Come sopravvivere al qualunquismo citando Nanni Moretti
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Come sopravvivere al qualunquismo citando Nanni Moretti

Nanni Moretti lo sa. Capita. Anche senza volerlo, capita spesso. Te ne stai buono, ascolti, deglutisci e pazienti, mentre moduli lo sguardo più serafico che puoi, ma avresti solo voglia di litigare con qualcuno.

Perché certe volte l’opinionismo impellente, rigurgitato a cena dal conoscente di turno, ti fa venire voglia di urlare la tua, o di citare la sua, e non di uno a caso, ma dell’unico. Michele Apicella.

Come rispondere, allora, a 10 tipologie di qualunquisti? Ecco qualche esempio.

1) IL SO TUTTO IO

Sei lì che addenti il penultimo boccone di sashimi. Al tavolo con te c’è un tizio logorroico che vuole avere ragione. Mica l’hai capito che fa nella vita, inizialmente pensavi fosse un fotografo perché ti ha snobbato il selfie di gruppo da quella certa angolazione, spiegando anche minuziosamente perché. Poi hai creduto fosse un nutrizionista quando ha criticato le tue scelte dal menù. Ti è persino venuto il dubbio che fosse una sorta di finanziere quando ha avuto da ridire sulla tipologia di stampa dello scontrino fiscale, ma forse era un prete quando ha detto la sua sull’eutanasia. Finché non c’hai visto più quando ha bollato La grande bellezza di Sorrentino come cagata pazzesca sopravvalutata. A parte picchiarlo, come risponderesti in casi come questo?

Io non parlo di cose che non conosco (Sogni d’oro, Nanni Moretti, 1981)

2) IL SIGNOR LUOGO COMUNE

L’Italia sta messa male. Non s’era capito. Incontri nove persone su dieci che non dicono altro che non c’è più religione, che era meglio quando si stava peggio, che una volta era tutta campagna, che non ci sono più le donne di prima, che i politici so’ tutti ladri, che c’è la crisi, che è il pensiero quello che conta, che quella l’ha data a qualcuno, che gli esami non finiscono mai e che sono finite le mezze stagioni. E tu sei lì che hai appena comprato il cofanetto dell’ultima stagione di Game of Thrones e stai per rispondere che in effetti è vero: l’inverno sta arrivando.

Cosa direbbe lui?

Te lo meriti Alberto Sordi (Ecce Bombo, Nanni Moretti, 1978)

3) IL POLITICAMENTE SCONTENTO

Pensavi che dopo il 4 marzo finisse lì? Scherzi? Adesso arriva il peggio. Perché un conto è trovarsi a fare una pizza col signor propaganda, un conto è ritrovarsi a cena col signor “so’ tutti ladri”, politicamente scontento verso ogni coalizione, maggioranza, percentuale, o chissà che. Perché “loro” hanno rovinato questo paese, “loro” rubano, loro, loro, loro, loro…

Loro chi? (Sogni d’oro)

4) L’ITALIANISTA IMPROVVISATO

Parole random, ausiliari contraffatti, apostrofi vampirizzati, accenti mistificati, pronomi transgenici, congiuntivi morti ammazzati, transitivi occasionali, avverbi geneticamente modificati, e petali di parole in “oso” come se piovesse. Il tutto coronato dal tono autorevole e a tratti saccente. Attenzione però, qualcuno potrebbe prenderla male.

Le parole sono importanti, (Palombella rossa, Nanni Moretti, 1989)

5) L’INQUISITORE DI COLLOCAMENTO

Cena in famiglia. Famiglia allargata. Lo zio di un cugino di terzo grado siede accanto a te e ti osserva tagliuzzare un involtino. A un certo punto ti chiede, con aria inquisitoria, COSA FAI NELLA VITA, interrotto dalla voce stridula di sua moglie che aggiunge sputacchiando salsa un pidocchiosissimo CHE LAUREA HAI, seguita infine da un’ola di domande inopportune pronunciate tra masticazioni e mormorii (quanti figli vuoi, quanto prendi, chi sei, non sei nessuno). Se qualunque risposta su quello che sei (non solo su quello che fai) si ritorce contro di te perché non sei un odontoiatra con un lavoro facile da spiegare, potresti tentare la formula del “Faccio cose, vedo gente”, ma solo per vedere come va a finire (Ecce Bombo).

6) IL PR DEL SABATO  SERA

Come rispondere all’amico di turno che ti propina inviti solo per fare numero?

Fatelo, vi prego, fatelo. Tenete il PR attaccato al telefono per mezzora con una pippa come questa, vi prego.

Vengo, non vengo… (Ecce Bombo).

7) IL SIGNOR VITA DI MERDA

È ipocondriaco, sta sempre male, se gli chiedi un generico come va ne approfitta per elencarti tutti i drammi della sua esistenza tra cui una non meglio precisata ansia. A lavoro va tutto storto, con l’altro sesso non ne parliamo, ti si avvicina strisciando con quella faccia da cane bastonato e quell’estenuante piccola espressione di attesa come se si aspettasse da te e da chiunque altro una soluzione alla sua vita. Finché… (Ecce Bombo)

8) L’INDECISO CRONICO

Tutti hanno ordinato. Tutti tranne lui. Il cameriere è rimasto impalato e lo fissa senza battere ciglio ma sa già quanto insaliverà di sputi quell’agognata ordinazione. L’indeciso cronico siede proprio accanto a te, fa strisciare il suo indice destro sul menù dall’alto verso il basso e poi torna indietro. Ogni cosa non va bene, lì c’è troppa salsa, lì troppo formaggio, e lì c’è il fungo sott’olio, guanciale o pancetta?, e quella poi è salata, no meglio la zucchina, è troppo di sinistra, no il pesce sa di pesce, no io anzi non voto, impasto ai cereali?, forse è meglio una caprese, no ma del crudo non mi fido, forse era meglio Mussolini, e se ne sta lì a temporeggiare tra falsi miti e convinzioni da quattro soldi, quando la verità è che la sua esitazione nella vita deriva dall’incapacità critica e da una cocciuta ignoranza che lo fa andare in tilt alla semplice domanda sull’acqua liscia o gassata. Cosa vorresti urlargli?

Cos’è che vuoi? Più acqua, meno acqua? (Bianca, Nanni Moretti, 1984)

9) IL LIQUIDATORE

Che sia il tuo capo, la stronza o lo stronzo che ti vuole mollare, o il compagno di calcetto che ti vuole sbolognare, quando senti la puzza di una patetica scusa c’è solo un modo per uscire di scena.

Va bene. Ciao. (Ecce Bombo)

10) IL SIGNOR OPINIONE

Infine sei vicino al parcheggio, la sigaretta di quelli che fumano è quasi finita, stai per salutare il gruppo, finalmente puoi pensare ai cavoli tuoi. Ma poi attacca lui, il signor Opinione, quello che adora parlare da solo. Spara il primo pippone. Poi il secondo. Provi a intervenire, non è cosa. Non puoi interromperlo, non puoi parlare. Inizi ad annuire, ogni tanto provi con un avverbio, poi ripeti meccanicamente l’ultima parola che pronuncia lui, e poi l’ultima sillaba. Quello non ha smesso di blaterare neanche per un secondo: gli edifici osceni, la raccolta differenziata, le merde dei cani, la sinistra italiana, e i cervelli in fuga, e la buona scuola, e Totò Riina, e i viaggi in Salento, e l’Isis, e la Juve, e Netflix, e la Apple, e il cinese, e i libri, e la carne fa male, e i vegani che palle… Se passasse qualcuno a caso, lo fermeresti solo per dirgli una cosa. Una semplice. Niente di che:

Chiami la polizia perché ora mi sparo. (Bianca)

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La mia prima babysitter fu una Super 8. Non scherzo, mio padre mi teneva tra i rullini da sviluppare. Mia madre invece mi faceva sedere sui libri, secondo me non voleva che li aprissi, perché sapeva sarebbe stata la fine. Mischio storie e immagini da sempre, a volte mi fa girare la testa, a volte mi fa girare cortometraggi (che a volte mi fanno girare il mondo). Scrivo di cinema perché guardare non mi basta.

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