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Death Note, 5 imperdonabili differenze tra film e anime

Il 25 agosto è uscito su Netflix il dibattutissimo live action di Death Note. Parliamone.

Partiamo da due presupposti fondamentali: innanzitutto, sono partita con molto entusiasmo nei confronti della cosa fino all’uscita del trailer di Death Note. Da quel momento in poi mi sono rassegnata al fatto che non avrebbe mai reso i contenuti dell’anime, ma che poteva comunque essere un bel film, accettando dei cambiamenti. Invece non è così, ma prima di spiegarvi perché ci sono cambiamenti su cui non si può soprassedere ci tengo a dirvi che ho scelto di scrivere proprio in qualità di non lettrice del manga. Il confronto è già complesso rimanendo in una dimensione filmica, e spero che la mia lacuna possa esimermi dal passare per una di quelle che pretendeva che ogni cosa fosse trasposta perfettamente.

Quanta pazienza ci vuole?

Diciamo che qualche cambiamento era tollerabile, d’accordo. Ad esempio, posso soprassedere sull’ambientazione tutta americana, con annessi cambi di nomi e cognomi in alcuni casi. Va bene, accettiamolo. Posso anche soprassedere su qualche cambiamento caratteriale, qualche modifica alla fisionomia, posso anche tollerare la scomparsa di alcuni personaggi (tipo la sorella di Light, per citarne uno). Ho persino stretto i denti di fronte al rapporto tra Light e suo padre Soichiro, piuttosto conflittuale se posto a confronto con l’anime, dove persino per noi spettatori era impensabile, mettendosi nei panni dell’uomo, sospettare di un figlio da lui visto come la perfezione. Qui Soichiro lo tratta come una specie di sfigato, ma pazienza. Insomma, io le buone intenzioni ce le ho messe, ma poi ho dovuto alzare bandiera bianca, e qui vi restringo la mia disperazione a cinque cambiamenti imperdonabili. Riposa in pace, o Death Note originale, perché di te non è rimasto nulla.

L’unica cosa fedelmente trasposta in questo film è la fattura del quaderno!

1) Light

La prima differenza evidente in Light è la sua vita prima che il Death Note vi faccia irruzione. Nell’anime, il ragazzo di fatto non ha nulla di cui lamentarsi: ha una famiglia integra e che lo adora, piace alle ragazze (ma lui non se le caga, ricordiamocelo perché ci tornerà utile dopo), piace alla gente anche se lui fa l’asociale, è un genio ed è anche di bella presenza. Insomma, parte del motivo per cui risulta così interessante il progressivo desiderio/dipendenza dal potere del quaderno è proprio questa megalomania poco giustificata dalla sua vita. Light non ha nulla di cui lamentarsi eccetto la noia, e questo ce lo mette in luce come l’essere umano qualsiasi a cui viene dato un potere enorme che lo divora, e ci fa riflettere unicamente su questa dimensione.

Il Light del film, come dicevo, non ha un ottimo rapporto col padre, a scuola è uno sfigato totale che nessuno si fila, il suo talento sembra fruttargli solo il dover fare compiti al posto degli altri (presumibilmente perché altrimenti le busca). Inoltre, soprattutto, è senza madre: la donna infatti è stata uccisa, e una delle prime vittime del Death Note è proprio il di lei assassino. Il Light che ne emerge è quindi molto più giustificabile nel perdere il senso delle cose, nell’essere psicopatico e irragionevole.

Non solo, Light, come L dopo, nel film si scompone, continuamente. È fragile, arrabbiato, spaventato. L’idea che dà è di non avere davvero ben chiaro il proprio progetto, né dei rischi che corre o di come evitare di farsi scoprire. Così tanto che nella sua prima conversazione con L quasi non nega di essere Kira, in barba a tutte le incredibili conversazioni tra i due cui assistiamo nell’anime, dove i giochi d’astuzia e la sottigliezza dei dialoghi ci hanno fatti sbavare.

Credo che chiunque abbia visto l’anime abbia ben presente come Light sia spaventosamente lucido tutto il tempo, come non dia mai dimostrazione, se non per pochi momenti, di non avere la situazione sotto controllo. Inoltre, la sua intelligenza straordinaria gli permette di prevedere scrupolosamente ogni mossa di chi lo cerca e di pararsi il didietro ancora prima di trovarsi in pericolo, cosa che lo rende uno straordinario antagonista che tiene testa a tutti, persino ad un genio come L, appunto.

Infine, il Light che conoscevamo non si pentiva, mai, nemmeno per un istante. Potremmo discutere di quanto nell’anime, in punto di morte forse un po’ cambi idea, ma comunque nel corso del suo operato non ha nessun cedimento, se non sulla morte dello stesso L. Nel film non riesce ad ucciderlo, eppure si pente e cambia idea ogni tre secondi. Ho un solo commento fine, ed è BAH.

2) L

Qui le parole si sprecano. Partiamo dal presupposto per cui, in questo caso, i cambiamenti della fisionomia non sono tollerabili. Molta della personalità del detective deriva dalla sua assurda fisionomia, che peraltro non è esattamente supercool. L versione live action, al di là della scelta etnica, è un mezzo fighetto, non solo esteticamente ma anche in movenze e atteggiamenti: tutto il quasi autismo di L nell’anime va a farsi benedire e viene sostituito con dei tentativi di sembrare strambo che ricordano un po’ la moda corrente delle ragazze su Tumblr, tipo “guardatemi sono strano perché ho il cappuccio e sto seduto rannicchiato sulla sedia”. Grazie America.

C’è di peggio, però. L come lo conosciamo noi, oltre a non scomporsi a sua volta, come il suo rivale, è devoto alla giustizia nella maniera più assoluta, è la mente di tutte le operazioni e laddove agisce lo fa solo in via dialogica. In questo film L piange le perdite, urla, si arrabbia, perde il controllo rischiando di farsi ammazzare, usa una pistola e si lancia in un inseguimento armato.

Non vi basta? E se vi dicessi che, oltre a non morire, chiude il film in procinto di usare una pagina del Death Note per uccidere Light? L che usa il potere del quaderno. Pensavo che peggio di così non potesse andare, ma invece c’è dell’altro.

3) Misa

Che qui si chiama Mia. Che sarebbe una modella, e qui fa la cheerleader. Che si vestirebbe tipo sadomaso, qui è in tuta. Però ho detto che voglio essere tollerante, quindi dirò che nella coppia Light-Mia quello che viene manipolato è lui. Mia è invece quella che diventa assetata di potere, spietata al punto da ingannare Light e compiere gli omicidi che lui non voleva più commettere. Fino al colpo di scena finale: Mia scrive sul quaderno il nome di Light, e strapperà la pagina solo se lui le consegnerà il quaderno. Come dite? Misa venerava Light e si muoveva tipo fosse il suo cagnolino? Light manipolato è quanto di più inverosimile possiate immaginare? Dettagli, pare.

Senza nulla togliere alla bellezza della Margaret, per carità.

4) L’operato di Kira

Conseguentemente allo stravolgimento del personaggio di Light, le sue azioni col Death Note vedono sin dall’inizio la partecipazione di Mia. Non solo, la sequenza utilizzata per mostrarci la serie di omicidi è realizzata in un modo tale che alla fine, a non aver visto l’anime, penseremmo tutti che la nascita di Kira sia una vera e propria bravata adolescenziale, una roba che i due fanno per provare il brivido di sentirsi alternativi, di eccitarsi (dato quanto ci fan vedere le loro pomiciate). Insomma, un po’ come quando nei film sulla droga lui e lei si fanno assieme. Però mi sembrava che Blow e Death Note fossero due cose diverse.

5) Le regole del Death Note

Dulcis in fundo, tutta la regolamentazione del Death Note viene praticamente ignorata. Ad esempio, una delle regole dice che sebbene possano essere cambiate data e modalità di morte, questa non può essere annullata. Ragazzi, tra pagine strappate e periodi ipotetici (alla fine Light scrive “Mia morirà SE prenderà il quaderno al suo proprietario.” What?) l’irreversibilità della morte sembra una barzelletta.

Ma molto semplicemente, senza voler fare gli stronzi che si ricordano ogni regola, nella prima pagina del Death Note sta scritto che “La persona il cui NOME verrà scritto su questo quaderno morirà”. Ebbene, il vero nome di Watari è Quillish Wammy. Spiegatemi perché diavolo Light dovrebbe riuscire ad ucciderlo.

Insomma, probabilmente mi prenderò qualche insulto o si penserà che sia pignola o ancor peggio, a detta di qualcuno, ci saranno delle inesattezze in ciò che ho detto. Fatto sta che per me Death Note, nell’anime, presentava dei personaggi e dei contenuti forti, originali, emozionanti. Questo film sembra la bravata di due ragazzini che accidentalmente tira su un polverone. Io non credo che Death Note sia questo, perciò con tutto il mio amore per Netflix, avrei preferito che Hollywood si fosse fatta gli affaracci suoi.

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1994, ma nessuno ci crede e ancora bersi una birra è complicato. Cinema, libri, videogiochi e soprattutto cartoni animati sono nella mia vita da prima che me ne possa rendere conto, sono stata fregata. Non ho ancora deciso se sembro più stupida di quello che sono, o più furba; pare però che il cinema mi renda, quantomeno, sveglia. Ah, non so fare battute simpatiche.

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