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I 5 cinecomic più deliranti (e, inevitabilmente, brutti) degli ultimi dieci anni

Delirante dal Vocabolario Treccani:

Proprio del delirio; insensato, farneticante. 

Ragazzi, è dura. Nella mia personale battaglia contro i cinecomic e la serialità cinematografica, mi sono sempre mostrato aperto a tutto e ho sempre liberato la mente prima di vedere su schermo la storia dell’ennesimo supereroe con origini travagliate.

Ma, vi dirò, ci sono delle volte in cui non ce l’ho fatta.

E non ce l’ho fatta perché, se già per il patto narrativo lo spettatore è costretto ad accettare di vedere sullo schermo un coglione vestito da pipistrello che mena come Tony Jaa sotto barbiturici, allora l’unica cosa da non fare sarebbe rendere ridicolo il coglione in questione. 

Certo, dagli anni 2000 in poi sono usciti tanti film appartenenti a questo filone, sia ottimi (i vari: Logan, la trilogia di Nolan, i due Guardiani della Galassia, il primo Avengers…), sia un po’ meno (qualcuno ha detto Thor?).

E, poi, ma soltanto poi, ci sono questi 5 cinecomic, o meglio, “tragedie a forma di film”.

5 – Green Lantern (2011), di Martin Campbell.

Lanterna Verde è peggio di un brutto film, è, puramente e semplicemente, anonimo. Per tutti, ma non per il buon Reynolds, che ha deciso di accettarne una piccola parodia in Deadpool.

Questo cinecomic soffre molto della malattia della prevedibilità: il protagonista è bello con problemi che verranno bellamente risolti nel bel finale in cui guadagnerà la dote della bellissima Blake Lively, il cattivo già immaginate che fine farà. Peccato.

4 – Ghost Rider – Spirito di Vendetta (2011), di Mark Neveldine e Bryan Taylor.

Avete ragione, dopo aver visto il primo, che, sicuramente, non è Quarto potere, inserire Spirito di vendetta in questa classifica è come sparare sulla croce rossa con un bazooka. Più volte. Con foga, anche. Ma proprio non ce la faccio: già solo l’idea di dare alla luce un secondo capitolo di Ghost Rider è denunciabile, rappresenta un accanimento sulla merda, è come tirar via un tuo amico dal bel mezzo di una rissa e, una volta calmatesi le acque, dargliele di santa ragione fino a farlo svenire, senza motivo.

Sarà Nicolas Cage che in questo film ha l’espressività di un baobab, saranno Neveldine e Taylor che, dopo Crank, pensano che per divertire con le scene d’azione bastino i filtri, la CGI e l’essere degli stronzi, ma questo cinecomic è puramente brutto, senza argomentazioni annesse. Provare per credere.

3 – Batman v Superman (2016), di Zack Snyder.

Forse l’unico caso al mondo in cui il problema di un film abbia un nome ed un cognome: Zack Snyder. Me lo immagino mentre gira le scene di questo cinecomic godendo della sua sindrome del genio e masturbandosi copiosamente sui filtri di instagram da apporre in montaggio alle inquadrature mescolandoli con rallenty e tanto testosterone.

E, infatti, il risultato è che il film dura una madonna e, come se non bastasse, va completato in DLC altrimenti non ne si coglie il senso, i personaggi parlano come se la loro iniezione di adrenalina non avesse ancora esaurito il suo effetto, e le scene sembrano montate da Duccio Patanè: senza un minimo senso e sotto effetto di stupefacenti.

E, mi costerà diverbi altamente dannosi questa affermazione, ma non salvo nulla di questo film. Nemmeno gli spunti comici che offre, perché, semplicemente, questo non è cinema. 

2 – Daredevil (2002), di Mark Johnson.

Forse la prima volta che l’uscita di una serie tv mi abbia fatto ringraziare il cielo: qualcuno ha voluto finalmente rendere giustizia al personaggio di Daredevil. Perché, prevedibilmente, questo film non l’aveva fatto.

Ben Affleck fa doppietta, ma qui vuole esagerare. La cecità sta al suo Matt Murdock come la pacatezza sta a Sgarbi, ma, in generale, la sua presenza in questo film fu come quella di Zaccardo in nazionale maggiore: un danno.

E ha ragione chiunque dica che è sbagliato relazionare un film dei primi 2000 a quelli odierni, ma mi piacerebbe invitare questo chiunque a controllare la data d’uscita dei primi Hellboy di del Toro.

1 – Fantastic 4 (2015), di Josh Trank.

Eccoci arrivati al delirio. Se mettessimo insieme la peste nera, il morbo della mucca pazza e la schizofrenia in un solo uomo, probabilmente non sarebbe capace di riprodurre questa sublime opera.

Josh Trank, già regista del divertente Chronicle, riesce, dopo questo film, nell’impresa di Abe Simpson in relazione al mondo del cinema:

Questa maestosa e magniloquente pellicola riesce nel non avere un singolo lato positivo: il cast, con attori del calibro di Miles Teller, che solo Dio sa come sia finito qui dopo Whiplash, e Micheal B. Jordan, che qui sembra essere il Michael Jordan degli attori cani, è sprecato barbaramente; la sceneggiatura, per un motivo sconosciuto all’umana concezione, si focalizza più sui problemi adolescenziali che sull’azione; gli effetti speciali, invece, sono quanto di più tragico potesse accadere a un film supereroistico del 2015.

Che sappiate guardarvi dall’avvicinarvi a queste pellicole.

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Nasce in quel di Napoli nel 1998 ma è rimasto ancora negli anni '80. Spesso pensa di esser stato un incidente ma i suoi genitori lo rassicurano: è stato molto peggio. Passa la totalità della sua giornata a guardare film e scrivere, ma ha anche altri interessi che ora non riesce a ricordare. Non lo invitate mai al cinema se non avete voglia di ascoltare un inevitabile sproloquio successivo, qualunque sia il film.

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