the secret
Focus

Ma quindi The secret ha copiato Polanski? No dai, si è ispirato…

So che è un po’ inutile dirvelo, dato l’ultimo DPCM, ma in sala c’era The secret, nuovo film di un regista a me del tutto sconosciuto e di cui non ricordo nemmeno il nome, che dunque non citerò. Visto che professionalità? Ma dove lo trovate un altro come me?, dove mi chiedo io.

Mentre guardavo il film in sala (prima che chiudessero, mannaggia a Peppe) mi sembrava di notare qualcosa di strano. O meglio, non strano, ma stranamente familiare. Esco dalla sala, leggo distrattamente un paio di articoli su The secret e uno di questi mi svela la verità: ‘sto film è uguale a La morte e la fanciulla di Polanski. BECCATO!

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Noomi Rapace comunque resta una figa. E dal tg5 è tutto.

Ma per carità, prima di gridare al plagio ho voluto dare al nostro caro regista dal nome ignoto il sacrosanto beneficio del dubbio: e quindi sono andato a rivedermi La morte e la fanciulla. Capolavoro tra l’altro, se ve lo siete persi recuperatevelo.

Niente da fare regà: ‘sto tizio ha copiato. Non è che dici ha preso spunto, ha ripreso un tema, si è ispirato. Non ha fatto come, non so, Herzog nel suo Nosferatu rispetto a Murnau, nono: copiato paro paro.

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Ma per quale motivo Noomi Rapace tiene la bocca in quella posizione per tutto il film? Dentiera nuova?

Partiamo dalla trama. L’unica differenza che intercorre tra The secret e il film di Polanski è l’elemento spazio-temporale. Ne La morte e la fanciulla siamo in Sud America all’incirca a fine anni ’70, mentre in The secret siamo in una generica America a stelle e strisce all’incirca a inizio anni ’60. Le differenze tra i due film in pratica si fermano qui.

In entrambi i casi abbiamo una tizia che in passato è stata torturata e stuprata da un tizio, un nazista nel caso di The secret, un non meglio specificato collaboratore della dittatura cilena o argentina in La morte e la fanciulla. Le signore, per puro caso, si imbattono a distanza di tempo nel loro torturatore e decidono di vendicarsi.

Talmente sono uguali questi due film che in The secret non ci si è nemmeno preoccupati di modificare l’intervallo di tempo tra tortura e vendetta, così per dissimulare un po’, giusto per non dare troppo nell’occhio: in entrambi i casi sono trascorsi 15 anni.

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Anche la stessa costruzione dell’intreccio drammatico, che come non mai dovrebbe puntare a creare tensione, è fortemente una copiatura. Polanski giocava con lo scarto di conoscenza tra lo spettatore e i personaggi, come Hitchcock insegna, e tra i personaggi stessi. Cosa che, per l’appunto, è ripresa senza modifiche anche in The secret. Solo che Polanski non è mica scemo, mentre forse il regista di The secret

No dai, non voglio essere cattivo. Il punto, però, è che Polanski è un maestro nel gestire gli intrecci ad impianto teatrale: i suoi film migliori sono quelli che si svolgono in unità di tempo e di spazio e che prevedono pochi personaggi. Ti piaceva Moravia per caso Roman?

Ne La morte e la fanciulla la strategia seguita è proprio questa: la tensione è palpabile perché nulla di esterno può interagire coi tre personaggi e quindi il dubbio su chi abbia ragione permane sino all’epilogo.

Inutile dire che in The secret ciò non accade. Innanzitutto perché non è rispettata l’unità di tempo e di spazio, infatti il film non ha per niente un impianto teatrale e, per giunta, si sviluppa in più giornate, non in un’unica notte come nel caso di Polanski. In più, banalmente, il buon regista innominato non è Polanski: nel senso che non ha lo stesso tocco e capacità di gestire la tensione.

Complice anche la recitazione, stellare ne La morte e la fanciulla, un po’ enfatica e a tratti poco credibile in The secret.

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Che poi il punto sta un po’ qui. In The secret è difficile sentire, vivere la tragedia della protagonista, perché è difficile empatizzarci. In questo senso la scelta di mostrare in alcune sequenze frammenti di flashback della donna distrugge la coerenza drammatica e funge solo da elemento didascalico. Lo spettatore non riesce a rendersi partecipe del suo trauma, perché dalle sue parole quest’ultimo emerge come poco credibile.

Polanski invece percorre la strada opposta. Anziché rievocare il trauma con le immagini, egli lo fa con le parole della protagonista, in una struggente confessione di lei al marito. Dopo una sequenza dal così forte impatto emotivo è impossibile non sentire sulla propria pelle il graffio nell’anima di lei.

Poi, anche lì, la non-fiducia del marito. Ci sta che all’inizio egli dubiti della propria consorte: sai, all’improvviso tua moglie rapisce un uomo e vuole torturarlo, in effetti non è come andare a fare la spesa e dimenticare il sale. In The secret, però, ‘sta tiritera viene portata avanti per tutto il cazzo di film, e alla lunga diventa pesante. Ma, ancora peggio, è l’unico elemento d’attrazione che sorregge il film: ma dice la verità o no? Qui sta tutta la tensione.

Di nuovo, ne La morte e la fanciulla questo dubbio esiste, ma prima della metà del film viene sciolto, appunto dal dialogo tra moglie e marito. L’attenzione poi si sposta su altro, quello di Polanski diventa un discorso politico, sociologico, un discorso sulla giustizia. Pensate solo al fatto che il marito è un avvocato, elemento che serve per trasformare l’uomo nel giudice davanti al quale svolgere la sentenza, il presunto torturatore in imputato e la moglie in accusatrice.

Questo discorso in The secret si perde completamente e ciò trasforma il film in un qualsiasi thriller visto in tv, perché appunto la tensione sta solo nel capire chi sta dicendo la verità e chi invece sta mentendo. Come con il covid: la gente muore davvero o siamo sotto un dittatura sanitaria? GIURO CHE STAVO SCHERZANDO. Ovviamente siamo sotto dittatura sanitaria.

la morte e la fanciulla

“Oddio, ma c’è Alien”.

Per coloro che sono riusciti a sopportare il mio pessimo umorismo, vorrei parlare del finale.

Qui risiede la differenza più grande tra i due filmThe secret termina con l’uccisione del torturatore. Perché sì, alla fine aveva ragione lei e lui l’aveva torturata per davvero. Nel sentire la confessione di lui il marito impazzisce e lo uccide. La domanda a questo punto è “perché?”. Cioè non perché lo ha ucciso, ma il perché di tutto il film. Cosa mi significa questo epilogo?

L’interpretazione che mi sento di dare è quella di un discorso sul trauma: tutto questo arrovellarsi sul “ma lo ha fatto veramente o è lei che si è bevuta il cervello?” può essere letto come un modo per arrivare all’origine della colpa. E quindi l’epilogo sarebbe da leggere come un nulla di fatto.

Nessun trauma si è risolto, ma al massimo si è spostato: ora non è più di lei, che ha ottenuto la sua vendetta, ma del marito, che ha freddato senza pietà un uomo sì colpevole, ma legato, in ginocchio e senza difese. Marito che per giunta è un medico, dunque un fedele paladino della vita.

Può essere eh, ma a me sembra comunque una lettura forzata. Però almeno è una lettura. Perché comunque The secret non è un film orribile, tipo Tenet. Giuro che la smetto di insultare Nolan a caso, però mi chiedevo: ma al buon Christopher piace solo Gargantua o anche altri buchi? Magari meno neri eh, io non giudico nessuno. Anyway, The secret è solo mediocre, un 5/6.

la morte e la fanciulla

Ne La morte e la fanciulla, invece, non viene ucciso proprio nessuno. Tutta la maestria di Polanski si vede qui. La protagonista spinge per tutto il film per ottenere la tanto agognata confessione del presunto torturatore. Quest’ultimo, messo di fronte alla morte, la concede, questa confessione. Ma il dubbio persiste. Ha confessato per salvarsi la vita o perché realmente colpevole?. Polanski, questo, non lo dice.

Una conclusione di questo tipo rende evidente l’inutilità stessa della vendetta. La protagonista non si libera dal suo trauma uccidendo colui che glielo ha procurato o ottenendo la sua confessione: quel trauma c’è, è un segno e resta. Quel che conta è cosa noi facciamo con i nostri traumi. Così Polanski può far emergere anche tutta la sua misantropia.

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Un paesaggio in ombra e una luce calante che getta tenebra su una figura defilata. Un poco inutile descrivere chi o cosa sono io se poi ognuno di voi mi percepirà in modo diverso, non trovate?

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