Focus

Ma che diavolo è il New Queer Cinema?!?!

Gregg Araki Vs Gus Van Sant

No, non sono un’hipsterona che snobba i film se non sono rigorosamente indipendenti, né tantomeno un’attivista impegnata nella lotta dei diritti degli omosessuali. Sono semplicemente una fan, che va matta per un genere di nicchia chiamato New Queer Cinema, ovvero il cinema gay indipendente.  Vi illustro brevemente di che si tratta.

La parola “Queer” è nata come termine dispregiativo, “finocchio, checca, frocio” ma in seguito è stata adottata dalla comunità gay in chiave positiva. Siamo in presenza di un nuovo modo di concepire il cinema nato nei primi anni ’90, in netto contrasto con i canoni hollywoodiani, tanto da venire spesso e volentieri snobbato. In compenso viene idolatrato e premiato ai festival, quindi Berlino, Venezia, Sundance e Cannes.

Questa corrente cinematografica non ha delle caratteristiche ben precise né un genere univoco, ma ha un chiaro scopo: rappresentare l’omosessualità senza alcun tipo di tabù, andando a toccare temi scottantissimi come la prostituzione, l’AIDS, la transessualità e via dicendo.

Voglio trascinarvi di peso in questo mondo controverso tramite due registi che pur essendo uno l’estremo opposto dell’altro rappresentano, secondo me, l’essenza del New Queer Cinema: l’eccessivo e totalmente pazzo Gregg Araki  e il regista che ha fatto della raffinatezza e della delicatezza il suo marchio di fabbrica, Gus Van Sant.

Partiamo dalla bomba a mano Araki. I suoi film sono da maneggiare con estrema cautela in quanto eccessivi, scioccanti e visivamente molto forti. Al regista nippo-americano interessa far parlare di sé anche perché non vuole insegnarti nulla, ma solo sbatterti in faccia senza pietà le tematiche da lui trattate: omosessualità, droga, prostituzione, pedofilia e la perdita di valori delle nuove generazioni. E riesce benissimo nel suo intento, le sue pellicole di certo non le scordi facilmente.

Doom_Generation_The

Sperimenta continuamente generi di film diversi pur rimanendo fedele al suo stile molto riconoscibile. Gli ingredienti con cui condisce le sue opere sono infatti: erotismo molto esplicito, nudi integrali, umorismo dissacrante, uso dello splatter e fumetti, bombardamenti di colori e suoni, dialoghi taglienti, ma soprattutto veri e propri omaggi a David Lynch, Tarantino e Oliver Stone. I personaggi che ama dipingere sono sporchi, sboccati e depravati poiché riflettono la società bacata in cui vivono, ma la purezza del sentimento che provano gli uni per gli altri si nasconde da qualche parte, non è completamente celata. Un chiaro ed efficace esempio è il suo capolavoro Doom Generation, uno dei film più scioccanti che abbia mai visto. Ricordo di aver esclamato per tutta la visione “ma che cazzo di film sto vedendo?”. Araki denuncia un’intera generazione di persone vuote, senza futuro, sessualmente confuse e intontite da videogame e TV. Un road movie feroce che non risparmia nessuno. Da vedere assolutamente anche Ecstasy Generation e Kaboom due piccole perle che sforacchiano i cervelli. Ai più deboli di cuore consiglio una versione di Araki più soft e raffinata ma che attacca comunque la pedofilia in maniera molto forte: Mysterious skin.

Passiamo ora a Gus Van Sant, regista dotato di una sensibilità unica, specie nel raffigurare i rapporti umani.

My.Own_.Private.Idaho_

Van Sant affronta più o meno le stesse tematiche di Araki ma ti prende dolcemente per mano nel farlo, non vuole scioccarti ma proiettarti nel mondo da lui descritto, quasi facendoti sentire completamente a tuo agio. Il suo stile ricorda vagamente un documentario tanto è preciso e realista ma sa essere anche sottile e raffinato, specie nel descrivere l’omosessualità, vissuta dai suoi personaggi in maniera casta e pudica. Per esempio, il regista utilizza la luce per illuminare i corpi nudi come se fossero sculture greche e le scene di sesso sembrano scatti di fotografie.

Tutti i protagonisti dei film del regista statunitense sono outsider, quindi i reietti della società, le persone che non si fila nessuno. La cosa interessante è che questi personaggi soffrono in silenzio, non sono rumorosi e sboccati come i personaggi di Araki ma sono alla costante ricerca di un riscatto in una vita pesante che sembra volerli schiacciare ad ogni costo. Il film che meglio sintetizza tutto ciò è sicuramente My own private Idaho (tradotto in italiano con quella porcheria di Belli e Dannati, manco fosse un film sui tronisti della De Filippi), un film di una poesia e di un realismo disarmante. Mike Walters è un prostituto tossico e narcolettico, sa di non avere un futuro ma non si arrende, vuole comunque provare a rintracciare sua mamma, per cercare di vivere una vita normale. Si innamora del suo migliore amico e gli confida il suo amore in una delle dichiarazioni più tenere, sincere e belle che io abbia mai visto in un film. Mi ha letteralmente maciullato il cuore.

Attualmente Van Sant si è  fatto abbagliare un pochino dai luccichii hollywoodiani quindi vi consiglio le sue opere prime: Mala noche Cowgirl – Il nuovo sesso. Fan del regista non mi cazziate se non nomino anche Elephant, Paranoid Park, Last days, and co, ma non hanno un tubo di omosessuale quindi non ci interessano in questo articolo.

Allora, tiriamo le somme. Cosa hanno in comune l’aggressività di Araki e la delicatezza di Van Sant? Ognuno pur avendo un proprio stile riesce a dare voce a personaggi scomodi in modo estremamente sincero, riuscendo ad abbattere l’ingombrante barriera del pregiudizio, perché anche se non vuoi ammetterlo, finisci inevitabilmente con l’essere attratto da tutto ciò che è “diverso”. Uh, mamma che paura.

Article written by:

Sarah Tavella

25anni (+3). Novese per nascita, londinese d'adozione. Lavora nel Marketing e come direbbe Amélie Poulain, "a Sarah Tavella piace": perdere la voce ai concerti rock, i film dove vince il cattivo, guidare senza una meta.

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