) La compagna di stanza che desideri ammazzare.

Finito il liceo molli casa di mamma e vai all’università. Ti tocca risparmiare quindi ti becchi la doppia. Non sempre però ti capita la coinquilina con cui condividi gli stessi sogni, le stesse passioni, e persino lo stesso nome. Certe compagne di stanza possono essere delle vere scocciature, come la prima coinquilina di Buffy, così odiosa da volerla eliminare. Odiosa o mostruosa? Perché se alla fine è un demone ben venga. Buffy non avrebbe più scuse. Quanto a noi, si sa. Ci tocca cambiare stanza.

8) I ragazzi “normali” hanno vita (sentimentale) breve.

Gino mio! (direbbe Verdone). Ma ve lo ricordate Riley (Marc Blucas)? Il fidanzato numero due di Buffy, quello del college? Quello umano, per intenderci. Umano ovvero normale. Come il fidanzato ragioniere (Spike è il fidanzato che suonerebbe in un complesso rock, mentre Angel è un po’ come il fidanzato che scrive poesie). Ora, tra il ragioniere e il poeta maledetto, chi volete che vinca (sentimentalmente parlando)? Va bene, era uno tosto pure lui, esercito à gogo. Per quanto mi riguarda è anche peggio.

9) Ribellarsi al potere.

adolescenza

Presidi odiosi come Snyder, sindaci dell’orrore come Wilkins. Alzi la mano chi a scuola non ha mai detestato quei matusa degli insegnanti brontoloni e chi non ha mai avuto il terrore di avere a che fare con qualcuno dei piani alti. In Buffy, gli uomini di potere sono spesso corrotti e viscidi. E usano i giovani per i loro porci comodi (come Wilkins con Faith). Ma se non ti ribelli a quell’età, quando ti ricapita?

10) Il lato oscuro della solitudine.

Il punto più importante di tutti, l’amicizia. Non è così facile, né così scontata durante l’adolescenza. Buffy non sarebbe quella che è (né farebbe quello che fa) senza i suoi Scoobies. La vera apocalisse, infatti, è restare soli. Far parte di qualcosa, esserne scartato, rinunciare a un sentimento, sentirsi ridicoli, piccoli, incompresi. Buffy potrebbe non avere niente in comune loro. Sono diversi da lei e sui loro destini non incombe nessuna profezia. Ma ha abbastanza umiltà per accettarli per come sono, tanto da farsi accettare a sua volta. Il segreto per sopravvivere sulla bocca dell’Inferno (l’adolescenza), è accettare la diversità (propria e altrui), essere autentici e usare la propria voce. Solo così si creano veri legami. Altrimenti è un attimo a soccombere ai demoni, quelli della solitudine.

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La mia prima babysitter fu una Super 8. Non scherzo, mio padre mi teneva tra i rullini da sviluppare. Mia madre invece mi faceva sedere sui libri, secondo me non voleva che li aprissi, perché sapeva sarebbe stata la fine. Mischio storie e immagini da sempre, a volte mi fa girare la testa, a volte mi fa girare cortometraggi (che a volte mi fanno girare il mondo). Scrivo di cinema perché guardare non mi basta.

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