Focus

Dio è morto e ci ha lasciato Frank Gallagher

Il frontman perfetto per una serie che non muore mai: Frank Gallagher e Shameless sono la coppia d’oro della tv.

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“Così parlò Frank Gallagher”

Conscio che i paragoni di questo articolo faranno saltare sui lampadari circa il 90 % di voi (il restante dieci è sbronzo), mi accingo a parlarvi di uno dei migliori personaggi che la tivvù degli ultimi dieci anni ha sfornato.

Già, perché in tempo di Sesso droga e pastorizia, meme di contadini che comandano con barili di Finkbrau sottobraccio e video di sovietici che bevono vodka dai ciabattoni Madigan, uno come Frank Gallagher non può che essere una sottospecie di eroe nazionale.

Frank è il vero e proprio mattatore di Shameless, serie che consiglio a tutti tranne che a quelli che bevono sherry col mignolino teso e si scandalizzano alla prima scena osé.

Armato di bicchiere contenente una qualsivoglia bevanda alcolica (solitamente molto più alcolica del vostro sherry) mister Gallagher sale in cattedra e sentenzia, diatriba e conciona, esponendo all’uditorio le sue teorie sbronze su quanto la vita sia solo una bagascia da fottersi, un barile da svuotare, un buco caldo dove rifugiarsi nei tempi di magra.

Oddio che gretto villano! vi sento già, suocere che non siete altro. Uguali uguali a quei moralisti pecorecci che lo stesso Frank fa a fette nei suoi monologhi.

Capofamiglia (si fa per dire) della famiglia Gallagher, quando penso a Frank non può che venirmi in mente il folle che Nietzsche faceva andare in giro col lanternino gridando «Gott ist tot» (“Dio è morto”).

Ecco, lo sapevo: tutti gli intellettualotti ci hanno abbandonati; vanno a rifarsi gli occhi sulle pagine di Internazionale.

Paragone tirato un paio di palle!

Dite che mettere insieme Frank Gallagher e Nietzsche assomiglia tanto a una pisciata extravasaria?

Cominciamo col dire che Frank è prima di tutto un egoista ai limiti dell’inverosimile: non percepisce altra divinità al di fuori di sé stesso e si considera il migliore di tutti sempre e comunque.

Adesso capite che tirare fuori Federico Guglielmo Nocciole (Friedrich Wilhelm Nietzsche per quelli che col senso dell’umorismo ci bilanciano il tavolino dondolante) non è così difficile?

No?

Ma cristo, allora non ci arrivate proprio! Santa miseria, prendete Frank: un fallito alcolizzato, incapace di affezionarsi praticamente a niente, che vive con mezzucci e insegnando al mondo la nobile arte dello scrocco. Frank trascende il Superuomo, perché è un perdente sempre vincente.

Il nostro eroe sugge il succo della vita battendosene di tutti quei preconcetti morali, quelle gabbie in cui ci imprigiona la paura del prossimo: semplicemente se ne batte. Vive, gode, si sbronza e quando è in vena sale sul bancone dell’Alibi Bar per regalare perle di saggezza che bisognerebbe prendere appunti.

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L’eterno ritorno

I viaggi di Frank (e non intendo solo quelli indotti da LSD) hanno la peculiarità fondamentale di restituire allo spettatore sempre il solito, caro, detestabilissimo personaggio che ama. Le sue crociate per aiutare il prossimo, per aiutare i malati di cancro, dare rifugio in giardino a bande di messicani in clandestinità, le volte in cui finge di essere un buon padre, le mille e mille quisquilie quotidiane in cui si infila, non hanno altro scopo se non quello di portargli qualche vantaggio.

Frank non sa pensare ad altro se non alla soddisfazione del proprio piacere, come tutti forse, solo che lui lo fa senza pudore alcuno, senza vergogna (“shameless”, per l’appunto).

Le innumerevoli “saghe” in cui possiamo ripartire la sua storyline non hanno altro scopo se non quello di mostrarci il suo eterno ritorno, le sue parabole, la sua filosofia che inizia e finisce in sé stesso.william-h-macy--z

Frank è un personaggio che reggerebbe la serie anche da solo, e adesso che posso smetterla con paragoni osceni, atti semplicemente a tirarmela che conosco Nietzsche (gli intellettualotti annuiscono comprensivi e si grattano la barba), vorrei rivolgere uno stramegagiga “Grazie” a quel fenomeno che è William H. Macy.

Che Macy fosse un attore tremendamente capace lo si sapeva da ben prima di Shameless (Fargo, fratelli Coen: spettacolo), ma se devo dire la mia ormai lo identifico talmente tanto con Frank Gallagher che per me è quello ormai il ruolo della sua vita. Anche perché incarna uno dei miei personaggi preferitissimi e del quale – anche se a ripensarci fa veramente schifo alla merda – è impossibile non innamorarsi perdutamente.

Continua a insegnarci come stare al mondo Frank, prosit!

P.s. Se non volete attirarvi le ire di Frank passate a salutare i nostri amici di Shameless US Italian Page!

Article written by:

Federico Asborno

L'Asborno nasce nel 1991; le sue occupazioni principali sono scrivere, leggere, divorare film, serie, distrarsi e soprattutto parlare di sé in terza persona. La sua vera passione è un'altra però, ed è dare la sua opinione, soprattutto quando non è richiesta. Se stai leggendo accresci il suo ego, sappilo.

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