Heath Ledger: a 10 anni dalla morte
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Heath Ledger: a 10 anni dalla morte

Heath Ledger morì all’improvviso il 22 gennaio del 2008, a 28 anni.

Venni a saperlo solo il giorno seguente, attraverso un forum. In quel periodo stavo seguendo con passione la post-produzione de Il cavaliere oscuro. Le riprese del film erano concluse, era già uscito il primo trailer ufficiale ed era in corso una bellissima campagna virale di promozione.

Io rimanevo sintonizzata sul film perché ero una grande fan di Heath. Sapevo, nelle mie ossa, che quello sarebbe stato il ruolo che l’avrebbe consacrato definitivamente.

Ricordo com’ero vestita, quel giorno, cosa avevo fatto, è stato il mio personale 11 settembre. E oggi, che sono diventata più grande di lui, mi rendo conto di quanto fosse giovane e quanto poco la sua gioventù fosse percepita. 28 anni, un’età in cui anche attori grandi hanno iniziato a muovere i primi passi, mentre Heath sembrava che fosse lì sugli schermi da tempo immemore. Ha avuto una carriera, una vita, breve ma molto ricca.

Attorno alla sua morte si sono raccolti, come sempre, falsi miti ma sopra a tutto una severa forma di riservatezza: né la ex compagna Michelle Willams (attrice come lui e madre di sua figlia), né la famiglia di origine né gli amici, per una forma di rispetto, hanno mai raccontato per intero i motivi a monte di quella tragedia.

Heath Ledger

I fatti noti sono questi: Heath è morto nel suo appartamento di New York, da solo, mentre cercava disperatamente di dormire.

Non si è trattato di suicidio, né di “overdose”: non aveva droga in corpo e non aveva ingerito una quantità eccessiva di un singolo farmaco. La causa della morte fu l’intossicazione dovuta al mix delle medicine. In pratica, prese troppi farmaci diversi tutti insieme. Un po’ come quando ti dicono di non buttare giù l’aspirina con il vino, ma elevato a mille. Heath, a quanto riportato da conoscenti e da lui stesso, soffriva di una forma grave di insonnia, che lo portava a dormire un’ora per notte.

Oltre a questo, da sempre Heath era affetto da forti disturbi di ansia. Non aveva mai vissuto bene la fama, che aveva se possibile peggiorato questo problema.

Heath Ledger

In quel gennaio ne veniva dalla separazione con la Williams, da continui spostamenti in aereo nel periodo natalizio (dall’Australia, sua terra di origine, agli Stati Uniti dove viveva e dove c’era la figlia, all’Europa dove stava girando Parnassus di Terry Gilliam) e infine da una polmonite contratta sul set e probabilmente trascurata, per cui gli avevano prescritto degli analgesici.

Bam. Sonniferi, ansiolitici, analgesici, debilitazione, assommati a una robusta dose della prima causa mondiale di morte: la sfiga.

Per anni si è parlato anche di una “Maledizione del Joker”, che nel processo di immedesimazione nel personaggio avrebbe assorbito troppo Heath fino a condurlo alla morte. La leggenda venne fomentata anche dalla prima reazione di Jack Nicholson alla notizia: Gliel’avevo detto!

Heath Ledger

In realtà, precisò poi Nicholson, in quel momento non stava parlando del ruolo di Joker, ma dell’Ambien, il sonnifero che Heath stava assumendo.

È altamente improbabile che il ruolo abbia avuto una responsabilità nella morte del ragazzo, perché il punto è sempre uno: noi non sappiamo veramente nulla delle celebrità. Le ragioni più profonde e strutturali della sua ansia ci saranno ignote per sempre.

Quello che posso dire, come persona che l’ha conosciuto attraverso il suo lavoro, è che oltre a una tragedia è stata una perdita per il cinema. Sicuramente aveva moltissimo da dare ancora e Joker non avrebbe dovuto essere il suo canto del cigno ma il suo trampolino di lancio definitivo.

Se non fosse morto non avrebbe mai vinto l’Oscar

Nì.

Chi risponde a questa affermazione osserva che, comunque, quella di Joker ne Il cavaliere oscuro era un’interpretazione che l’Oscar lo meritava.

Ciò che fa storcere il naso a molti è che raramente l’Academy Award premia dei cinecomic, e quindi questo Oscar postumo sembrava conferito a bella posta più che per sincero apprezzamento.

In realtà secondo me la verità sta nel mezzo ma è meno complottista. L’interpretazione l’Oscar lo meritava. Essendo lui giovane, l’Academy avrebbe potuto ragionare, come a volte fa, sul “ci sarà ancora tempo per dargliene uno”. Ma essendo morto, era una situazione da ora o mai più. O glielo davano allora oppure non ce ne sarebbe stata possibilità. E hanno scelto di darglielo.

È stato il secondo caso nella storia in cui un attore ha ricevuto un Oscar postumo (il primo fu Peter Finch per Quinto potere), l’unico caso di Oscar postumo a un attore under 30.

A ritirarlo furono la madre, il padre e la sorella Catherine.

Cime tempestose

Altro adagio che piace molto sottolineare è che la tragedia fosse scritta nel suo nome: “Heath”, infatti, è il diminutivo di “Heathcliff”. La madre amava il libro Cime tempestose al punto da chiamare il figlio come il suo protagonista, tormentato dall’amore e dal rancore fino all’autodistruzione.

Il genere di nomi per cui è lecito far causa alla propria madre, come quelle che dopo GoT hanno chiamato le figlie Khaleesi.

In realtà si potrebbe ormai pensare a Heath come a una persona lunare, ma era solo un lato della medaglia: tutti quelli che sono entrati in contatto con lui parlano di una persona aperta agli altri, luminosa. Problematica, a volte, ma come sanno esserlo le persone molto magnetiche e affamate di vita ed esperienze.

Heath ha cominciato a recitare molto presto e per questo si è anche emancipato in fretta, andando a vivere da solo dai sedici anni in poi.

Il grande salto hollywoodiano gli riesce presto, attorno ai 20 anni, prima con la commedia romantica shakesperiana 10 cose che odio di te e poi con il pop-medievale Il destino di un cavaliere. Due ruoli da protagonista, vivaci e scanzonati, che lo lanciano come attore idolo delle ragazzine.

Ma questa testa di legno, anziché esserne contento, andare a donne e contare le banconote, se ne fa invece un complesso. Comincia a cercare parti più sperimentali, accettando anche di ridimensionarsi a ruoli più marginali – esempio il bellissimo Monster’s Ball. Evita di far leva sul suo aspetto e cerca ruoli disparati e che lo mettano alla prova. Molti li ho già affrontati nella mia rubrica tematica Heath’s Ledger, quindi passo oltre.

Ennis e Joker

Ecco cosa succede quando una forza inarrestabile incontra un oggetto inamovibile.

(Cit. Il cavaliere oscuro)

I due ruoli per cui Heath passerà alla storia per la sua breve-ma-lunga carriera sono, ironicamente, uno opposto all’altro.

Heath Ledger

Ennis di Brokeback Mountain è un buco nero. Contratto in ogni muscolo, infossato, spento, di poche parole. Dai movimenti lenti, goffi e persino legnosi. Non è in grado di cambiare, è sempre uguale a se stesso mentre il mondo gli si muove attorno. Un individuo solo che accetta la solitudine come condizione. Una persona che avrebbe avuto una vita tranquilla e persino serena se la sorte non avesse voluto metterlo alla prova imponendogli una forza travolgente e molto più grande di lui: l’amore.

Heath Ledger

All’altro capo c’è Joker de Il cavaliere oscuro. Un Big Bang vivente, motore del mondo attorno a lui, unico centro di colore e calore ustionante in tutta la filmografia di Nolan – tendenzialmente molto fredda e cerebrale. Tutto in lui è esplosivo, i movimenti, gli occhi, la risata, le azioni.

Tanto Ennis tace per tutto il film quanto Joker parla, è un fiume in piena di saggezza psicotica. La scena dell’interrogatorio è un piccolo capolavoro di recitazione, in cui asfalta totalmente il Batman di Christian Bale.

Non ha emozioni, è Male puro senza umanità né ragioni, ma il pubblico non riesce a odiarlo, anzi.

La parte di verità nella “Maledizione del Joker” è che davvero Heath ha preparato il ruolo in una camera d’albergo, tenendo un diario come se fosse Joker, scrivendo, attaccando foto e disegnando, per gettarsi in profondità nel processo di immedesimazione.

Questo diario esiste ancora ed è stato mostrato tempo fa in un documentario tedesco dal padre di Heath, che lo conserva come una reliquia.

Ennis e Joker – i due ruoli per cui ha ricevuto anche la nomination agli Oscar – sono il lascito più grande di Heath, anche se avrei voluto che avesse il tempo per dare anche di più.

Che cosa avrebbe fatto Heath, in questi 10 anni?

Oggi Heath Ledger avrebbe 38 anni.

Chissà in quali dei film che abbiamo effettivamente visto in sala in questi 10 anni sarebbe comparso. Sono quasi sicura che avrebbe ripreso il ruolo del Joker in almeno un altro capitolo. Il finale de Il cavaliere oscuro lasciava la porta aperta a questa possibilità che non si realizzerà mai, cristallizzando per sempre quel ruolo in quell’unico film in cui la sua presenza è dominante.

Tornava spesso a lavorare con i registi con cui aveva già collaborato e, considerato che anche Nolan è uno da attori feticcio, penso che li avremmo visti insieme in qualche altro progetto. Magari sarebbe finito in InceptionInterstellar?

Heath LedgerMolti dei suoi amici raccontano che Heath aveva la passione per la regia e che stava studiando per passare dall’altra parte della macchina. Aveva diretto già alcuni video musicali, tra cui uno per la canzone Black Eyed Dog di Nick Drake (suo grande idolo, vuoi caso musicista morto a 26 anni… Heath anche tu, però. Eh).

L’anno scorso è uscito un documentario, I am Heath Ledger, che verrà trasmesso in prima visione italiana martedì 23 gennaio sul canale satellitare Sky Arte, alle 21.15. Allarga di poco lo spiraglio sulla sua vita, quella di un ragazzo normale dall’enorme talento e potenziale che era molto di più di quel tarlo di buio che se l’è portato via.

Era l’impressione che nel mio piccolo aveva fatto a me quando lo vidi nel 2007 al Festival di Venezia. Teso per il film che andavano a presentare – Io non sono qui – ma allo stesso entusiasta di tutto ciò che stava facendo. Un ragazzo.

Che, come tutti noi a 28 anni – e ora posso testimoniarlo – non ha ancora assolutamente idea di chi è e dove sta andando.

Solo, lui aveva già alle spalle due ruoli che in modi diversi hanno fatto storia.

Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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