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George A. Romero: cinque titoli (non zombie) per salutare un grande Maestro

Immagino che lo abbiate saputo, lo scorso 16 Luglio, all’età di 77 anni, ci ha lasciato uno dei più influenti registi del dopoguerra, un artista unico con una coerenza artistica ammirevole. George A. Romero si è riunito ai suoi amati zombie e mentre aspettiamo di vederlo tornare a capo di un esercito di non morti, mi sembra doveroso riempire il tempo scrivendo di lui.

Anche perché non so voi, ma per me è stata una discreta mazzata, lo so che è irrazionale sentirsi di pessimo umore per qualcuno che è entrato nelle nostre vite solo attraverso la sua arte, però che vi devo dire, è così porco mondo!

Sarà per motivi anagrafici, o forse per manifesta grandezza (anche fisica, 1,93 di ex giocatore di pallacanestro), ma Romero era un punto fermo, qualunque cosa accadesse, ero sicuro che l’occhialuto regista fosse là fuori da qualche parte, a fare testate per racimolare i fondi per un nuovo film. Invece ora dovremmo abituarci all’idea che il nostro si trova lassù dove merita di stare, nel Valhalla dei grandissimi del Cinema.

Perché, inutile girarci attorno, un’enorme porzione della cultura popolare moderna è nata dal lavoro iniziato a Pittsburgh nel 1968 da Romero, quando con pochi soldi, tanti idee e qualche amico, nel weekend ha sganciato sul mondo quella bomba atomica intitolata La notte dei morti viventi. Ridendo e scherzando, ci sono là fuori un sacco di persone che se di lavoro fanno i registi e non gli idraulici, è Romero che devono ringraziare, per non parlare dei fumetti tanto amati da Romero e dei videogames, il The Walking Dead di Robert Kirkman (il bel fumetto, non la pallosa serie tv!) e tutta la saga di Resident Evil, sono stati tutti tenuti a battesimo da un Maestro del Cinema che, per assurdo, al cinema ha raccolto davvero poco in termini di incassi e meriti.

“Tu, laggiù, ti ho visto correre: gli zombie non corrono”.

Eppure, il “Papà dei morti viventi” non si è limitato a portare al cinema i suoi “Blue collar monster” come li chiamava lui, i suoi mostri operai. Ed è qui che arriviamo al cuore di questo mio piccolo omaggio, la grandezza di Romero per me va anche cercata anche nella coerenza con cui ha affrontato anche altri soggetti, ma sempre con grande amore per il film di genere e un gusto per la critica sociale: in tanti anni zio George non le ha mai mandate a dire.

Quindi, l’obbiettivo è molto semplice: riempire il tempo in attesa del ritorno di zio George. Ok, ma anche far venire, a chiunque abbia la sfortuna di leggermi, la voglia di correre a rivedersi uno dei film di Romero, perché avremmo anche perso l’uomo, ma per fortuna avremo sempre i suoi film con cui consolarci. Pronti? Via! I miei cinque titoli Romeriani (non zombi) preferiti!


La città verrà distrutta all’alba (1973)

Un titolo italiano in puro stile anni ’70 che se ne sbatte dell’ansia da spoiler dei nostri (strambi) tempi moderni. The Crazies, da non confondere con il suo remake del 2010, è una diretta continuazione della critica alla società iniziata proprio con La notte dei morti viventi. Un’arma biologica militare chiamata “Trixie” trasforma gli abitanti di Evans City, Pennsylvania (lo stato americano preferito dai vampiri), in pazzi assassini pronti a uccidere tutto e tutti.

“Mantenete la calma, gli infetti verranno bruciat… Ehm soccorsi per primi”.

Mentre il governo cerca d’insabbiare la questione (in puro stile americano, mi verrebbe da dire) la trama diventa una corsa contro il tempo, per altro, anche per Romero. Il finale efficace e frettoloso del film è stato dettato da una ragione molto semplice: erano finiti i pochi soldi del budget (storia vera).

Eppure, La città verrà distrutta all’alba è ancora una riuscita critica sociale e se per caso leggendo queste righe avete pensato alla Raccoon City di Resident Evil tranquilli, è solo la mano di Romero che si allunga sopra la cultura popolare.


Creepshow (1982)

L’altra grande passione di Romero, oltre al sushi, il vino buono e la pallacanestro, è sempre stata per i fumetti e sono proprio quelli della mitica EC Comics a venire omaggiati in Creepshow, la vera ragione per cui amo i film antologici horror.

Certo, aiuta avere un amico di nome Stephen King quando vuoi parlare di horror, infatti Creepshow è la prima collaborazione tra i due maestri dell’horror tanto che zio Stevie compare anche nei panni del contadinaccio protagonista del segmento intitolato The Lonesome Death of Jordy Verrill.

“Vieni ti faccio fare una parte nel film diceva… Così imparo a fare un piacere ad un amico!”.

Qualcuno potrà dirvi che Creepshow è uno spettacolo al limite del kitsch, ma nessuno come Romero ha letteralmente trasformato lo schermo cinematografico in una tavola di un fumetto della EC Comics, uno spettacolo acido e cattivello fatto dal sarto per strapparvi brividi e risate in ugual misura!


Monkey Shines – Esperimento nel terrore (1988)

Sapete cosa mi manda in brodo di giuggiole in un film? Quando compare una scimmia. E quella cappuccina di Monkey Shines è una delle più celebri e riuscite della storia del Cinema. La storia dello studente tetraplegico, in balia della tenera scimmietta ammaestrata che dovrebbe aiutarlo nelle funzioni motorie, non è soltanto un horror con animali davvero riuscito, ma un’opera quasi hitchockiana nel gestire i meccanismi della suspence. Una scimmia di solito migliora un film, ma avere un grande regista dietro la macchina da presa aiuta!

“Carini e coccolosi ragazzi, carini e coccolosi” (Cit.)


Wampyr (1977)

Quella volta in cui il papà degli zombie, ha deciso di cimentarsi con gli altri grandi e iconici mostri della storia del Cinema, i vampiri. Risultato finale? Robetta… solo uno dei più bei film a tema vampiresco mai realizzato!

Rispettando tutta l’iconografia classica sui vampiri, fatta di collane d’aglio, paletti crocefissi e anche qualche vecchio castello immerso nella nebbia, George A. Romero ci fa fare la conoscenza del giovane Martin, ragazzo convinto di essere un vampiro.

Un vampiro non deve usare per forza i canini per toglierti il sangue…

Ma è davvero così, oppure Martin è soltanto affetto da un’ossessione molto convincente? Romero, con un budget equivalente alla vostra spesa del sabato, sforna un film che porta i succhia sangue nell’assolata (si fa per dire), Braddock, in Pennsylvania (ricordate cosa vi dicevo prima di questo stato, no?). Se mai avete voluto bene ad uno dei pronipoti di Nosferatu, è proprio Romero che dovete ringraziare.


Knightriders – I cavalieri (1981)

No, non è il film su una macchina parlante e un ex bisteccone di BaywatchKnightriders è la rilettura in chiave moderna del mito di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda, ma con le Harley Davidson al posto dei cavalli. Dai ammettetelo, vi ho appena venduto il film.

Se per caso già non lo fosse, vi presento il vostro prossimo film preferito.

La giostra di re Billy (un fighissimo Ed Harris), si muove lungo le strade d’America e se la coda di cavallo di zio George era il suo tributo all’era dei figli dei fiori, Knightriders è la sua personale versione di Easy Rider, con Tom Savini, un cameo di Stephen King e una colonna sonora che definire trascinante sarebbe riduttivo. Ve la dico fuori dai denti? La lunga scena finale con protagonista re Billy è davvero emozionante, la cavalcata di un eroe delle cause perse, contro un paese che non ama nessun idealista. Se vi dico che è il mio Romero non zombesco preferito?

Vi frega poco lo so…

Sono riuscito a farvi venir voglia di correre a scoprire, o riscoprire, uno dei classici di un Maestro del Cinema? Me lo auguro, intanto mi ha fatto bene ricordare che se anche la perdita è stata enorme, il lascito, per nostra fortuna, lo è ancora di più. George A. Romero è stato il padre putativo degli zombie al cinema, ma non solo, nel mio caso, anziché divorarmi il cervello come uno dei suoi affamati figlioli (avrebbe anche poco da mangiare…), più che altro mi ha divorato il cuore, questo ormai da parecchi anni.

Ciao George, grazie di tutto, ci vediamo nei film… Come avresti detto tu: “Stay Scary!”.

Article written by:

Cassidy

Cresciuto a pane e cinema, alimentato a birra e filmacci, classe 1983, si fa chiamare Cassidy, e questo già vi dice dei suoi problemi (mentali). Ora infesta questa pagine, di solito si limita a fare danni sul suo blog "La Bara Volante".

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