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Da Ross Geller a Severus Piton: 5 tipi di friendzone

Era il 1994 quando Joey Tribbiani, dall’alto della sua (sottovalutata) saggezza, parlò per la prima volta di “FriendZone” (zona amico), mentre cercava di aprire gli occhi a quel povero pesce lesso di Ross Geller, innamorato perso della sua amica Rachel Green.

Tre anni dopo, in un’Italia alle prese con l’afa estiva, qualcuno cantava “perché ha dato retta a un altro non cagando me”, attraverso quel mini vademecum per giovani friendzonati che era La regola dell’amico” (883) e che, a detta di Max Pezzali, non sbaglia mai. La regola è semplice: se sei amico di una donna non ci combinerai mai niente.

QUESTIONE DI FRIENDZONE

La friendzone è una delle più vaste pianure fertili su cui pascolano tutte le categorie di pecoroni innamorati, dai recidivi ai solo amici occasionali (che attenzione: non sono mica tutti uomini). Brulicano cibandosi di false aspettative, flirt interrotti e attese logoranti, con quell’espressione di chi come me odia i capperi e ne ha appena masticato uno per sbaglio.

Ma gli abitanti della friendzone sono tutti uguali? Quanti tipi di friendzone esistono? E una friendzone può avere un lieto fine? Cosa c’è oltre la friendzone?

Molti film tendono a incoraggiare il miraggio di un appassionante epilogo erotico di quella che nasce come relazione tra semplici amici e si evolve prima o POI in grande amore. Tutti sperano che esempi come quello di Harry e Sally (Billy Crystal e Meg Ryan, When Harry Met Sally…, 1989, Rob Reiner) sia un dato di fatto per tutti. Ma attenzione: quella forse non è nemmeno una vera friendzone. Non confondiamo gli amici che si innamorano con l’innamorarsi (VANAMENTE) di un amico.

Stesso discorso per OneDay (2011, Lone Scherfig con Anne Hathaway e Jim Sturgess). Emma e Dexter si rincorrono per anni, ma nessuno dei due vive tutto da solo il disagio di Max Pezzali.

Seh, vabbè.

Ecco invece 5 tipologie di friendzone pura, quella che è toccata un po’ a chiunque, distinta per 5 tipologie di friendzonati cronici.

1. IL COLTIVATORE

Alias l’amico eterno.

Coltiva il rapporto da una vita, pianta il seme nella sua piccola aiuola e assiste con emozione allo spuntare di ogni germoglio. Innaffia, pota, protegge la sua amata dai raggi del sole. Altro che Piccolo Principe con la sua rosa. Il coltivatore entra in fissa con quella unica e sola persona per tutto l’arco della sua esistenza, finché un bruto qualsiasi non la strapperà dalla sua aiuola e se la porterà via. Ve lo ricordate Severus Piton? Ricordate la sua triste storia con Lily Potter?

2. QUEL GRAN BRAVO RAGAZZO

Alias Nessuna pietà.

Tra i friendzonati cronici, i più comuni sono quelli che non riescono mai a fare la prima mossa (v. il già citato Ross). E mentre progettano la dichiarazione perfetta, trattano l’altra metà con esagerata devozione, perdendo inevitabilmente fascino e mistero, e sottomettendosi a quella che sarà per sempre la loro etichetta da buon amico troppo innocuo e asessuato per destare qualsiasi tipo di attrazione. In fondo, Marco Ferradini parla chiaro. E ormai se lo ricorda pure Giacomino.

3. IL MORMONT

Alias Una questione di tempismo.

Ti piace ma sta con un altro. Forse tra voi è scattato qualcosa. Lei si confida: lo vuole lasciare. È il tuo momento? Lei lo lascia, e una volta libera si dà alla pazza gioia. Ma non con te, caro il mio Jorah.

L’hai vista cavalcare Khal Drogo e ti sei messo saggiamente da parte. Poi è arrivato Daario Naharis e non c’è stato verso. Quando hai saputo che Daenerys era di nuovo disponibile sei corso da lei. Eppure…

“Bentornato, Jorah. Lui è Jon.”

4. IL SESSO SBAGLIATO

Alias lo amo ma è gay.

Eh. Togliete lo stampino dallo stereotipo di un omosessuale effeminato.

Quello che piace a te lo hai scoperto all’università quando era troppo più figo degli altri e intellettualmente più avanti, solo che se la faceva col tuo prof.

Siete davvero convinti che quello che provava Jen per Jack fosse solo amicizia?

E non avete pensato anche voi che Julia Roberts avesse ripreso a sbavare per quell’ex insulso solo perché non poteva permettersi Rupert Everett (My Best Friend’s Wedding, 1997, P.J. Hogan)?

 

5. IL CUPIDO

Alias Mi farai da testimone?

Lui è tuo amico. Lei è tua amica. Presenti lui a lei. Lui e lei si piacciono. E magari si sposano pure.

Nella commedia romantica diretta da Luke Greenfield, Something Borrowed (2011), succede più o meno così: a Rachel (Ginnifer Goodwin) piace Dex (Colin Egglesfield), prova a flirtarci ma è timida e discreta e sul più bello arriva la sua migliore amica, Darcy (Kate Hudson), molto più spavalda e diretta…

Quante volte avete pensato che forse sarebbe stato meglio farvi gli affaracci vostri? Qui non è più solo questione di tempismo, qui si sconfina verso una regola molto più basilare e che insegnano alle elementari: se quella merenda è tua, mangiala in disparte e tienitela per te.

DOPO LA FRIENDZONE

Sei sopravvissuto/a alla fase di friendzone. Quello/a che ti piaceva non ti sconvolge più come prima. L’hai pure perso di vista e quando ti ricapita di ripensarci immagini un incontro casuale in cui puoi finalmente sbattergli in faccia quanto tu possa essere un rimpianto. Poi però l’incontro capita sul serio, casualmente, proprio quando hai l’aspetto più patetico e trasandato degli ultimi tempi e hai messo pure su qualche chilo. Se ti va bene, quello/a avrà la fede al dito e nemmeno noterà quanto stai un cesso. Se ti va male, è ancora libero, bello, e ti sorriderà con compassione. Se ti va proprio di merda, con lui ci sta pure l’altro amico, quello che gli ha sempre consigliato di non cacarti di striscio e che ti sta sorridendo senza un briciolo di compassione, ma con quella spudorata soddisfazione che gli farà ripetere (senza neanche abbassare la voce): “che ti avevo detto?”.

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La mia prima babysitter fu una Super 8. Non scherzo, mio padre mi teneva tra i rullini da sviluppare. Mia madre invece mi faceva sedere sui libri, secondo me non voleva che li aprissi, perché sapeva sarebbe stata la fine. Mischio storie e immagini da sempre, a volte mi fa girare la testa, a volte mi fa girare cortometraggi (che a volte mi fanno girare il mondo). Scrivo di cinema perché guardare non mi basta.

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