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Oscar 2017 – Riflessione sul triste epilogo

Domenica 26 febbraio, premi Oscar 2017. Come ogni anno, l’Academy assegna i prestigiosi premi cinematografici alle pellicole uscite nell’arco dell’ultima annata e, come ogni anno, tra contenti e delusi, le polemiche sono una conseguenza, forse fondamentale, ma anche divertente a suo modo, delle scelte più o meno discutibili dei votanti. Eppure l’edizione appena conclusasi è particolare, sicuramente farà parlare di sé per molto tempo, ma per i motivi sbagliati. (Qui potete recuperarvi la nostra eroica diretta).

Partiamo dal principio. Dopo la disastrosa cerimonia dell’anno scorso, condotta da un Chris Rock noioso e a tratti irritante, ecco che gli succede Jimmy Kimmel. E com’è andata con questo cambio alla conduzione? Diciamo che assistere alla serata è stato come vedersi servita un’ottima cena in un ristorante dal nome prestigioso, ma la cui qualità negli ultimi anni aveva lasciato molto a desiderare. Infatti, contro ogni aspettativa, l’esperienza è stata soddisfacente. Peccato che all’ultima portata, la più attesa, il cameriere sputi nel piatto.

In quanto a premi, quest’anno non si può proprio eccepire nulla all’Academy: essi sono stati divisi equamente, con la giusta prevalenza di La La Land, e il miglior film a una piccola perla quale è Moonlight, premio che porterà al film, almeno si spera, una distribuzione più ampia nelle sale. Dal punto di vista prettamente relativo allo show in sé, non si può non fare un plauso a Kimmel per aver saputo ben gestire i momenti dedicati alle gag, oltre che alla qualità delle stesse, decisamente di un altro pianeta rispetto agli Oscar targati Chris Rock, facendo del buon intrattenimento in una serata potenzialmente noiosa.

Tutto perfetto insomma, almeno fino al finale. Perché quando Warren Beatty annuncia La La Land come miglior film, tutto il cast sale sul palco e i produttori iniziano a fare i soliti ringraziamenti di rito, non è ammissibile che questi vengano interrotti e messi in imbarazzo per uno scambio di buste. Si può veramente pensare che una leggerezza del genere possa essere stata commessa in una cerimonia in cui ogni singolo dettaglio è curato nei minimi particolari? Ci troviamo in una situazione al limite del possibile, a suo modo anticipata da Bojack Horseman. Ma non è questo il luogo adatto per parlare di teorie complottistiche.

Piuttosto, è interessante riflettere sulle possibili ripercussioni, positive o negative, che tutto ciò potrà avere sui film e le persone coinvolte.

Innanzitutto, preciso che il lungo incipit mi è servito per far entrare il lettore in empatia col povero Jimmy Kimmel che, in totale imbarazzo, ha dovuto porgere le sue scuse e addossarsi le responsabilità di aver rovinato quella che, fino a pochi minuti prima, era una delle migliori cerimonie degli ultimi anni. A questo punto è lecito chiedersi se, posto che il tutto sia veramente frutto di una svista, la sua carriera non possa essere messa a repentaglio.

Punto secondo. Moonlight è un film magnifico, ma di nicchia. In pochi lo hanno visto e tutti parteggiavano per La La Land. La modalità in cui il film di Barry Jenkins ha vinto l’Oscar non farà altro che enfatizzare la sensazione che il suo sia stato un vero e proprio “furto” ai danni di una pellicola, forse, più meritevole. Peccato, perché l’opinione comune difficilmente si schioda dalle sue convinzioni e il premio che avrebbe dovuto dargli la meritata visibilità potrebbe invece finire per ritorcerglisi contro. Detto ciò, è chiaro che il premio al miglior film è sempre stato un premio politico. Semplicemente l’Academy, per premiare il miglior film dal punto di vista artistico, gli assegna la miglior regia.

Al contrario, La La Land non può che uscirne rafforzato da questa storia. Ora si assisterà all’effetto “mitizzazione” e tutto l’odio generale riversato, ingiustamente, su Moonlight, sarà inversamente proporzionale all’amore per il musical di Chazelle.

Fatte queste brevi riflessioni, l’intensità drammatica con la quale le telecamere hanno indugiato sui volti esterrefatti dei presenti ci ricorda che gli Oscar sono prima di tutto uno show, una baracconata kitsch, che col suo triste epilogo potrebbe essersi reso gratuitamente volgare giusto per far parlare di sé. Il tutto ai danni dell’arte.

Quello che tutti noi dovremmo imparare è che il cinema non è uno sport, bisognerebbe smetterla di “fare il tifo” come se si trattasse di una finale di Champions League e semplicemente godere di film come La La Land, Manchester by the Sea e Moonlight, che fanno solo bene al cinema.

Article written by:

Mauro Paolino

Classe 1996, inizia a scrivere recensioni cinematografiche all'età di 15 anni. Appassionato di cinema, scrittura e storia dell'arte moderna, passa le sue giornate a guardare film, scrivere sceneggiature scadenti e coltivare la sua barba, nella falsa convinzione di sembrare un ragazzo intellettualmente impegnato.

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