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I migliori 10 orgasmi audio/video degli ultimi 15 anni

Musica e cinema. Oppure musica e serie tv. La nostra mente pop/mainstream ci rimanda subito a cose tipo l’allenamento di Rocky a Philadelphia. O a Morricone. Al limite a Tarantino. Grandissimi eh. Ma c’è anche altro. Ecco 10 dei migliori momenti audio/video degli ultimi 15 anni. Alcuni pezzi sono famosi, altri meno. Alcune li conosci già, altri forse no, altre magari te li scaricherai. Un po’ di tutto, da Franco Califano ai Joy Division.

Dio, è pieno di francesi.

1 – Argo (2012) – When the levee breaks (Led Zeppelin)

1979. Ben Affleck è un agente segreto della CIA che deve portare fuori dall’Iran sei funzionari dell’ambasciata americana a Teheran. Gli iraniani sono piuttosto incazzati con l’Occidente e stanno facendo la rivoluzione. Ok, la situazione è abbastanza frenetica ed incasinata. Ben ha bisogno di staccare un attimo la spina con qualcosa di lento e maestoso, dal passo pesante ma sicuro. Un po’ come questo pezzo dei Led Zeppelin. Uscito nel 1971 nell’album Led Zeppelin IV (aaaaah, la perfezione), qui la batteria di John Bonham è potente e regolare. Come il respiro di chi sa che dietro la porta ci sono svariati milioni di persiani pronti a farti la pelle. Ma sa anche di essere Ben Affleck, che bene o male la porta sempre a casa.

2 – Lo chiamavano Jeeg Robot (2015) – Un’emozione da poco (Anna Oxa)

La bomba del 2015, per la regia di Gabriele Mainetti. L’idea di un film di supereroi in salsa italica fece storcere più di un naso al momento dell’uscita. Dubbi spazzati via da due attori grandiosi, qui in stato di grazia. Claudio Santamaria mangia budini e salva Roma dai cattivi, anzi dal cattivo. Che poi sarebbe Luca Marinelli aka lo Zingaro, che è STRE-PI-TO-SO. Vi ho già detto che è un film pieno di scene cult? Questa in particolare, dove al compleanno organizzato dalla camorra lo Zingaro canta un vecchio pezzo di Anna Oxa. Tra l’altro vestito da Anna Oxa. Uscito nel 1978 e arrivato secondo a Sanremo dello stesso anno, mi sa che la versione del film ha sensibilmente migliorato l’originale.

3 – Stranger Things (2016) – Atmosphere (Joy Division)

Fenomeno mediatico del 2016, successo mondiale, una seconda stagione in uscita a breve: Stranger Things ha catalizzato l’attenzione degli amanti delle serie tv, quelle belle. Merito anche di una efficace colonna sonora made in anni ’80. Clash, Toto, Bowie, Television, Smiths: il meglio della decade concentrato in otto puntate. La scelta è davvero dura. Scelgo questo pezzo dei Joy Division, che fa da sfondo ad una delle scene più significative della serie. Uscito nel maggio del 1980 come singolo, fece appena in tempo a vedere l’alba degli 80s. Poi Ian Curtis decise che era tempo di dare un’occhiata al sottosopra.

4 – Romanzo Criminale (2008-2010) – Tutto il resto è noia (Franco Califano)

Atmosphere tra l’altro è presente in una delle più belle scene di Romanzo criminale – La serie. Quella dove il Freddo viene arrestato. Sequenza memorabile, pezzo memorabile. Tutto bellissimo.

Anche qui la scelta del momento audio/video è davvero difficile. Vada allora per le nozze di Scrocchiazeppi. E per il mejo matrimonio de Roma non puoi che chiamare uno che ti fa il repertorio del Califfo. Mentre si vanno a sistemare i conti con il Terribile. Che poi uno pensa a Franco Califano ed è subito snobismo. Lo stesso che spesso si prova per tutto ciò che è italiano. Musica, cinema, tv, ecc. Ma ai tempi d’oro il Califfo era un signor autore. Un po’ come Romanzo criminale – La serie. Eeeeeh, figurati se una serie italiana. E invece.

Eccessi, successi, cadute. Vite portate al limite. Califano come il Libanese? Comunque la si pensi facciamo un monumento al regista, Stefano Sollima.

5 – Suburra (2015) – Midnight city/Outro (M83)

Sì, perché Sollima dopo A.C.A.B., dopo Romanzo criminale, tra una stagione di Gomorra e l’altra, ci ha regalato anche Suburra. Lo dico? Pietra miliare del cinema italiano. Figurati se un film con protagonista quello de I Cesaroni. Invece no. Suburra esce nel 2015 e si inserisce alla grande nella rinascita del cinema tricolore. Meno (o non solo) commedie romantiche, più sostanza. Il film parte dal vertice (i politici!!1!! ed il Papa) per arrivare fino alla base, ed inizia a scavare. Direzione sottosuolo, dove si nascondono gli intrecci fra chi sta su e chi sta giù, ovvero la malavita che soffoca Roma. Ambientato nel 2011, è un countdown verso l’apocalisse finale. Piove, piove sempre. E come la pioggia, anche la musica è presente praticamente per tutto il film. Due in particolare sono i momenti iconici: la festa nella villa di Elio Germano e il finale (SPOILER ALERT). Entrambe firmate M83, gruppo indie francese, entrambe prese dall’album Hurry up, we’re dreaming. Se capita, dategli un ascolto.

6 – Il Divo (2008) – Toop Toop (Cassius)

Anche Il Divo parla di politica, in realtà ben più di Suburra. Sorrentino aveva già fatto parlare di sé con altri film interessanti. L’uomo in piùLe conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia sono i primi capitoli della sua filmografia e del sodalizio con Toni Servillo. Nel 2008 arriva il salto di qualità (il livello era già bello alto, eh). Fare un film su Andreotti era francamente difficile. Nel senso: dai, sabato andiamo a vedere il film su Andreotti. Su due piedi anche no. In realtà è qui che Sorrentino diventa “quel” Sorrentino, quello che poi ha fatto tutto quello che è venuto dopo. Il ritmo del film è incredibile, tenuto presente anche che alla fine dei conti si parla di un ultrasettantenne con la gobba. Il regista mette subito in chiaro le cose dall’inizio. Tutto o quasi il marcio della Repubblica italiana viene messo in vetrina al ritmo dei Cassius, un duo elettronico francese di discreto successo. E insomma, è proprio bello.

Ah: comunque ne avevamo già parlato (meglio) qui.

7 – Guardiani della Galassia (2014) – I want you back (The Jackson 5)

Quando uscì nel 2014, pensai che fosse una baracconata. A volergli bene, una tamarrata. Un procione col fucile, su. Poi capisci ancora una volta che se non sai, non parli. E quindi l’ho visto e sì, è bello. Anche perché per la colonna sonora hanno fatto un ottimo lavoro. Odio le scene che ammiccano ai bambini in sala, più che altro perché i bambini fanno casino, tirano calci alle poltrone, lanciano cibo. Ma un pezzo dei Jackson 5 lo si ascolta sempre con piacere. A costo di vedermi un tronchetto che balla su uno schermo gigante.

Per fortuna i bambini non sono tutti uguali. Bambini erano i fratelli Jackson nel ’69, quando uscì I want you back. Bambino era Michael, che alla canzone diede la voce. Bambini erano quelli che poi lo hanno messo nei casini. Anche se probabilmente no. Ma questa è davvero un’altra storia.

8 – Drive (2011) – Nightcall (Kavinsky)

L’immaginario anni ’80 è tornato alla grandissima. Tremo all’idea del revival anni 2000, ma per quello avremo tempo. Nel frattempo concentriamoci su questo gran film e su questo pezzo di Kavinsky, che ci lavorò con uno dei due Daft Punk, e si sente. Drive esce nel 2011 diretto da Nicolas Winding Refn. Protagonista Ryan Gosling, qui alla svolta della sua carriera. Fa il pilota duro dal cuore d’oro. Ma lo saprete già, e se non lo sapete ne avevamo accennato qui. Anche Kavinsky, che all’anagrafe sarebbe Vincent Belorgey, fa il botto proprio con questo pezzo, proprio con questo film.

E niente, i francesi hanno certamente molti difetti, ma sulla musica elettronica cosa gli vuoi dire?

9 – Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004) – Everybody’s gotta learn sometime (Beck)

Feels. Qui si piange. Gran film uscito nel 2004, stuprato nella traduzione del titolo della versione italiana. Se mi lasci ti cancello. Neanche fosse una di quelle commedie romantiche da due soldi interpretate da Matthew McConaughey prima che gli spuntassero le gonadi. Qui Jim Carrey e Kate Winslet vivono gli ultimi brandelli della loro storia, un attimo prima che la memoria venga cancellata. Difficile scegliere un tappeto sonoro più efficace di questo pezzo di Beck. Che poi non è neanche di Beck, bensì dei The Korgis che la fecero uscire nel 1980. Poi va beh, l’hanno rifatta in tanti, compreso Zucchero. Che l’ha tradotta come Indaco dagli occhi del cielo. Che comunque è sempre meglio di Se mi lasci ti cancello.

10 – Lost in Translation (2003) – Just like honey (The Jesus and Mary Chain)

Se sopra si piange, qui non si ride. Sofia Coppola, figlia di tanto padre, nel 2003 gira un film che non a tutti piace. Bill Murray fa l’attore di successo in crisi di mezza età. Scarlett Johansson la moglie annoiata di un fotografo. Sullo sfondo Tokyo. Tre però sono le cose incontestabili: Bill Murray è bravissimo, come sempre. Le notti giapponesi sono così, folli (visto coi miei occhi). E la scelta del finale è giusta. Amen, non c’è niente da dire. Difficile trovare qualcosa di meglio di Just like honey, che esce nel 1985 nell’album Psychocandy. Successo mondiale. L’apice al primo tentativo. Poi le liti, gli insuccessi, l’immancabile reunion. I fan che vogliono solo i pezzi vecchi. La sensazione che forse era meglio chiuderla prima, quando erano ancora al top. Di base una certa amarezza, una discreta dose di nostalgia. Proprio come in questa scena.

Bonus track: Casino Royale (2006) – You know my name (Chris Cornell)

Come in ogni playlist che si rispetti, ecco la bonus track. Peccato. Perché ne avrei fatto volentieri a meno. Ma dato che da pochi giorni se ne è andato un gigante (uno dei pochi rimasti) della musica, mi sembrava doveroso l’omaggio. Con questo pezzo Chris Cornell firmava l’inizio di Casino Royale. E insomma, c’è poco da aggiungere.

Article written by:

Simone Forte

Nato nel 1984. Nel 2012 scopro che l'anagramma del mio nome e cognome è "termosifone". Spero che scrivere di cinema senza averlo studiato per davvero non mi renda come quelli che leggono articoli complottisti sui vaccini e poi vanno a contraddire i medici. Io scriverò lo stesso, ma prometto di limitare al minimo indispensabile l'uso dei "................" e dei "!!1!!1!".

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