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Flop Five: i 5 corti Pixar meno riusciti

John Lasseter, l’uomo più corteggiato dalla Disney dai lontani anni ‘90, è famoso per due cose: le sue incredibili camicie e i suoi short films. Negli anni in cui la computer graphics si utilizzava più per dire “Hey, so usare la computer graphics meglio di te” che non per scopi creativi, John Lasseter creò il personaggio di Luxo a immagine e somiglianza della lampada sulla sua scrivania. Ecco, pensiamo a quante possibilità espressive e introspettive possa avere una lampada e facciamoci due domande sulla creatività di quest’uomo, che è riuscito a fare di Luxo il protagonista di uno dei corti migliori della Pixar, nonché il logo degli studios.

Bomber John in attesa di imbruttire Enzo e Carla

Dal 1997, quando nelle sale esce A Bug’s Life, ogni produzione cinematografica Pixar è preceduta da un corto; ahimé, nonostante gli Academy e Annie Awards che questi gioiellini hanno vinto negli anni, spesso e volentieri abbiamo assistito a dei giganteschi WTF.

Vediamone insieme cinque, accuratamente disposti in una scala che va da 0 a “incidente sul lato opposto della carreggiata”.

Ah, spero che non siate fra quelli che usano questi meravigliosi 5 minuti prima del film per andare a incipriarsi il naso o a fare scorta di popcorn, perché in quel caso vi auguro bambini urlanti come vicini di posto durante la visione di Oceania.

 

5. PARTLY CLOUDY (Peter Sohn | Up | 2009)

Una delle cose più tristi mai viste. La trama di Partly Cloudy è molto semplice: prima di essere portati dalle cicogne, i cuccioli appena “nati” vengono fabbricati dalle nuvole (tipo Zeus con Pegaso, ma con due o tre filtri di Instagram in più). In questo cielo idilliaco che pare uscito da Pet Society, c’è anche una nuvola (per comodità la chiameremo “Nuvola Brutta”) che fabbrica animali brutti. Esatto, mentre le altre belle nuvolette fabbricano UN animale bello ciascuna, Nuvola Brutta fabbrica TUTTI gli animali brutti da sola. La cicogna assegnata a Nuvola Brutta, ovviamente altrettanto brutta e spennacchiata, a un certo punto non ne può più di trasportare murene, coccodrilli, porcospini e altre improbabili produzioni. E niente, finisce che invece continua a farlo.

Morale: se sei una cicogna sfigata, resti una cicogna sfigata anche con il casco da football americano. Una roba che neanche i Malavoglia nei loro momenti migliori.

 

4. LIFTED (Gary Rydstrom | Ratatouille | 2006)

Dall’allure vagamente Monsters & Co., Lifted sembra il suo spin off brutto e svogliato. Purtroppo non ci troviamo di fronte a porte o simulatori di spavento, ma in un disco volante interamente occupato da una consolle immensa. E in questo disco volante non succede assolutamente NIENTE. 

La cosa inspiegabile è che un corto talmente noioso come questo riesce a essere lo stesso fastidioso e un po’ ansiogeno, esattamente come la fila dal dentista o aspettando un professore lento fuori dalla porta del suo studio. Fastidioso e ansiogeno lo è soprattutto per le orecchie: frequenze irritanti, bassi infernali insopportabili e soprattutto tracce random sparate altrettanto a caso, tipo i Black Eyed Peas e The Final Countdown. Ciliegina sull’insipida torta, il titolo in italiano: Stu – Anche un alieno può sbagliare (figuriamoci tu, Gary Rydstrom). Niente, è tutto un grande “boh, quando inizia ‘sto film?”.

 

3. KNICK KNACK (John Lasseter | Alla ricerca di Nemo | 2003)

Amanti dei messaggi subliminali Disney, leggete qua. Questo corto sale sul podio non tanto per la sua bruttezza (a me lì per lì era pure piaciuto), ma per la storia di censura che c’è dietro. Knick Knack è uscito nel 1989, ed è stato l’ultimo corto realizzato da John Lasseter in persona (e non molto in forma, a quanto pare). È stato poi ridistribuito nel 2003 in occasione dell’uscita in sala di Alla ricerca di Nemo, in una versione restaurata. Cosa significa restaurata? Questo:

Non che il corto contenesse chissà quali scene truci o disturbanti, eh. Voglio dire, è la storia di un pupazzo di neve che vuole uscire a tutti i costi dalla sua palla e raggiungere una donzella plasticosa in costume da bagno… ok, qualcosa di disturbante c’è. Comunque, la versione pin-up del 1989 si trova facilmente su YouTube in tutti i suoi 3-4 pixel di splendore, e se riuscite a mettere pausa al secondo giusto, ce n’è un pezzetto anche in Toy Story 2, quando Ham fa zapping in tv. Ah, la musichina è un plagio retroattivo.

 

2.BOUNDIN’ (Bud Luckey | Gli Incredibili | 2003)

Boundin’, aka L’agnello rimbalzello (!!!), si salva dal primo posto solo per questo consiglio del Lepronte (ammetto che spesso e volentieri me lo recito mentalmente):

Un giorno sei allegro, un giorno abbattuto,
ma guarda dalla vita cosa hai avuto:
tu hai buone zampe, talento a non finire,
se ci metti anche la testa sei pronto a ripartire!

Per il resto… mamma mia. C’è qualcosa di profondamente sbagliato e inquietante in questo corto, ambientato in una caramellosa collinetta popolata da animaletti stralunati che saltano in continuazione. Questo qualcosa è probabilmente la pecorella protagonista, che prima sembra tanto simpatica e morbida e soffice, e invece una volta tosata si rivela il Benjamin Button degli animali brutti, parla con la voce di un vecchiaccio al terzo whiskey e a ogni salto sembra slogarsi le ossa – e non dal ridere, per dirla con Shakespeare (rendetevi conto dell’assurdità di un paragone del genere, aiuto). In quanto al Lepronte, non ci sono dubbi su che bestia sia, basta sentire il suo discorso sul colore rosa per capirlo: costui è quel mostro infernale del Gender (nascondete il DVD de Gli Incredibili ai vostri figli).

 

1. LAVA (James Ford Murphy | Inside Out | 2014)

Ma che è. Ma che è!!?? L’orrore è ancora talmente radicato nella mia psiche che non ho bisogno di nessun rewatch per parlarne. Non bastava la raccapricciante storia d’amore fra due mastodontici vulcani umanizzati, non bastava che il vulcano femmina emergesse dalle acque in una scena agghiacciante che dico Beckett vai a fare il regista alla recita natalizia dell’oratorio che non sei nessuno, non bastava che questo corto fosse l’incoraggiante preludio a un deludente Inside Out (ok, insultatemi pure, non mi è piaciuto per niente), e non bastava neanche la trama inesistente narrata per mezzo della canzoncina: ci mancava solo il maledetto ukulele, i cui quattro fastidiosissimi accordi ti pungolano i timpani per tutto il tempo senza interruzione. Ah, incredibile ma vero, ho scoperto che i due vulcani hanno pure un nome: Uku e Lele. Il resto è silenzio (scusami William caro, non ti scomoderò più, lo prometto).

Se vi ho un po’ demoralizzato, niente paura. Rifatevi gli occhi con il mio corto Pixar preferito:

Ah, se siete fan della Disney, fate un salto su Impero Disney!

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La mia data di nascita è il primo pezzetto della tabellina del 3. Campo di grammar nazismo in più lingue, teatro amatoriale, tè e altre splendide cose che non fanno curriculum. Finché non mi crasha photoshop faccio anche l'illustratrice. Se esistesse un posto con i tramonti del Lago Trasimeno e le porte di Bologna, abiterei lì. Guardo film per poter dire che vabè comunque il libro era meglio.

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