Focus

Può il genere della parodia essere considerato arte?

La parodia è sempre stato uno dei miei generi preferiti, insieme all’horror.

Sono, inoltre, fermamente convinto che la parodia sia un’arte: il film parodistico è uno dei generi più complicati da portare su schermo, perché si rischia di cadere, come succede il 70% delle volte, nella comicità volgare e puerile.

E mi vergogno a dirlo, ma rido pure per quella, ogni tanto.

Voglio, però, analizzare tutti gli aspetti della parodia in generale, per questo andrò per tappe:

Mel Brooks.

La parodia come arte cinematografica, si deve, in parte, a questo signore qui. Il signor Brooks ha preso per il culo chiunque gli si parasse davanti partorendo capolavori di genere tra cui spiccano, inevitabilmente, Frankenstein Junior e Alta tensione (in cui riesce a parodiare Vertigo di un altro signore molto celebre), accompagnati poi dai vari Balle spaziali o Mezzogiorno e mezzo di fuoco.

La comicità della parodia di Mel Brooks, prendendo in esame Frankenstein, è molto diversa da quella che oggi potrebbe essere apprezzata se riproposta in un film, in quanto basata, molto spesso, sullo slapstick. Ma il film è invecchiato davvero benissimo, diventando, ovviamente, un cult, in quanto, come per gli altri lavori, supportato da una regia e una fotografia (in questo caso legate agli anni trenta, perciò la scelta del bianco e nero) efficaci e, soprattutto, una grande sceneggiatura. Chi ha detto che nelle commedie non è importante la messinscena?

Poi, però, anche per il buon Mel è sopraggiunta la follia. Ha recitato in due film di Ezio Greggio.

Le Velineeeeee (e anche Mel)

Leslie Nielsen, Charlie Sheen e Mike Myers.

Una pallottola spuntata, Hot Shots e Austin Powers, capostipiti della parodia, e, per quanto possano essere non perfetti, cult di genere. Non si può dire altro.

E l’Italia?

Se qualcuno mi chiedesse di descrivere la parodia in Italia prenderei due esempi:

  • Come NON FARLA: Box Office 3D
  • Come FARLA: Totò Sceicco

Box Office è la morte del cinema italiano. Ritorna Ezio Greggio, che non risulterebbe comico nemmeno se si chiamasse Louis C.K., che riesce nell’intento di rendere film brutti ancora più devastanti, con una regia inesistente (i video di Er Faina fatti col telefonino hanno un angolo di campo migliore) e una sceneggiatura completamente improvvisata.

Totò Sceicco, parodia dei film mitologici ed epici che impazzavano nel primo cinquantennio del novecento, è l’opposto. Cresciuto a pane e Totò, sarò di parte, ma se rivisto oggi ancora mi fa ridere come un deficiente, con la marchesa che sfonda le sedie o solo il nome del protagonista “Antonio Sapone”.

Totò è uno dei pezzi pregiati del cinema italiano.

I “Movie”: il declino.

A partire dagli Scary Movie, il genere di film senza, praticamente, un filo conduttore ma che unisce insieme personaggi provenienti dai film migliori dell’anno e non, è stato, per un bel periodo di tempo, la nuova frontiera della parodia. Anche se negli ultimi anni è al suo culmine (finalmente).

Molto velocemente, procedo con una lista nera di tutti i “Movie” con recensione precisa e variegata per ciascuno di loro:

  • Scary Movie (2000): era una novità, dunque per il pubblico di inizio del ventunesimo secolo questa parodia di un capolavoro come Scream colpì nel segno. Assurdo, però, che un film, dopo soli 17 anni, sia invecchiato così male.
  • Scary Movie 2 (2001): cavalcando l’onda come dei surfisti australiani, un anno dopo esce il sequel, che è nammerda. Fatta eccezione per l’intro con l’esorcismo, quella mi ha strappato una risata fugace e, onestamente, triste.
  • Scary Movie 3 (2003): forse quello che considero come il più accettabile dei “Movie”. Potreste negare quanto volete, ma se vi dicessi “in gamba Cody” iniziereste a ridere tutti. Tutti.
  • Scary Movie 4 (2006): nammerda, ma è l’ultimo.
  • Scary Movie 5 (2013): plot twist, ce n’è un altro. E c’è Ashley Tisdale. Nammerda.

Partendo dai “Movie”, il duo Friedberg-Seltzer riesce a partorire:

  • Epic Movie, Disaster Movie, 3ciento, Mordimi, Angry Games, Hot Movie, Superfast e Superfurious: tutti nammerda. Ma totale. Non strapperebbero una risata nemmeno al Joker, e lui ce l’ha stampata in faccia.

Scena cult ma che non ho capito perché facesse ridere

Menzione speciale a Marlon Wayans:

Purtroppo, ammetto di avere un problema. A me quest’uomo fa sbellicare dalle risate. Il primo Ghost Movie è orribile, ma davvero brutto. Però ho riso come un coglione. Nella sequenza completamente delirante dell’esorcismo con Padre Doug che recita lEzechiele 25:17 io mi sono piegato dalle risate, e questa cosa non deve uscire da qui.

Ovviamente l’altro Ghost Movie 2, è nammerda. E così anche 50 sbavature di nero, solo che questo funziona perché il film parodiato era già nammerda, non hanno fatto altro che riportare le stesse scene con un pizzico di battute razziali e più volgarità, e peni.

Davvero, ragà, scusate

La rinascita, Edgar Wright:

Se dovessi scegliere di essere qualcuno, sceglierei Edgar Wright, che, oltre a ottimi film come il recente Baby Driver, non ne ha sbagliata una, persino da produttore (ha prodotto quel gioiellino di Attack the Block, per dire). Ma ciò che mi interessa è la sua Trilogia del Cornetto, composta da L’alba dei morti dementi (Shaun of the Dead con riferimento al nome del protagonista e in opposizione all’opera originale di Romero Dawn of the Dead), Hot Fuzz e The World’s End.

Con questi tre film la parodia, ma più in generale la commedia horror, d’azione e di fantascienza, si sublima in una vera e propria arte a sé stante. Wright riesce in tutte e tre le pellicole, oltre che a far ridere come una iena lo spettatore, a donare al genere di riferimento, grazie a riprese magniloquenti ed effettuate come Dio comanda, nuova linfa, riuscendo, comunque a parodiarlo. Eccezionale.

Stephen Chow

Esulando dal territorio americano, la parodia migliore e più geniale arriva senz’altro dall’Oriente. Di Chow, mio autore preferito di genere, arrivano principalmente due pellicole in Italia, Shaolin Soccer e Kung Fusion, l’uno parodia dei film sportivi, l’altro dei film di arti marziali.

Purtroppo, però, l’unico mezzo per goderli, sono le immagini, in quanto nel nostro paese si è avuta la buona idea di doppiare i personaggi in dialetto, giusto perché un cinese che parla in napoletano con la erre moscia, fa più ridere. Ridete cazzo. Perché non ridete?!?!?!

In Shaolin Soccer, l’elemento comico è centrale, tutto è esagerato al punto giusto e le arti marziali praticate per le partite presenti nel film sono congeniali al fattore “divertimento”, ma Kung Fusion è davvero un capolavoro: Chow recita come protagonista ma dirige anche, e ogni personaggio della pellicola è memorabile nonostante sia una parodia, alcune sequenze sono davvero geniali e anche qui, le arti marziali praticate sono più che fantascientifiche, ma, al contempo, esilaranti.

Poi ha prodotto Dragonball Evolution.

parodia

“Testa d’acciaio”

Non so come si evolverà la situazione della commedia o della parodia in futuro, ma c’è un barlume di speranza nel fatto che molti si siano resi conto che portare attori truccati come personaggi di film famosi e fargli pronunciare volgarità sulle feci, non fa più ridere.

C’è speranza, fratelli.

Article written by:

Nasce in quel di Napoli nel 1998 ma è rimasto ancora negli anni '80. Spesso pensa di esser stato un incidente ma i suoi genitori lo rassicurano: è stato molto peggio. Passa la totalità della sua giornata a guardare film e scrivere, ma ha anche altri interessi che ora non riesce a ricordare. Non lo invitate mai al cinema se non avete voglia di ascoltare un inevitabile sproloquio successivo, qualunque sia il film.

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