Focus

L’abbuffata del MacGuffin: le migliori scene dove il cibo è il protagonista

Dimmi che mangi, e ti dirò chi sei

Anthelme Brillat-Savarin

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Dopo aver fatto il figo e l’intellettuale con un aforisma a caso del predetto e a me sconosciuto gastronomo francese, posso tornare umile e parlarvi del perché ho scelto quella frase come apertura.

Iooo… sono un amante del cibo, tanto che sedermi a tavola per me è un vero piacere; non resisto alle tentazioni come abbandonarmi a pranzi e cene di infinite portate. Quintali di pasta, bistecche, pesce alla griglia, frittate, risotti, contorni, antipasti e aperitivi… Vi ho fatto venire fame eh? Eppure, il cibo per certi versi ci identifica, mostra la nostra voglia di provare esperienze nuove o di cedere al richiamo del junk food. Ma ciò che ci accomuna tutti è il voler, per forza, convincere tutti gli altri che quello che piace a noi, è senza dubbio il miglior cibo che esista. Perché, in fondo, siamo tutti intenditori.

Vi suona famigliare? Sì, era tutta una premessa per parlare di gusto in fatto di cibo e di film. Dai, cosa vi aspettavate? È un sito ci cinema, mica il blog di Giallo Zafferano! (anche se oggi, ci andremo molto vicino).

Non vi darò ricette o consigli su come preparare la miglior carbonara della vostra vita, ma vi metterò di seguito le mie scene preferite che hanno per protagonista (o giù di lì) il cibo. Quindi… guardate in frigo o nella dispensa se avete qualche stuzzichino, perché proverò a farvi tornare l’appetito a suon di piatti e film!

N.B: queste sono le mie scene preferite, se mancano dall’elenco le vostre o altre che ritenete storiche ed essenziali potrei non averle messe perché non mi hanno colpito o non le ho viste! Vi voglio bene, ma andate a fare i criticoni da un’altra parte!
  • LA COLAZIONE – THIS IS THE END

È l’alba. Immaginatevi, l’odore di prosciutto… uova… e quella vaga sensazione di pastone in bocca misto a mojito e gin lemon dopo una serata con gli amici. Niente batte una super colazione in grado di asciugare i fiumi dell’alcool o la fame chimica da hangover; se poi a cucinarla è Danny McBride tutto diventa ancora più buono. La scena è perfetta: rozza, sgraziata, unta e famelica al punto giusto; Danny si muove manco fosse un concorrente di Masterchef o un concorrente della Prova del Cuoco. Dura forse un po’ poco per essere una delle più memorabili scene di cibo di sempre, ma è sicuramente il mio memento preferito del film, e vi giuro, avrei voluto addentare ogni cosa su quel tavolo!

Io ho i miei pallini. Datemi del mainstream, ma Tarantino, per me, è intoccabile. E per quanto riguarda il cibo nei suoi film, non scherza nemmeno lì: dallo Strudel con gelato di Bastardi senza gloria, alla scena cult di Jules che addenta il Big Kahuna Burger in Pulp Fiction, io amo come, in ogni dettaglio, il buon Quentin riesce a rendere il cibo sensuale. Il mio preferito? La torta bianca in Django: tagliata e servita sulle note di Beethoven, proprio un attimo prima della furente tempesta di sangue e pallottole, Tarantino sembra quasi farcela assaggiare, sentire la sua morbidezza e quel sapore che, per forza, deve essere ancestrale. Queste sono le pornografie culinarie che piacciono a me. Grazie, Maestro.

LA SCENA CONTIENE SPOILER, NON DITE CHE NON VI HO AVVERTITI

  • LA MOZZARELLA IN CARROZZA – LADRI DI BICICLETTE

E qui, affiorano i ricordi di infanzia. Non perché io sia nato negli anni ’40, o abbia vissuto nel dopoguerra come i protagonisti di questo capolavoro, ma per la regina di questa scena, la mozzarella in carrozza, compagna di molte mangiate quando ero un piccolo obeso. Al di là della bellezza indicibile di questo film, il momento che più preferisco è il pranzo di Antonio con il figlioletto Bruno; così ricco di significato, ogni volta è un nodo alla gola, ma anche un gran brontolio di pancia: il formaggio filante che sembra non finire mai, il pane fritto croccante e lo sguardo amaro del piccolo Bruno quando addenta quella meraviglia. Scusate, ora mi fermo un attimo perché ho troppa fame.

  • LA ZUPPA – RATATOUILLE

I meme sul cibo francese vanno ancora di moda? Tipo “La baguette ahahah”, oppure “le lumache ihihih”, no perché spiegherebbero il fatto che il loro miglior cuoco degli ultimi anni è un topo di nome Remy.

Dopo questo terribile momento Colorado, torno serio. Il topo come chef d’alta cucina è uno dei paradossi più interessanti che mi siano capitati di vede su schermo: da animale sporco e capace di farti chiudere il ristorante al primo controllo dell’ASL, a un Carlo Cracco più piccolo e con i baffi più lunghi. La scena in cui corregge la zuppa ha un ritmo bellissimo e un finale che mi fa piegare in due ogni volta. Sento il meraviglioso profumo di quell’intruglio francese da qua.

Questa scena invece è bella fresca, anzi, a dire il vero, è stata proprio questa ricetta a darmi l’input per questo focus cine-culinario. Rimarrò vago, perché non voglio fare spoiler; il film di Paul Thomas Anderson è bello recente e non vi rovinerò qualsivoglia sorpresa. State tranzolli.

Immaginatevi solo quello splendido rumore del burro che si scioglie in padella, dei funghi che arrostiscono e l’uovo che amalgama tutto con un trito di prezzemolo fresco. “Ma cosa rende il tutto speciale?” vi chiederete voi; sono l’accompagnamento musicale di un gigantesco Greenwood, la crescente tensione, gli sguardi intensi e profondi tra Woodcock e Alma. A voi la sentenza, amici miei… e caro il mio Paul, non finisci mai di stupirmi! Adesso anche quando si parla di cibo!

IN ASSENZA DELLA SCENA DI CUI VI PARLO QUA SOPRA, GUARDATEVI IL TRAILER E LEGGETE LA RECENSIONE DEL NOSTRO MARIO.

  • PESCE CON VERDURE – THE AVIATOR

Martin Scorsese. Leonardo DiCaprio. Alan Alda. Un pesce bollito e pieno di spine. Combo che non vi aspettavate, eh?! Leo in questo film è Howard Hughes, il produttore e aviatore americano affetto da disturbi maniaci compulsivi che rendono il suo rapporto con il cibo… diciamo… complicato. Questa scena è un passaggio chiave per il film, ma non riusciremo a rimanere attenti a quel che si dicono Hughes (Leo) e il senatore (Alan); nella testa avrete solo l’immagine di quel c**zo di pesce. Non al centro del piatto. Non simmetrico. Non separato dalle verdure. Colmo di lische. Dio mio che fastidio!

Un vero tormento, un elogio ai disturbi psicofisici e come questi rovinino il nostro rapporto con il cibo, oltre che ogni essere umano attorno a noi. Ma in questo caso, è più importante il cibo.

  • LA BOTTIGLIA DI LATTE – NON È UN PAESE PER VECCHI

Ogni grande storia inizia con un bicchiere di latte. Mai citazione tratta dalle immagini di Facebook mi trovò più d’accordo; da Alex di Arancia Meccanica al killer Léon, passando per Hans Landa fino al James Dean di Gioventù bruciata, alcuni tra i personaggi più memorabili della storia del cinema sorseggiano o si strafogano con un bel bicchierone di latte.

Ma come avete letto dal mini titolo qui sopra, il mio momento preferito è un altro: Anton Chigurh, lo spietato assassino con dai capelli a caschetto più brutti mai visti, giunto a un motel, in piena caccia, decide di prendersi una pausa. Apre il frigorifero, prende una bottiglia di latte e seduto sul divano osserva la sua immagine riflessa nella televisione spenta. Niente colonna sonora, solo il soffio del vento e un momento già da consegnare ai posteri.

  • I FAGIOLI – LO CHIAMAVANO TRINITÀ

Dio quanto odio le persone che fanno rumore quando mangiano. È più forte di me, io non riesco proprio a reggere quel casino demoniaco. Sono troppi i rumori di cui vorrei parlarvi e direi che nessuna scena descrive meglio tutto quello che odio a tavola più del leggendario Trinità mentre si divora una pentola di fagioli a suon di pagnotte e bocconi famelici. Quanto amore e astio possono convivere dentro di me di fronte a questo momento indimenticabile?

Da nostalgico vero, ogni volta che lo rivedo non faccio che pensare a mio nonno, seduto a capotavola, che ripete a memoria le battute di Lo chiamavano Trinità; oggi sono grato a uno dei pochi cibi che non mangio, per farmi tornare moccioso. Il cibo ci identifica, nel bene e nel male. E in base a quanto rumore fate.

CREDO DI ESSERE PIENO, CREDO…

Se siete rimasti con me fino a qua, siete dei temerari e veri amanti del MacGuffin! È sempre bello mangiare in compagnia. Come direbbe Bruno Barbieri, spero di aver raccontato un po’ di me con ogni piatto e di avervi, magari, fatto scoprire qualche dettaglio di cui non vi eravate accorti.

Il cinema, come il cibo, non è che nutrimento. Essenziale nutrimento. Stimola i vostri sensi e scatena un potpourri di emozioni dritte al vostro stomaco e cervello. Non importa se “mangiate” solo schifezze o piatti d’alta cucina, l’importante è che stiate bene con voi stessi, davanti a un gran film o a un pessimo guilty pleasure. E che leggiate MacGuffin. Sempre.

Article written by:

Davide Casarotti

Maschio. Classe 1995. Natura antipatica e cuor gentile. Chiuso tra le montagne della mia amata Val d'Ossola, guardo al cinema come motivo di evasione. Assuefatto di film, adoro perdermi tra i pensieri che questi mi lasciano una volta terminati. Sono, per me, una droga da cui non posso più sfuggire.

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