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Disney 3.0 : una nuova generazione di eroi

Alla parola Disney è facile pensare immediatamente a belle principesse, castelli da favola e trame ricche di cliché… è matematico quanto il 2+2=4.  La casa di produzione più famosa d’America ci ha viziati per bene fin dai suoi esordi e ha continuato a farlo con meravigliosi lungometraggi animati fino alla fine del Novecento. Ma negli ultimi anni le cose hanno iniziato a cambiare: è infatti in corso un’operazione molto forte ed innovativa rispetto ai suoi standard classici, sia per quanto riguarda le tematiche che i personaggi.

Dopo i grandi Classici immortali, avviene un primo rinnovamento con il cosiddetto Rinascimento Disney (1989/99): attraverso film strepitosi come la Sirenetta, Aladdin, la Bella e la Bestia, il Re Leone, Pocahontas, il Gobbo di Notrè Dame, Hercules, Mulan e Tarzan la Disney propone al pubblico un nuovo format che attinge direttamente dal musical e che quindi fa delle canzoni il suo punto di forza. Si susseguono infatti nelle colonne sonore compositori con i contro-marron glace come Alan Menken, Hans Zimmer, Elthon John e Phil Collins. Inoltre vengono sperimentate dagli animatori nuove tecniche che uniscono la tradizionale animazione 2D (a mano) con quella al computer.

Con l’inizio del nuovo millennio, la Disney perde quota sfornando diversi flop come Dinosauri (voto 3/5), Fantasia 2000 (voto 4/5), Mucche alla riscossa (voto 3/5), Chicken Little (voto 2/5), Bolt (voto 0/5), I Robinson (voto 4/5), ma anche titoli fortunati come le Follie dell’Imperatore (voto 5/5), Atlantis – l’impero perduto (voto 4/5), il Pianeta del tesoro (voto 5/5), Lilo & Stitch (voto 5/5), Koda, fratello orso (voto 5/5) e La principessa e il ranocchio (voto 5/5) che però vennero messi sugli allori come casi a parte.

Ecco che però dal 2010 ad oggi la Disney ha intrapreso una nuova strada: ci ritroviamo di fronte ad una nuova rivoluzione, ad una nuova generazione di personaggi ben costruiti e di storie dense d’emozioni e completamente fuori da ogni cliché. E se prima 2+2 faceva 4, ora al suo posto troviamo una bella x.

!!!ATTENZIONE: SPOILER!!!

Rapunzel

Rapunzel – l’intreccio della torre (2010)

Si tratta della classica fiaba rivisitata in chiave disneyana? A prima vista è quello che chiunque potrebbe pensare, eppure non è così. La Disney scegliendo la fiaba di Raperonzolo voleva dare un chiaro segnale di netto cambiamento. Come nella versione dei fratelli Grimm, non è il principe a salvare la principessa, bensì il contrario: è Rapunzel che, grazie al potere delle sue lacrime, riesce a salvare il suo amato.

"WRECK-IT RALPH" (Pictured) RALPH in the video game world of Sugar Rush. ©2013 Disney. All Rights Reserved.

Ralph spaccatutto (2012)

Primo Classico  tratto da un videogioco. Primo Classico dove il protagonista è un cattivo, un cattivo che sogna di essere un buono. Il tema plurinflazionato dell’identità raggiunge in questo film l’apice della poesia (e sfido chiunque a trovare ‘vera poesia’ nei videogiochi).

Io non vorrei essere nessun altro a parte me.

 

Frozen – il regno di ghiaccio (2013)Frozen

Film dei record, liberamente tratto da un fiaba di H.C.Andersen, totalmente fuori da ogni tipo di cliché. La principessa Anna è logorroica, ridicola e per nulla fine (bruciando la tradizione delle perfette principesse Disney), il gentile e premuroso principe Hans si scopre essere invece uno grande str… strudel e l’atto di vero amore che può spezzare l’incantesimo non è il classico bacio da favola, ma il legame fraterno.

 

Big Hero 6

Big Hero 6 (2014)

Il giovane Hiro perde suo fratello Tadashi in un incendio. Non è la prima morte che la Disney ci mette davanti allo schermo (due su tutte, la mamma di Bambi e Mufasa: traumi da martellate sulle bal… balestre). In questo film però il lutto diventa il tema portante dell’intera trama. Tra Hiro e Baymax, un robot costruito dal fratello, nasce una forte amicizia che facilmente si confonde col legame fraterno. Il nostro protagonista dovrà infine affrontare la prova più grande: trovare il coraggio necessario per lasciare andare e accettare la morte del fratello.

 

Zootropolis (2016)

La vita non è un cartone animato in cui canti una canzoncina e i tuoi futili sogni per magia diventano realtà.

Non è una frase che ci si aspetterebbe mai in un film Disney, eppure a Zootropolis le cose stanno così… a Zootropolis o, per meglio dire, nel nostro mondo. Questo film infatti denuncia fortemente la nostra società

Ci saremo pure evoluti, ma resteremo sempre degli animali.

e la politica attuale.

È questo che vuoi? Che le prede temano i predatori in modo di restare al potere?

Zootropolis

Per una volta nella sua storia, la Disney mette da parte le solite favolette e cerca di spiegare ai bambini in modo semplice e divertente il mondo in cui viviamo.

La vita reale è complicata. Tutti abbiamo dei limiti e tutti commettiamo errori. […] E più cerchiamo di capirci e aiutarci l’un l’altro, più sarà speciale ognuno di noi. […] Il cambiamento parte da tutti noi.

 

Detto questo, è chiaro che la Disney del nuovo millennio ha finalmente trovato la ricetta perfetta per cucinare film che stanno al passo coi tempi. Con una nuova generazione di eroi, lo zio Walt riprende possesso della via del successo abbattendo un pesante muro di cliché da favola.

Eppure la gente alla qualità preferisce sempre i Minions… Why?!?

Se non potete fare a meno della Disney, visitate all’istante la super pagina Impero Disney

Article written by:

Federico Luciani

Nasce nel 1990. Sette anni più tardi s'innamora del teatro e da allora sono fidanzati ufficialmente. Laureato al DAMS di Bologna e impegnato nel teatro sociale da diverso tempo. Quando non scrive, divora film di ogni genere. Dylan Dog come eroe, Samuel Beckett come mentore, Woody Allen come esempio e Robin Williams come mito.

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