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Il bavaglio al cinema: i 5 film più censurati di sempre

Oggi al cinema si va con i popcorn, gli occhialini per la visione in 3D e tanta leggerezza, pronti a metabolizzare sesso estremo, fiumi di sangue, violenza senza limiti senza battere ciglio. Ma non è sempre stato così: fino a qualche anno fa la censura, anche nel mondo del cinema, funzionava a pieno regime, impedendo la diffusione di moltissime pellicole, alcune addirittura impensabili, specialmente se paragonate alle cazzatone che circolano liberamente sul mercato cinematografico odierno.

Sì sì, lo so che, se vi dico censura, davanti ai vostri occhietti deviati passeranno panetti di burro e Marlon Brando, inni al dubbio gusto in stile Borat, deliri mistico/ religiosi che manco Mel Gibson nei suoi momenti peggiori, ma niente, voglio proporvi qualcos’altro.

E allora bando alle ciance, e beccatevi questo quintetto di film perfetti per traumatizzare la vostra nuova, puritana fidanzata in stile Olivia Newton – John. 

L’esorcista – William Friedkin (1973)

L'esorcista

Poteva forse non inaugurare questa classifica?! Ok, questa scelta non sarà il top dell’originalità. Ok, per il vostro stomaco forte, potrebbe riassumersi nella sequenza “vomito verde – bestemmioni pesanti in aramaico o giù di lì – preti spretati in crisi mistica”. Ma, ragazzi miei, si tratta di un film di ben 43 anni fa e, fidatevi, all’epoca ha fatto riempire pannolini a gente ben più cazzuta di voi, per cui non fate troppo gli sboroni. Nel ’73, infatti, il film fu accolto con grande scandalo, registrato nel National Film Registry, l’elenco dei film preservati dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, classificato negli Stati Uniti con un rating R, che imponeva ai minorenni di essere accompagnati dai genitori, mentre in Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Nuova Zelanda, Argentina, Brasile, Israele fu vietato ai minori di 18 anni. Paradossalmente, nella stra – cattolica Italia fu imposto uno dei visti censori meno pesanti, ai minori di 14 anni, caso unico in Europa, questo grazie alla presenza di preti cattolici all’interno della narrazione filmica.

Cannibal Holocaust – Ruggero Deodato (1980)

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Tralasciare questa porc… questo capolavoro del cinema horror sarebbe stato un delitto (e fidatevi, nel film ce ne sono già abbastanza): tra le scene più controverse, numerose sequenze di stupro (aberranti, con insistenti e gratuiti focus ad hoc sui genitali dei protagonisti), l’impalamento di una donna, l’uccisione e la tortura – REALI – di alcuni animali… può bastare? Per voi non so, per la censura senz’altro, infatti in Italia il film fu vietato ai minori di 18 anni e, successivamente, addirittura ritirato, provvedimento che ne minò fortemente gli incassi; in molti paesi (Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Norvegia, Australia, Nuova Zelanda, Cile, Malesia, Filippine, Singapore) il film fu completamente vietato ma, al contrario, in Giappone si rivelò un successo clamoroso: nella sola Tokyo incassò ben 21 milioni di dollari. Eh, i giappo e il loro particolare senso del divertissement…

A Serbian Film – Srđan Spasojević (2010)

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Penso che una roba più brutta, fastidiosa, ripugnante e perversa non si potesse concepire, anche per i canoni contemporanei: protagonista della storia un attore pornografico serbo chiamato a lavorare ad un nuovo film, dove si ritroverà a stuprare donne e bambini come se non ci fosse un domani, in un crescendo continuo di violenza inaudita. L’intento del regista pare fosse quello di fornire una metafora delle violenze subite dal popolo serbo, intento che, obiettivamente, resta ben celato per tutto il film, che infatti è stato completamente vietato in numerosi paesi, come Spagna, Norvegia, Australia e Nuova Zelanda, e pesantemente tagliato in Italia, USA, Germania, Gran Bretagna, Corea del Sud. 

Le facce della morte – Conan LeCilaire (1978)

Le facce della morte

Vietato in Finlandia, Australia, Norvegia e Nuova Zelanda, bloccato per il pubblico britannico per quasi 20 anni, privato delle scene più forti in Italia, si tratta del primo  shockumentary (parola odiosa, lo so, abbiate pazienza) della storia del cinema, un documentario contenente filmati di repertorio autentici e ricostruzioni effettuate dai cineasti che hanno un unico denominatore comune: la morte, declinata in ogni sua sfumatura, dalla pena capitale alla tortura, dall’omicidio alla violenza su animali, dall’autopsia ai più crudi incidenti stradali. Raccapricciante, anche per gli stomaci più temprati.

 

Salò o le 120 giornate di Sodoma – Pier Paolo Pasolini (1975)

salò o le 120 giornate di Sodoma

Ispirato all’omonimo romanzo del marchese De Sade (ma anche agli scritti di Barthes), con un’ambientazione trasferita nella Repubblica di Salò del ’44, Pasolini mette in scena un film potente, prima respinto dalla censura poi, dopo l’omicidio del celebre regista, riabilitato nelle sale, ma comunque tagliato e vietato ai minori, e poi ancora sequestrato perché oggetto di attacchi neofascisti, mentre il produttore Alberto Grimaldi subì addirittura processi per oscenità e corruzione di minori . Insomma, una storia lunga e travagliata accompagna questo film, censurato perché giudicato troppo forte per l’epoca, o forse perché l’attacco ai veri mostri della contemporaneità – capitalismo, consumismo, superficialità e corruzione – era troppo manifesto? La grama fine che ha fatto Pasolini ne è una prova abbastanza eloquente…

Article written by:

Arianna Borgoglio

Giornalista freelance, 26 anni, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e in Informazione ed Editoria, coltivo le mie passioni con tenacia e voglia di mettermi in gioco. Tra queste scrittura, letteratura, cinema, storia dell’arte, cucina – intesa come amore per il buon cibo più che predisposizione verso i fornelli! - viaggi, musica e chi più ne ha più ne metta. Nelle mie recensioni sono spietata... q.b., ma non è colpa mia: è che mi disegnano così ;)

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