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It Chapter 2 e il rito di Chüd

Disclaimer

Il seguente articolo contiene spoiler. Sia del recente adattamento cinematografico di It, sia del libro firmato Stephen King. Farò alcune speculazioni sul capitolo 2 del film, atteso per il 2019. In particolare, ragionerò sullo scontro finale con It e sul modo in cui verrà reso, visto che il rito di Chüd descritto nel romanzo non è facilmente adattabile. Se volete una bella recensione senza spoiler vi rimando a quella del nostro Federico Asborno.

Fatte le dovute premesse, veniamo al sodo. It è un gran film e merita tutto il successo che sta avendo. Concordo pienamente con il mio collega quando dice che il suo rispetto per l’opera originale è quasi filologico. Azzarderei a dire che è quasi un omaggio al lettore, visto che certi rimandi e accenni sono accessibili solo da chi conosce già il libro. L’unica parte assente è quella legata al rituale con cui i Perdenti riescono a ferire gravemente la creatura. Una scena, però, sembra sugerire che ne riparleremo nel sequel. Ma andiamo per ordine…

Che cos’è il rito di Chüd?

Una volta appurato che l’assassino dei bambini di Derry è in realtà un’entità soprannaturale, i Perdenti devono scoprire come combatterla in modo efficace. Dalle loro ricerche in biblioteca, emerge che il rito di Chüd potrebbe fare al caso loro. Il rituale, che mi pare sia di origine nativa americana ma su questo punto vado a memoria, consiste essenzialmente in uno scontro di volontà tra gli sfidanti e l’entità. Fondamentale è credere, essere convinti di poter sconfiggere il mostro. Volerlo fare con tutte le forze, non farsi scoraggiare, non pedere fiducia e unità.

Bill e i suoi amici sfidano It in questo modo sia quando sono ragazzi, sia da adulti. La questione, però, è snobbata sia dalla miniserie del ’90, sia dal film. Per ora…

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Spiegare l’assenza del rito di Chüd

Il fatto è che la fase decisiva del rituale non è facile da rendere su schermo. La sfida psichica si decide infatti in una sorta di universo parallelo, comune anche ad altri lavori di King. Qui vive It nella sua vera forma, che non può essere pienamente elaborata dalla mente umana, se non a prezzo della sanità mentale.

Nel caso della miniserie del ’90, è facile capire perché si sia lasciato perdere. Una produzione per la tv a basso budget non poteva certo pemettersi gli effetti speciali necessari a costruire proiezioni astrali, viaggi interdimensionali e affini. Tutto doveva essere molto più “terreno”. Per ora, anche il film in sala ha evitato il rito di Chüd. L’aspetto psicologico rimane importante (in questo caso non tanto credere, quanto liberarsi dalle proprie paure) ma, alla fine, i Perdenti si sbarazzano di It in un modo molto fisico, massacrandolo di legnate.

Per tornare a quanto dicevo all’inizio, però, c’è una scena che, anche se assente nel romanzo, è difficilmente comprensibile ai non lettori e “promette” di affrontare quella parte del libro.

Verso la fine del film, Bev viene rapita da Pennywise e portata nella sua tana. Quando la creatura capisce che la ragazza non prova paura la costringe a fissare un globo luminoso al centro della sua bocca deforme. Bev finisce in stato catatonico e la sua sorte ricorda in parte quella di un altro personaggio del romanzo: Audra, la moglie del Bill adulto. La donna entra in stato vegetativo dopo aver visto la vera forma di It. Possiamo supporre che anche Bev abbia guardato senza di essa, anche se si riprende dopo poco tempo.

Le possibilità di ritornare sulla questione nel capitolo 2 sono alte e quindi potremmo vedere anche il rituale. Ma quanto conviene inserirlo?

Pro…

Di certo ciò che più deporre a favore del rito di Chüd nel capitolo 2 è la necessità di danneggiare It sul piano metafisico. La creatura non è umana e la lotta fisica che vediamo nel primo film può essere credibile solo fino a un certo punto. La resa dei conti è effettivamente uno dei difettucci del capitolo 1. Sapevamo che lo scontro con i Perdenti bambini non fosse definitivo e dunque, per ora, va anche bene così ma prima o poi bisogna alzare l’asticella. Per battere un essere millenario ci vuole ben altro che quattro mazzate. Dovranno pensare a quacosa di più definitivo. Per trovarlo, potrebbero attingere al romanzo.

Il successo del capitolo 1 dovrebbe inoltre risolvere il problema degli effetti speciali. Gli incassi sono record per un film horror (ad oggi oltre 600 milioni di dollari a fronte di un budget di 35, fonte Boxofficemojo). La produzione non dovrebbe quindi avere problemi a sganciare un po’ di grano e costruire un macroverso fatto come si deve.

…e contro

Tutto a posto, quindi? Direi di no, perché le sequenze corrispodenti del libro sono comunque difficilmente traducibili in immagini. Molto avviene solo nella mente dei protagonisti, portare tutto al cinema e svaccare è un attimo. Ma i problemi non finiscono qui. Il rito di Chüd non fa molta paura, ha pochissimi elementi veramente horror. Basti dire che, nel momento in cui viene messo in atto, la forma fisica che It assume è quella di un ragno gigante, incredibilmente simile a Shelob de Il Signore degli Anelli. Il tutto è molto fantasy e molto poco horror.

Ho conosciuto diversi lettori che non hanno amato quella parte del romanzo proprio per questo motivo. Questo può essere a maggior ragione problematico per chi conosce It solo grazie al cinema o alla tv. Già ho sentito tante persone lamentare che “in sala si rideva, The Conjuring mi ha fatto molta più paura!!!!1!” a proposito della prima parte. Figuriamoci se inserissero ragni giganti, tartarughe e proiezioni astrali.

Bisogna rassegnarsi. Molti sono immuni alla magia di It. A quella del romanzo e anche a quella dell’ottimo adattamento di Muschietti. Il grande pubblico non segue il consiglio di Federico nella recensione e si approccia al mondo di Pennywise solo per gli spaventi. In un contesto del genere, inserire il rituale diventa particolarmente rischioso. Per quanto mi riguarda, comunque, vale la pena di provarci. Sarebbe una bella prova di coraggio e l’ennesima dimostrazione di rispetto verso il libro dello zio Stephen.

Article written by:

Mattia Carrea

Nato nel 1988, passa buona parte dei suoi 28 anni a seguire le più grandi nerdate mai prodotte nella storia del cinema e della televisione. Difficilmente scriverà di grandi film d'autore, siete avvisati!

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