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Focus

Ocean’s Trilogy vs. Ocean’s 8, o del sesso predominante

Come tutti saprete quest’estate è uscito nelle sale Ocean’s 8, sequel e spin-off della trilogia Ocean’s di Steven Soderbergh. Per un ammiratore di Soderbergh e della sua trilogia, quale io sono, è stato complicato e irto di pericoli trovare il coraggio per guardare questo donnesco Ocean’s 8. Non leggete del sessismo in questa frase, ce n’era troppo poco. Qualche giorno fa questo agognato coraggio mi ha raggiunto, e grazie alla sua vigorosa spinta mi sono ritrovato a guardare le incredibili imprese della Sandra Bullock’s gang. A questo punto mi pare automatico che, da autorevole critico cinematografico e attivista polemista quale sono, io debba confrontare i due prodotti gemelli, o fratelli, a vostra discrezione. E quindi quali sono le analogie tra la Ocean’s trilogy e Ocean’s 8? Quali le differenze? Il film di Gary Ross è stato all’altezza della precedente trilogia di Soderbergh?

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È bello vedere che la donna viene strumentalizzata sempre e comunque.

Intreccio narrativo

È la cosa principale sulla quale cade la nostra attenzione in entrambi i film (parlerò di film anche riferendomi alla trilogia, prendendola come fosse un’unica pellicola, per semplicità): essendo degli heist movie, è naturale che il fulcro di maggior interesse ruoti attorno a come il “colpo del secolo” viene organizzato e messo in atto. Da questo punto di vista le due pellicole sono circa alla pari, in quanto ambedue portano in scena un colpo ben costruito, efficace, con colpi di scena, che a un certo punto incontrerà degli ostacoli che prontamente verrano scavalcati dai/le nostri/e eroi/ine portando al successo la rapina. La vaga debolezza che si registra in Ocean’s 8 è relativa ai colpi di scena: sono più deboli e meno sorprendenti e quindi la loro risoluzione appare più immediata e semplificata.

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Personaggi

Perché Helena Bonham Carter deve sempre fare la parte di quella strana? Ho visto un solo suo film in cui recita una parte normale: Il discorso del re. Non che sia un male eh, ma a volte mi fa dubitare del fatto che sia capace di fare anche altro. Anyway Ocean’s 8 ricalca in modo piuttosto evidente la caratterizzazione dei personaggi della trilogia e i loro ruoli: la Bullock e la Blanchett interpretano Clooney e Brad Pitt, Rihanna interpreta Eddie Jemison, la Bonham Carter interpreta Carl Reiner, Anne Hathaway interpreta Andy Garcia, Awkwafina interpreta Shaobo Quin e insomma avete capito: Ocean’s 8 riutilizza alcuni dei personaggi della Ocean’s trilogy riadattandoli al femminile. Che a livello di marketing è più che furbo, perché non solo stai sfruttando la fama di una trilogia di successo internazionale, ma stai sfruttando anche la fama di un organo di successo interplanetario: la vagina.

Per quanto riguarda la caratterizzazione ci muoviamo sempre su alti livelli: i personaggi sono tutti delle macchiette e ognuno ha la sua particolarità che lo rende perfettamente distinguibile dagli altri. Inoltre il riconoscimento da parte del fan dei vecchi personaggi di Soderbergh in Ocean’s 8 lo fa sentire a casa e quindi dà tono al film.

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Estetica

Mi pare inutile dire che la trilogia Ocean’s aveva un’estetica eccezionale. I colori, la fotografia, le luci, le scenografie, la messa in scena: quel patinato e lussuoso piacevole all’occhio che conferisce carisma ai personaggi e crea l’ambiente perfetto per delle rapine di quel calibro. E poi c’è da dire che i costumi con cui sono stati vestiti gli attori si sposano alla perfezione con questi elementi estetici e ci regalano quindi una messa in scena unica e inconfondibile.

Qua invece iniziano le note dolenti per Ocean’s 8. Esteticamente è piatto e non particolarmente memorabile. Per intenderci: il film non è fotografato male, la messa in scena è anche carina, i personaggi sono vestiti nel modo giusto… ma non c’è nulla di caratteristico. Ciò che nella trilogia era un punto di forza assoluto, nel film di Gary Ross diventa una normale estetica di un film con protagoniste femminili: chiccoso ma non sugoso, ovvero bello ma dimenticabile. Un’eccezione va fatta per le scene in cui la rapina vera e propria viene attuata, lì sembra quasi di rivivere le atmosfere del suo progenitore.

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Regia

E qua siamo alle note dolentissime. Dico subito che il paragone tra i due registi non regge manco a pagarlo: Soderbergh vince per k.o. Tuttavia ci sono un paio di cose da sottolineare. Per chi ha un occhio anche solo vagamente attento è evidente fin da subito che Gary Ross sta citando Soderbergh a manetta: la sequenza iniziale nel carcere è identica a quella di Ocean’s 11, il modo di presentare i personaggi è pressoché identico, alcuni movimenti della mdp sono ripresi e ricalcati da quelli utilizzati da Soderbergh e anche i meccanismi dei colpi di scena sono registrati sulla pellicola in modo molto simile.

Il punto più evidente in cui fallisce Ross è l’eleganza. È vero che inizialmente riconoscere i meccanismi di ripresa tipici della trilogia è un piacere ma ci vuole non troppo tempo affiché inizino ad apparire pedissequi. E inoltre i due marchi di fabbrica tipici di Soderbergh vengono riproposti in maniera slavata: le transizioni e i tagli tra una scena e un’altra, che in Soderbergh sono pienamente integrati con l’impianto degli avvenimenti, vengono riproposti in modo quasi casuale e indubbiamente forzato, quasi a dire “guarda Steven, lo faccio come te”; i piani sequenza stellari e assolutamente incredibili, con cui Soderbergh aguzza l’attenzione dello spettatore e aumenta il pathos, in Ocean’s 8 quasi non esistono e se esistono non si notano, quindi in pratica sono inutili.

Ciononostante la regia di Gary Ross non è una cattiva regia. Ma a questo punto, se l’obiettivo era ricreare le sensazioni e le situazioni tipiche della trilogia originale, allora avrebbe avuto senso dare un paio di spunti per far capire allo spettatore che il film vuole comunicare direttamente coi suoi predecessori, ma successivamente evolverlo in prospettiva propria e originale.

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Conclusioni

Ocean’s 8 non è un brutto film; anzi è un bel film, godibile dall’inizio alla fine e che scorre via che è un piacere. Il problema, come spessissimo accade in questi casi, è che non riesce a reggere il paragone con chi è venuto prima di lui. Ci prova tanto, ci riesce in alcuni punti, ma arriva al momento in cui si perde e ciò che fino a prima era stato un vantaggio enorme sfruttato con intelligenza, ora diventa un handicap e svaluta il film.

Perché se Ocean’s 8 avesse preso fin da subito una direzione propria, le cose sarebbero state diverse. Ma dal momento in cui il film vuole dialogare direttamente e palesemente con la trilogia di Soderbergh o trovi un modo di essere innovativo o precipiti nel baratro dell’imitazione. E non è così una sorpresa allora che il giudizio comune su Ocean’s 8 sia: “è uguale ai film di Soderbergh”.

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Avete mai provato a descrivere voi stessi in poche righe? Io lo sto facendo adesso, ma mi rendo conto che dispongo di un numero insufficiente di parole per parlare di cotanta magnificenza. Ma ahimè forse è meglio così, almeno in questo modo sarete voi ad attribuirmi la forma che riterrete la migliore.

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