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Propositi cinefili per il nuovo anno

Il Capodanno è tempo per liste piene di buona volontà e fiducia – che, nove volte su dieci, vengono tristemente disilluse. Ma noi ci crediamo sempre fino in fondo e anche il nostro mondo filmico non fa eccezione: liste di pellicole da recuperare, registi da scoprire, grosse lacune da colmare.E noi, possiamo evolvere la forma mentis con cui ci avviciniamo a cinema e serie tv? Il tempo e l’esperienza ci hanno portato consiglio, oppure ci hanno inariditi? Siamo rimasti dei minchioni da pop-corn, birra e rutto libero o abbiamo sviluppato tic da “film russo sottotitolato in polacco” a nostra insaputa?

Per schivare entrambe le pallottole e celebrare il nuovo anno come si deve, propongo un elenco di buoni propositi da cui partire per affrontare questo 2019.

Partiamo.

1) Non farti condizionare dalle opinioni degli altri

Già partiamo sul difficile: negli ultimi anni, partecipare ai festival mi ha fatto rendere conto di quanto in Italia tendenzialmente si arrivi a vedere un film già “montati” dalle opinioni altrui.

Ai festival molto spesso fruisci un nuovo film con occhi del tutto “vergini”. Le uniche eccezioni sono date dalle situazioni in cui è un regista che ami molto, su cui dunque nutri qualche aspettativa, oppure se è un film che attendi da tempo. Nella maggior parte dei casi, comunque, ti collochi in una posizione neutrale, mediana: vedi il film e ti piace oppure non ti piace.

Ho dovuto notare che quando quello stesso film premiato ai festival esce in sala – per esempio, La forma dell’acqua di Del Toro, vincitore de “la qualunque” nell’anno appena trascorso -, un preambolo molto tipico di chi lo vede e non lo apprezza è: “mi aspettavo chissà cosa visto che tutti ne parlavano così bene, e invece…” Insomma, ho toccato con mano quanto le recensioni e opinioni altrui condizionino la visione. È giusto informarsi prima di spendere dei soldi, confrontarsi con l’idea di persone che ci assomigliano: però alla lunga questo rischia di far partire il proprio giudizio da uno scalino o troppo alto o troppo basso, viziando la nostra personale visione.

2) Esci dalla tua comfort zone

Specie in questo periodo storico di prequel, sequel, universi condivisi, remake, reboot, live-action è molto facile finire intrappolato da spettatore in una “bolla” in cui si continua a vedere film molto simili tra loro. Come proposito per il nuovo anno, può essere utile provare a tastare il terreno in una direzione che a pelle ci è poco familiare: scoprire qualche cinematografia nazionale, qualche perla in un genere che solitamente schiviamo (nel mio caso, per esempio, l’horror), dare una chance a categorie di film che a pelle non ci attirano. Se, per esempio, siete tra coloro che come me qualche anno fa evitavano i film italiani a prescindere, buttatevi, magari con il lavoro di registi ancora emergenti. Più sosteniamo il nostro cinema, maggiori saranno le possibilità che tirino fuori dal cappello operazioni interessanti come Lo chiamavano Jeeg Robot o anche The End – L’inferno fuori.

3) Non usare un film che ti è piaciuto solo per spalare merda su un altro film

Le comparazioni tra operazioni simili possono essere utili per un raffronto ragionato, ma commenti come “Rogue One sì che è bello, non come quella discarica della nuova trilogia!!” rischiano di risultare più simili alla tifoseria calcistica che a una valutazione vera e propria di cosa, nel film, ha funzionato. La linea di demarcazione è quando l’interesse a infamare il film che non ci è andato giù supera il desiderio di parlare di quello che invece ha incontrato i nostri gusti.

Insomma: trattate il film di cui volete discutere come fine, non come mezzo.

 

4) Non considerare la differenza un difetto di per sé

Questo ovviamente vale soprattutto per i film o serie tratti da libri o fumetti. Sì, lo so: salvo felici eccezioni è facile che se sei appassionato alla versione originale, difficilmente la trasposizione incontrerà le tue aspettative. Però, ecco: dire “la serie tv è brutta perché nel libro non era Sansa a sposare Ramsay Bolton” non basta. Anche quest’anno, evitate la sindrome da carenza di Tom Bombadil con tutte le vostre energie. Se le differenze rispetto al libro ne tradiscono lo spirito, non funzionano nell’economia della trama, non hanno una motivazione logica (ridurre le scene o il numero di personaggi, per esempio), è un discorso. Ma la differenza dalla fonte originale non è un difetto del film di per sé, anzi: in alcuni casi può essere una scelta intelligente – come, per esempio, il cambio di motivazione che spinge Thanos a fare quello che fa in Avengers: Infinity War.

Diciamocelo: il suo amore per Lady Morte sarebbe stato un po’ cringe su schermo.

5) Contestualizzare sempre

Twilight è il mio film preferito, Il Signore degli Anelli non è nulla al confronto.”
“Vabbè, ora, tutte queste sviolinate a Il cavaliere Oscuro, mica stiamo parlando di Luci della ribalta di Chaplin…”

Se avete ormai una certa maturità da spettatore entrambi questi commenti, pur ai due estremi opposti, dovrebbero suonarvi come unghie sulla lavagna. Tuttavia c’è ancora molta confusione tra giudizio soggettivo e oggettivo, nonché sulla pratica di contestualizzarli.

È un po’ come quando un antivaccinista o un razzista ti dice che la sua è un’opinione e come tale va rispettata quanto le altre, presente?

Ecco, giudizio oggettivo e soggettivo andrebbero sempre separati, tipo: “Lo so che Il diario di Bridget Jones non è un capolavoro del cinema, MA è un film che mi diverte e riguardo sempre con piacere.”

Allo stesso modo, lo sanno anche i sassi che difficilmente un grosso blockbuster arriverà a poter essere paragonabile a un film artistico e intimista – anche se, tutto sommato, non è detto. Questo non vieta che esistano blockbuster che hanno fatto storia – penso a Guerre Stellari, I predatori dell’arca perduta, Jurassic Park. Essi, oltre ad avere un loro posto d’onore nella storia del cinema, sono quelli che spesso hanno fatto innamorare della sala in prima battuta anche il cinefilo più raffinato e cerebrale.

6) Non essere un purista della sala cinematografica, però aiutala

Non farti venire la sindrome del festival di Cannes, allergico a tutte le forme di fruizione che non prevedano lo schermo cinematografico tradizionale e perciò grande nemica di Netflix e affini. Stay hungry: godi di tutto, dalle piattaforme di streaming all’home theatre alle esperienze di realtà virtuale. Tutto è egualmente cinema.

Allo stesso tempo, aiuta la sala: vacci quando ritieni che sia il film giusto, fai girare il mercato e, soprattutto, rompi il cazzo ai vicini di posto che parlano, masticano rumorosamente e usano il cellulare, affinché rispettino la sala come si farebbe con una biblioteca. Anche questo è aiutare.

7) Usa il cervello, ma non dimenticare il cuore e, soprattutto, “la panza”

“Ormai non riesco più a vedere un film passivamente, mentre lo guardo lo seziono e analizzo”.

Scommetto che avete sentito almeno una volta un appassionato di cinema lamentare, con un certo orgoglio, questa croce e delizia da “espertone”. E che quell’appassionato di cinema potrebbe essere colui o colei che vedete allo specchio. Tuttavia, non riuscire a godere più di un film da semplice spettatore rappresenta una perdita, mancando un tassello importantissimo per capire se un film funziona.

Quindi usate il cervello, ovviamente, visto che il cinema è una forma di comunicazione, ma restate sempre un po’ bambini e non dimenticate la nota emozionale – il cuore – e quella ancora più viscerale – la pancia, appunto. Dovete piangere, provare meraviglia, saltare sulla sedia, arrabbiarvi, divertirvi: il cinema è e resterà sempre una lanterna magica, sopra a tutto.

Il migliore cinefilo possibile è colui che ha trovato un equilibrismo perfetto tra testa, cuore e pancia.

Buon anno a tutti!

Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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