Focus

Dorian vs Dorian: chi è il migliore?

UN IPOTETICO BREVE INCONTRO DI PUGILATO TRA LE DUE TRASPOSIZIONI SU SCHERMO DEL PIÙ CLASSICO DEI PERSONAGGI DI OSCAR WILDE

Sempre verde sarà la lotta tra Oscar Wilde e James Joyce per la palma di penna più venerata d’Irlanda, con i due che, pur essendo stati contemporanei solamente per 18 anni, hanno portato avanti un processo di critica ai valori della società che continua a ispirare anche 100 e più anni dopo. L’opera più conosciuta di Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, e quella di Joyce, Gente di Dublino, hanno ispirato migliaia di produzioni di critica, saggistica e approfondimento linguistico, con il primo che, nel 2009, ha conosciuto la gloria cinematografica. Le opinioni sono state molto contrastanti riguardo alla trasposizione di Dorian Gray, protagonista che – al pari degli altri personaggi – ha subito cambiamenti rispetto all’originale cartaceo pubblicato nel 1881.

Allo stesso tempo, la fantasia degli autori di Penny Dreadful li ha spinti a coinvolgerlo anche nella propria idea televisiva, trasportando sul piccolo schermo una nuova versione che presenta anche in questo caso una serie di “defezioni” rispetto al manoscritto.

TheMacGuffin si propone per organizzare un ipotetico match sul ring tra le due varianti di Dorian Gray, analizzando in 4 riprese quelli che possono essere i punti di forza e i punti deboli delle due versioni. E anche se volassero le mazzate per i due non sarebbe un problema….

Round 1.
L’estetica

Partendo dal presupposto che nessuna delle due versioni ha rappresentato alla lettera il personaggio di Wilde su schermo, la versione del 2009 presenta sicuramente delle caratteristiche più simili rispetto a quella di Penny Dreadful. Via boccoli biondi e occhi azzurri, dentro capelli lisci castani e occhi nocciola. Il portamento gioca a suo favore, con Ben Barnes che riesce quantomeno ad avere un minimo in più di tono rispetto al collega.

Ben Barnes:
Reeve Carney: Jesse McCarthney

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Round 2.
L’evoluzione del personaggio

Ovviamente l’adattamento di Penny Dreadful porta il personaggio a seguire il filone narrativo della serie, ma l’alone di mistero disegnato attorno a una figura che col passare del tempo è rimasta preda d’apatia e lussuria, con quell’alone di “libertinismo” che – sebbene non venga mai citato nel libro – si adatta al contesto in cui è ambientata la serie, funziona. D’altro canto Barnes recita in quella che dovrebbe essere la mera rappresentazione del romanzo, con troppe incongruenze narrative (l’età in cui viene pugnalato il dipinto, il fatto di essere mostrato come apertamente bisessuale e promiscuo, la mancanza del libro regalato da Lord Henry…) per riuscire a ritrarre il Dorian perfetto.

Ben Barnes: gemello cattivo
Reeve Carney:

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Round 3.
La retorica

I dialoghi sono una delle componenti più importanti della vita di Dorian Gray, che nel libro tira a scherma con le parole. Nelle due rappresentazioni, i dialoghisti sembrano invece fregarsene e le versioni su schermo di Dorian finiscono per non riflettere assolutamente l’originale. Croce rossa sul “My name is Dorian Gray” detto alla Zac Efron in Penny Dreadful, sebbene il collega non riesca poi a fare tanto meglio.

Ben Barnes:
Reeve Carney: quarterback della scuola

dorian gray vs wilde oscar macguffin

Round 4.
Il ritratto

In ultimo, ma assolutamente non per importanza, il ritratto. Se consideriamo solamente il quadro, quello della versione del 2009 è sicuramente migliore del Dorian in catene di Penny Dreadful. C’è però da sottolineare un aspetto estremamente importante: l’intimità che c’è tra la tela e Dorian Gray. Nel libro, come nella serie, il dipinto è custodito gelosamente da Dorian, andando a sottolineare come il nodo di peccati che intreccia il protagonista alla gettata di linee e colori sia il vero stimolo alla perpetuazione degli stessi. Nel film il quadro è esposto in bella vista. E questo vale la bocciatura.

Ben Barnes: esibizionista
Reeve Carney:

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Bene. Vi siete accorti come non ci sia piaciuto nessuno dei due Dorian. In realtà è semplicemente perché il romanzo di Wilde ha uno straordinario potere: un’estrema caratterizzazione personale. Il personaggio di Dorian Gray, nel suo turbine d’eccessi, porta inevitabilmente a un approfondito esame di coscienza su ciò che ci circonda. Personalmente, me lo sarei immaginato in maniera completamente differente e – in entrambi i casi – ammetto che il tutto si è rivelato abbastanza deludente. E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo? Beh, parlatene con un vostro ritratto.

P.s. Se siete dei fan di Penny Dreadful, ricordatevi di fare un salto dai nostri amici di Penny Dreadful – Italia!

Ah, a proposito di serie tv, date un’occhiata anche a Serie Tv News e Serie tv, la nostra droga.

Article written by:

Giuseppe D'Amico

Classe '93, venuto al mondo in una metropoli di 5000 anime sull'Appennino abruzzese. Da ragazzino ascolta musica, legge libri e soprattutto guarda un sacco di film con i suoi teneri amichetti in cameretta, proseguendo poi fino ai 23 anni. Osserva molto e scrive bene, almeno questo è quello che gli dice sua madre.

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