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Focus

Il fascino discreto dello smoking femminile

A me piace scrivere articoli spesso inutili e molto poco intellettuali. Nella mia solita confusione su quale argomento trattare in questa simpatica sede, mi sono messa a fissare il muro cercando di farmi venire un’idea. Sul mio muro c’è attaccata in bella mostra una cartolina con Marlene Dietrich sul set del film Marocco. Ideona frivola: scrivo cose e robe sulle migliori donne in smoking (o cravatta o frac) del cinema. Ma prima, un po’ di storia.

Quella donna in frac

Correva l’anno 1966 e babbo Yves Saint Laurent ebbe la geniale idea di portare in passerella lo smoking. Bella giacchetta, camicia e cravattino. Per le donne. Un’esplosione di stile e anticonformismo, di libertà sessuale e rottura delle regole di genere. Già una donna che portava i pantaloni era vista in modo strano, attraente e potenzialmente pericolosa, sia per gli uomini che per le donne. Un gioco di stile che ribaltava le regole dell’attrazione tra sessi diversi e non. Come disse Pierre Bergè, compagno storico di Yves Chanel ha dato alle donne la libertà, Yves Saint Laurent gli ha dato potere. Ha lasciato il territorio estetico per penetrare quello sociale. Ha compiuto un’opera di rilevanza sociale. Se un uomo in smoking è molto elegante e stiloso, una donna in completo nero e camicia bianca è una bomba a orologeria di fascino e potere sensuale. Il cinema se ne accorse un po’ prima di Yves, ma ciò non toglie che moda e film abbiano cambiato un certo modo di vedere la donna.

Effetti ed effettacci dello smoking

Considerazioni a margine e doverose: nell’anno di grazia 2017 la moda maschile sulle donne ha sempre un bel seguito, ma ha i suoi effetti collaterali. Tra moda androgina, tomboy e cose simili, la femminilità si vede sempre meno. Ora dirò un paio di opinioni personali che forse susciteranno storture di naso e agitazioni da parte delle leonesse da tastiera.

  1.  In origine lo smoking era pensato per una donna che voleva sottolineare  la propria femminilità, esplosiva e libera, con un effetto paradosso. Adesso, tra cravatte, moda maschia, cappelli opinabili e abbigliamento da carrozziere, sembra che le donne vogliano solo “copiare gli uomini” invece di sottolineare il potere nascosto della propria femminilità.
  2.  Lo smoking non è per tutte. Chiedo venia, chiamatemi pure superficiale, ma se prendete una tipa burina e discutibile e le mettete lo smoking, l’effetto è orripilante. Lo smoking bisogna saperlo portare, e bisogna essere orgogliose del proprio essere donna per dare quel certo “non so che” a una giacca scura.

Ma veniamo al cinema: ecco qui per voi una selezionata carrellata di donne in smoking che hanno fatto sognare intere generazioni di donne e uomini.

Lo smoking di Marlene

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Siamo nel 1933, e Josef von Sternberg sceglie la mitica e fascinosa Marlene Dietrich per interpretare Amy Jolly in Marocco. Una storia fatta di amanti e relazioni clandestine, in un deserto irreale e simbolico ricostruito in studio. Superba cantante in un cabaret del Marocco spagnolo, Amy fa la sua apparizione in uno splendido smoking, cappello a cilindro e sigaretta tra le labbra e battezza la prima scena saffica della storia del cinema, con un bacio sulle labbra dato a una giovane spettatrice dello spettacolo di cabaret. Per quanto quella scena sia stata probabilmente pensata per vivacizzare la fantasia degli spettatori maschi, Marlene viene consacrata al ruolo di donna dal fascino ambiguo, che può essere adorata dagli uomini, ma anche dalle fanciulle.

Lo smoking di Julie in Victor Victoria

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In questa commedia musicale ambientata nel 1935 abbiamo una bellissima e bravissima Julie Andrews  “che fa finta di essere un uomo che fa finta di essere una donna”. Victoria Grant è un soprano in bolletta che si lascia convincere dall’intrattenitore Toddy, un gay che riesce a mettersi sempre nei guai, a vestire i panni del conte polacco Victor Grezhinski che recita e canta en travesti per ottenere finalmente una scrittura e non finire sotto i ponti. Victoria però è talmente convincente, e la sua femminilità così esplosiva, da confondere molti e creare tutta una serie di gag ed esilaranti equivoci, specialmente col gangster King Marchan, attratto da lei ma che comicamente comincia a nutrire seri dubbi sulla propria virilità. Victoria dovrà tenere i nervi saldi per non rischiare la carriera e schivare i tentativi di King di smascherarla pubblicamente.

Lo smoking di sopravvivenza di Glenn Close in Albert Nobbs…

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Se lo smoking è stato un simbolo di potere femminile al cinema, è anche vero che in alcuni casi diventa una “divisa”, un travestimento usato per sopravvivere a una società sessista e crudele. Albert Nobbs è un cameriere in un hotel di Dublino. Ma sotto le cravatte e le giacche scure si nasconde una donna determinata a sopravvivere, costretta a travestirsi per poter lavorare più facilmente. Albert è amica di un giovane collega, in realtà donna anche lui, e sposato con un’altra donna. Resasi conto che l’unione tra due donne è possibile e può portare felicità, Albert comincia a guardarsi intorno nella speranza di trovare una compagna da amare e si imbatte in Helen, una delle cameriere dell’Hotel e di cui si innamora. Helen però è una ragazzina confusa e disprezza l’amore di Albert, e il loro rapporto sarà messo in crisi di continuo.

… e i vestiti maschili di Judy ed Emma

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Film del 1991 mezzo finito nel dimenticatoio, ma bellissimo. Sto parlando di Impromptu, splendida pellicola incentrata sul rapporto d’amore che legava l’anticonformista George Sand (Judy Davis) al romantico Fryderyk Chopin (uno Hugh Grant in fase sbarbatella). Va bene, non stiamo tecnicamente parlando di smoking, ma è impossibile non collegare un abito maschile a George Sand, scrittrice di successo che a inizio carriera vestiva maschile per risparmiare, e dopo per comodità. George Sand fuma sigari, cavalca in pantaloni, scrive di passioni femminili. È una donna romantica e dalla femminilità audace, ma commette l’errore di corteggiare il delicato Chopin “come farebbe un uomo con una ragazza pudica”. Insieme a lei, vediamo anche la Duchessa D’Antan (Emma Thompson, leggermente isterica e comica) che offre ospitalità e idolatria agli artisti di sua conoscenza e decide di irrompere a una cena elegante in un elegantissimo frac, sbalordendo tutta la tavolata.

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Fuori Classifica: gli smoking di Peter Lindbergh

Uno di quei casi in cui è d’obbligo dire: allora scusa, sei mejo te. Non è un film ma non potevo non farvi partecipi di un tale capolavoro del bianco e nero. Questo spot è stato girato a Portofino, tra locali eleganti, auto lussuose e tutte le altre cose meravigliosamente fuori dalla realtà tipiche delle pubblicità. Protagonisti? Cate Blanchett, Zhou Xun,  Ewan McGregor, Emily Blunt, Christoph Waltz, TUTTI rigorosamente in smoking. Un livello di epicità, eleganza, e bonaggine over 9000 per tutti i gusti, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Facilissimo dimenticarsi che cosa pubblicizzino, mi sembra si tratti di un orologio. Ma non sono sicura, stavo guardando Cate ed Emily.

Il video è firmato Stephen Kidd e Peter Lindbergh. Per chi non lo sapesse, quest’ultimo è un simpatico omino rotondo con gli occhiali, creatore di spot per la Dior, con la bislacca abitudine di usare gli Uniposca dorati e quintalate di sfoglia-oro sulle modelle, Charlize Theron in primis. E di questo gli siamo tutti profondamente grati.

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Nasce nel 1990 in mezzo ai colli toscani dove impara la dura legge della provincia. Coltiva la sua passione per i libri,il cinema,il disegno e la misantropia. Le piace confrontarsi con persone disagiate almeno quanto lei.

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