Focus

Quand’è che fruire cinema è diventato un lavoro?

Premessa

Avete presente quei ricordi d’infanzia di scarsa importanza che per motivi ignoti vi sono rimasti impressi nella mente? Magari non vi ricordate la prima volta che siete andati al cinema, o il momento in cui siete riusciti ad andare in bicicletta senza rotelle, o quella volta in cui, buttandovi all’indietro nel lettone, avete frantumato il naso a vostra madre (si l’ho fatto), però per qualche ragione ricordate perfettamente qualcosa di assolutamente ordinario e poco incisivo.

Ecco, questo pezzo inizia con un ricordo del genere.

Traumi

Avevo circa 7 anni ed ero alla scuola elementare. Ero un bimbo abbastanza schivo e pensieroso, ma tutto sommato tra un sorriso imbarazzato e l’altro qualche amico me l’ero fatto. I miei genitori imponevano però un metodo educativo che qualcuno potrebbe definire siberiano già per l’epoca, ma di cui ora percepisco la lungimiranza: avevo a disposizione solo 45 minuti di televisione al giorno, tempo che solitamente sfruttavo per i cartoni del dopo scuola.

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Spiacente, vietato a chi non guarda Mediaset, e agli Homer

La visione di film non era mai fruita tramite etere, ma sempre in occasioni speciali (tipo domeniche piovose, feste o malattie varie) e rigorosamente in film su cassetta approvati da mia madre.

Per il resto leggevo, leggevo, leggevo un sacco. Non ero un disadattato, ma spesso mi sentivo a disagio in gruppo, perché non trovavo nessuno con cui parlare di ciò che amavo.

Un giorno trovai un capannello di compagni che discutevano animatamente di un film comico trasmesso da Italia 1 la sera prima. Ovviamente non potevo averlo visto. Tutti si sbellicavano, riprendendo e imitando le scene della fantomatica pellicola ed io, preso da ansia di accettazione, mi inserii timidamente nel cerchio, affermando a riguardo un’esclamazione neutra per poter entrare nel discorso senza palesare la mia ignoranza in materia.

Non fui molto convincente evidentemente, perché qualcuno dei bambini (che il Signore gli procuri un brufolo rettale), smascheratomi, tacciò il mio intervento con un brusco “Ma stai zitto, che non lo hai nemmeno visto!!”.

La situazione oggi

Sono passati quasi vent’anni da quel primo assaggio di esclusione e la mia ansia di sentirmi accettato dalla massa si è evoluta. Da scene del genere, che mi procuravano profondo malessere, percorro ogni giorno sempre più gradini verso un sonoro checazzomenefregaamme!.

Questo è certamente favorito dal fatto che oggi, fortunatamente, non sia più come allora. Possiamo dire, infatti, come ogni passione abbia raggiunto una sua dignità sociale.

Insomma, non siete contenti? Potreste perseguire qualsiasi tendenza, non importa quanto di nicchia, che trovereste sempre qualcuno che farà lo stesso e con cui condividere il vostro hobby, praticarlo, essere felici e sentirvi finalmente accettati per quello che siete e che amate… per poi fotografarlo e postarlo su Facebook.

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Le bobine di ultima generazione

Sinceramente Il mondo social e l’accesso maledetto che possediamo ogni giorno sulle vite degli altri, per dirla alla von Donnersmarck, mi permettono, infatti, di percepire come la situazione, con proporzioni e modalità molto differenti, non sia granché cambiata in fondo, in fondo.

Ma è ancora un piacere?

Eccoci arrivati al punto, tutta questa premessa forse troppo lunga mi serviva per dire un solo semplice concetto, realmente applicabile a qualsiasi cosa, ma che limiterò all’argomento di questo sito: ma guardare un film è una passione o è diventato un differenziatore sociale? È un piacere o è un lavoro?

Oggi, invece di grandi gruppi di bulletti che decidono cosa è giusto o non è giusto dire, fare e guardare, ci sono tanti piccoli insiemi di persone che fanno esattamente la stessa cosa. 

Forse al giorno d’oggi, essendo che la nostra vita è un continuo far apparire il nostro giardino più verde di quello degli altri, c’è una tendenza all’esplicitazione aggressiva di ciò che ci piace. Siamo investiti costantemente di messaggi che urlano: “Io nella vita amo questo, e se tu non ami la stessa cosa non sei degno!” oppure: “coloro che amano quello, sono solo dei pecoroni insensibili e ignoranti”.

Il cinema così

Per andare meno sul banale, ma non troppo, questo atteggiamento si riflette moltissimo sull’esperienza del guardare film.

Come molti altri piaceri artistici della vita, ha perso da tempo quell’idea di “cosa per te” che dovrebbe caratterizzarlo. I nostri schermi sono pieni di cose tipo “Valerio Saltalfosso sta guardando… “ o “Film e pop corn con il mio bubbolino.. #seratatop” e così via.

Ma soprattutto si verifica in pieno il fenomeno che ho menzionato prima, sorta di costante “Noi siamo er mejo der colosseo!” che porta a vantarsi di aver visto sentordici volte la filmografia di Bergman, o a postare foto di immense librerie piene di blu-ray, scrivendo “lo so che spendo troppo, ma per la passione questo e altro”, o il sempreverde “mi hanno invitato a vedere un film cecoslovacco in italiano, bleee io non guardo film doppiati dalla seconda media, buffoni!”.

L’ultimo livello di bullismo

La cosa più avvilente è che questo processo non si verifica solo per i cosiddetti cinefili nei confronti dei membri del clan degli “sfigati” che guarda un film ogni tanto, ma anche tra noi supposti amanti della pellicola.

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Santi numi, scusa se non ho ancora visto Il settimo sigillo

Si verifica infatti quello che io chiamo Effetto settimana enigmistica.

Quando si fanno le parole crociate infatti, poco conta che tu abbia o meno la capacità di sviluppare concetti e idee, di avere opinioni e di compiere ragionamenti. Puoi tranquillamente finire il giochino semplicemente riempendolo di informazioni completamente casuali che potresti banalmente aver sentito dal parrucchiere.

Apparentemente infatti, è lo stesso nozionismo, applicato alla cultura cinematografica, che ti rende degno o meno di essere chiamato cinefilo, qualunque cosa significhi.

Non vali di più come appassionato di cinema se sei in grado di capire, apprezzare o giudicare semplicemente con il tuo spirito critico. Vale piuttosto il fatto che tu abbia visto o meno quel determinato film, e soprattutto che tu l’abbia apprezzato.

Perché spesso se non hai visto questo o quell’altro film in particolare, sei ignorante e insensibile. Un coglione, insomma!

Non è più possibile farti trasportare dal caso, dal tuo umore e dal tuo gusto nella scelta di come esperire la tua passione. Se non hai visto un particolare film, l’unico modo per salvarti dalla gogna pubblica è fare mea culpa è dire cose come “rimedierò a questa grave lacuna”.

Insomma…

Il punto è che non è così che dovrebbe essere, e mi ritrovo populisticamente a rimpiangere i vecchi tempi in cui non dicevo a nessuno che leggevo. Lo facevo esclusivamente perché lo amavo. Non è un diamine di esame di maturità e, soprattutto, non è uno scudo per farti strada in mezzo agli altri! È, o dovrebbe essere, la tua passione, da seguire spontaneamente.

Scusate lo sfogo, ma sono affermazioni che, per la verità, scaglio anche contro me stesso.

Sì, perché sono infastidito dal fatto che mi senta in dovere di condividere sui social il discorso del colonnello Kurtz, solo per dimostrare che guardo i film giusti.

 

Beh, in ogni caso, gran film Apocalypse Now, se non lo avete ancora visto fatelo, ‘gnorantoni!!

 

Perché a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età.

Article written by:

Riccardo Cavagnaro

Vede la luce nell'anno 1991. Da quando ha visto "Jurassic Park" all'età di 3 anni sogna segretamente di toccare un dinosauro vivo. Appassionato lettore, viaggiatore, ascoltatore di musica e bevitore. Tutte queste attività arricchiscono sicuramente il suo bagaglio culturale, ma assottigliano pericolosamente il suo portafogli.

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