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Disney VS Disney: Zootropolis e Oceania sono candidati entrambi all’Oscar

Alla fine è accaduto ciò che si temeva: Oceania e Zootropolis sono stati entrambi nominati all’Oscar!

La categoria in questione, Miglior Film di Animazione, è stata piuttosto tardiva agli Oscar. Nata soltanto nel 2002, una delle ragioni principali per cui si è tentennato a crearla per tanto tempo era ovviamente l’egemonia della Disney in questo campo.

Oltre ad aver inventato il lungometraggio animato (con Biancaneve e i sette nani), la Disney non ha avuto rivali particolari sul mercato statunitense fino quasi agli anni Ottanta, e ci vorranno ancora 10-20 anni da quel momento perché la Dreamworks Animation di Spielberg o i Blue Sky Studios distribuiti dalla Fox possano diventare veramente concorrenziali.

Nei primi 2000 quindi i tempi paiono finalmente maturi: la CGI al posto dell’animazione tradizionale è una tecnica che cominciano a padroneggiare più studi internazionali, c’è una buona eterogeneità di case, e soprattutto la Disney sembra in una fase di stanca creativa (passato il Rinascimento degli anni Novanta, questi periodi sono popolati da flop quali Dinosauri Mucche alla riscossa). E infatti il primo Oscar in assoluto al Film d’Animazione va al film anti-disneyano per antonomasia: Shrek della Dreamworks. Onta massima!

L’anno successivo la tendenza si riconferma con la vittoria de La città incantata del maestro Hayao Miyazaki, in animazione tradizionale. Ben due anni di Oscar ai cartoni animati e nessuna vittoria per la Disney, sembrano momenti veramente bui per la casa.

Poi, però, qualcosa va storto. Il proclama “ora ci sono tante case di produzione, l’Oscar non andrà più solo alla Disney” si incaglia contro un grosso imprevisto. L’iceberg in questione sono i Pixar Animation Studios, in quegli anni prodotti e distribuiti proprio dalla Disney (la Disney acquisirà ufficialmente la Pixar solo nel 2007). Si aggiudicano il primo Oscar nel 2004 con Alla ricerca di Nemo e da quell’anno in poi, con poche interruzioni, inanellano un film migliore dell’altro: la Pixar, in barba alla politica tipica degli Oscar “facciamo vincere un po’ tutti”, trionfa negli anni successivi con Gli IncredibiliRatatouille, WALL-E, Up, Toy Story 3, Ribelle e infine l’anno scorso con Inside Out, portandosi a casa un totale di 8 Oscar nella categoria Miglior Film d’Animazione su 16 edizioni, un record.

E i classici Disney? Bisogna aspettare il 2014 con Frozen perché finalmente la casa madre vinca la sua prima statuetta – bissata però pure l’anno dopo con Big Hero 6. Insomma: solo briciole per le altre case di produzione.

Quindi doveva succedere un giorno che la Disney concorresse contro sé stessa. In realtà si pensava che la disputa sarebbe stata, prima o poi, tra il Classico Disney e il film Pixar. Fatalmente, invece, il 2016 ha voluto che ben due classici Disney uscissero sul mercato: Zootropolis, a inizio anno, e Oceania, nel periodo natalizio.

Sono stati talmente apprezzati da pubblico e critica da essere stati entrambi candidati prima ai Golden Globe, e poi agli Oscar, che hanno invece escluso di fatto il film Pixar 2016, Alla ricerca di Dory (tre nomination su cinque cominciavano a essere pesanti).

La questione interessante è che Oceania (in originale, Moana) e Zootropolis (in originale, Zootopia) rappresentano un vero scontro tra due anime antiche della Disney.

Oceania è la favola che fa sognare, ma anche il film basato sulla “magnificenza visiva”, sulla sperimentazione e l’avanzamento tecnico: è degno erede dei grandi capisaldi BiancaneveLa bella addormentata nel bosco, La sirenetta, La bella e la bestia, Il re leone, i film usciti nelle varie “epoche d’oro”.

Zootropolis è la pellicola divertente ma intelligente, basata soprattutto sulla scrittura e i personaggi e su tecniche di animazione meno spettacolarizzate, erede 2.0 dei film Disney della cosiddetta “Epoca di Bronzo” (avete presente quel filotto di classici Disney uscito negli anni Settanta in cui il tratto a matita del disegno animato era molto in vista?): sono i film considerati forse meno “portanti” dalla Disney ma che hanno popolato prepotentemente la nostra infanzia, basti pensare a videocassette consumate come La spada nella rocciaRobin Hood – c’è chi dice che Nick Wilde di Zootropolis sia diretto discendente di quella volpe.

Entrambi i film sono portatori di messaggi “pesi”: Oceania si sobbarca ancora una volta la new wave femminista della Disney (vedi RibelleFrozen, Maleficient e lo stesso Star Wars) ma soprattutto è portatore, ovviamente, di un messaggio ecologista.

Zootropolis in questo momento è forse ancora più importante: il sottotesto del film, il conflitto tra predatori e prede, non può non far pensare per come è trattato alla difficile situazione internazionale attuale, con intere categorie umane additate a pericolo e potenziali assassini di massa.

Chi vincerà? Personalmente sono in controtendenza rispetto alle recensioni di TheMacGuffin poiché trovo Oceania un gradino sopra Zootropolis un po’ su tutti i fronti: regia, sceneggiatura, montaggio, grafica, tecnica di animazione, coinvolgimento emotivo (ma quello è meramente personale). Però Zootropolis si è già aggiudicato il Golden Globe e probabilmente, in questo preciso momento storico, rappresenta un manifesto importante di un principio (la tolleranza tra razze) che in America del nord non è più così scontato.

C’è una terza opzione, però: si sa che è molto rischioso che due candidati agli Oscar nella medesima categoria appartengano allo stesso film o alla stessa casa, perché questo significa disperdere i voti. I due Golia Disney, uno contro l’altro, potrebbero stavolta soccombere e lasciare il campo libero agli altri tre nominati, film altrettanto premiati dalla critica: Kubo e la spada magica e gli europei La tartaruga rossaLa mia vita da zucchina.

Forse sarà la volta buona in cui avremo un po’ di variazione sui vincitori.

Oppure no.

E voi, per quale tifate?

P.s. se siete fan della Disney, fate un salto su Impero Disney!

Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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