Focus

Quando c’hai l’ansia. 8 film su chi sta peggio di te

Io vado pazza per Tiffany… specie in quei giorni in cui mi prendono le paturnie.

Vuol dire quando è triste?

No… Uno è triste perché si accorge che sta ingrassando, o perché piove. Ma è diverso. No, le paturnie sono orribili: è come un’improvvisa paura di non si sa che. È mai capitato a Lei? Beh, in questi casi mi resta solo una cosa da fare: prendere un taxi e correre da Tiffany. È un posto che mi calma subito, quel silenzio, quell’aria superba: lì non può capitare niente di brutto… (Holly e Paul, Colazione da Tiffany)

Angoscia, crisi esistenziale, smarrimento post laurea, crisi di coppia, paura di scegliere, paura di cambiare, paura di restare. Se avessero scritto oggi il dialogo tra Holly e Paul avrebbero usato meno parole:

Che c’hai?

C’ho l’ansia.

E avremmo tutti capito al volo.

Perché ormai capita un po’ a chiunque: quella paura arriva, ci stravolge, ci blocca, non ci fa dormire e ci fa diventare pesanti. Holly Golightly si piazzava davanti alla vetrina di Tiffany, ma immaginatevi la scena, oggi: tutti ammassati e pieni di paturnie a consumare cornetti davanti alle gioiellerie.

È per questo che alle vetrine preferisco il grande schermo: è molto più comodo e discreto starsene impalati per ore davanti a un bel film, mangiando roba anche più impegnativa di un croissant. E poi, oltre a fornire una sorta di terapia esistenziale, il cinema ci consegna una marea di esempi su chi, per colpa dell’ansia, sta decisamente peggio di noi.

Eccone qualcuno.

Ansia adolescenziale

Sintomi: non capisci che hai, non stai bene con nessuno, sembri strano e tutti ti evitano, parli poco (soprattutto con l’altro sesso), hai paura di non soddisfare i tuoi, e ti viene la nausea quando parlano del tuo futuro.

Terapia: 5 giorni fuori (2010, Anna Boden e Ryan Fleck)

Il titolo in italiano è orrendo, il titolo originale non rende granché (It’s Kind of a Funny Story), il titolo del romanzo da cui è tratto è invece più interessante: Mi ammazzo, per il resto tutto ok (Ned Vizzini). E fa già capire il tono. Il protagonista, il sedicenne Craig (Keir Gilchrist), è sull’orlo di una crisi e, avendo avuto pensieri suicidi, prende da solo la decisione di chiedere aiuto al pronto soccorso che lo interna in un istituto per malati di mente, con l’obbligo di restarci per cinque giorni. Ma essendo l’ala per adolescenti in ristrutturazione, sarà ricoverato insieme agli adulti. Dopo un’iniziale diffidenza da che cavolo ci faccio qui con questi, conoscerà uomini, donne, storie di vita e si confronterà con le loro paure, con le loro bizzarre manie, con quell’ansia di stare al mondo che è un po’ come una ristrutturazione perenne di quell’ala di sé che si chiama futuro. Film terapia perché racconta il dramma di un disagio con ironia, grazie a personaggi come Bobby (Zach Galifianakis), strambi, fuori di testa, ma semplicemente molto più sfaccettati e sensibili di chi sopravvive con l’anestesia all’umano.

Ansia post laurea

Sintomi: turbamento e apnea ogni volta che ti ripetono le parole posto al mondo e posizione. Ansia da assestamento.

Terapia: Il laureato (1967, Mike Nichols)

Ce l’abbiamo tutti la faccia di Benjamin Braddock (Dustin Hoffman) al pensiero di ritornare a casa, dopo gli studi. Sorriso di proforma davanti ai parenti che ti riempiono di congratulazioni, e voglia di annegare in piscina per non sentire più una sola domanda sull’adesso cosa farai. La voglia di essere assente, di fermare il tempo, di prendersi una pausa ancora una volta dal futuro. E allora scattano le distrazioni. Quelle di Benjamin le conosciamo tutti. Film terapia perché si sofferma sull’incapacità del comunicare, sulla chiusura verso il mondo che tormenta il protagonista come tormenta i tanti più moderni ansiosi, sfociando nella contestazione, e nella rottura dell’equilibrio familiare che se non fosse già bello rotto di suo, non provocherebbe certe famose apnee.

Ansia del restare

Sintomi: mal di stomaco, insonnia, incapacità di restare davanti ad una finestra chiusa.

Terapia: Into the Wild (2007, Sean Penn)

Il protagonista sembra l’opposto di una persona ansiosa. Calmo, sereno, sicuro, ascetico, gesucristico. Ma se è così, è perché quella è la sua risposta all’ansia che lo ha portato a mollare ogni cosa. Siamo di nuovo davanti al post studi. Fa davvero così schifo laurearsi? Ancora davanti alla pressione familiare. Into the Wild è la storia di una fuga che diventa un inseguimento, una ricerca di esistenza, di vita, di contatto umano, interiore, fino all’estremo e solitario rapporto con il selvaggio, fino alla solitudine, punto di partenza. Christopher (Emile Hirsch), giovane benestante che rinuncia ad ogni bene materiale, in realtà è un ragazzo tormentato, la cui ansia riaffiora ogni volta che tenta di riavvicinarsi (anche solo col pensiero) alla sua famiglia. Film terapia per chi soffre di quell’ansia del restare tipica di chi invece vorrebbe mollare ogni cosa e cambiare completamente direzione, un atto di fede nei confronti di una forza interiore capace di contrastare il vero lato selvaggio della vita: il conformismo spietato, l’abitudine al vuoto.

Ansia della scelta

Sintomi: crisi di coppia, nausea quando gli altri parlano di matrimonio, incomunicabilità con gli amici di sempre, attacchi di panico e voglia di fuga.

Terapia: Laggies (Dimmi quando, 2014, Lynn Shelton)

Megan (Keira Knightley) sta messa male. Non sa cosa fare nella vita, tutti si sposano (e si tradiscono) e quando il suo ragazzo le chiede di sposarlo prende la macchina e fugge di nascosto. Così arriva a mentire, dice di avere un convegno di lavoro, quando invece si ferma qualche giorno da un’adolescente appena conosciuta, con cui fa combriccola e di cui conosce Craig, il padre single (Sam Rockwell). Film terapia per chi non prende sonno quando deve scegliere, perché, a quasi trent’anni, può capitare di sentirsi adolescenti, ovvero incompleti, di volersi confondere a loro, di mimetizzarsi un po’, per non farsi trovare. Succede, prima di ogni grande passo, e se non succede, lo si desidera (se non si è felici). Il confine è sottile, l’adolescenza c’è chi se la tiene a vita, e non è una questione di età. Forse è solo una questione di ansia.

Ansia del cambiamento

Sintomi: rompi le cose, le aggiusti, fai le risse, chiedi scusa, ti arrabbi per niente, fingi che va tutto bene. Non dormi, leggi, dai via il meglio di te, ti rimetti in forma, ti distruggi e corri, corri, corri.

Terapia: Il lato positivo (2012, David O’ Russell)

Pat (Bradley Cooper) è tornato a vivere dai suoi, dopo qualche mese in un istituto psichiatrico. Ha perso amore, lavoro, credibilità, visto che aveva quasi ammazzato l’amante della ormai ex moglie. Vuole ricostruire la sua vita, è dimagrito e si tiene in forma correndo. Tiffany (Jennifer Lawrence) cerca di superare un lutto, ma la sua ansia si riversa nella sfera sessuale, in quella che chiamano promiscuità. Il loro incontro sarà per entrambi essenziale per rimettere le cose a posto, o per provarci, tra alti e bassi. Film terapia per chi l’ansia la subisce ogni volta che prova a cambiare, che cerca di ricostruire, che prova a rimettere insieme i pezzi di qualcosa che è crollato miseramente, e che nonostante gli sforzi continua a cadere giù. Non è facile riprendersi da un fallimento, soprattutto quando l’ansia ci mette il suo. Non è facile da soli.

Ansia e smarrimento

Sintomi: sei incazzato col mondo. Passi le ore a litigare con le compagnie telefoniche. Non perdoni niente e nessuno. Ti secca qualsiasi cosa. Non tolleri gli altri, se ne tolleri qualcuno ti ci attacchi morbosamente. Ti doni senza contegno, ma le delusioni ti distruggono.

Terapia: Lo stravagante mondo di Greemberg (2010, Noah Baumbach)

Anche Roger (Ben Stiller) è appena uscito da una clinica psichiatrica. Ha quarant’anni e un numero spropositato di idiosincrasie. La sua ragione di vita sembra sia mandare lettere di contestazione ovunque. Deve occuparsi della casa del fratello mentre è via, perciò torna nel suo paese natale e prova a riallacciare vecchi rapporti: ex fidanzata, ex migliore amico, ex sé stesso. Poi incontra Florence, con cui ha una fugace e rapida quasi sveltina, che si trasforma in intime confessioni, e voglia di tenerezza. Film terapia per chi, quasi sulla mezza età, si sente smarrito e non sa come riordinare la propria vita. Per chi crede che il futuro non sia altro che un passato col volto coperto, pronto a fregargli identità e voglia di vivere in mezzo agli altri.

Ansia esistenziale

Sintomi: sei fuori posto, fuori contesto, fuori fuoco, fuori di testa. Tutti ti odiano.

Terapia: Harry a pezzi (Deconstructing Harry, 1997, Woody Allen)

Harry ha spiattellato la vita di tutti nel suo libro autobiografico e ha confessato tutte le sue nefandezze, pagandone le conseguenze. Mentre viene odiato da mezzo mondo, l’università vuole rendergli onore, ma non ha nessuno con cui andare alla cerimonia. La sua è una crisi a tutto tondo: sentimentale, economica, esistenziale, per non parlare del blocco creativo. Harry si sente fallito, in declino, sfocato. Insignificante, forse, pieno di ansie e piccoli frammenti di sé. Film terapia per chiunque rifletta sull’ansia come conseguenza dei propri errori, per chi non riesce ad essere costruttivo imparando da quelli, ma arriva inevitabilmente a decostruire sé stesso.

Ansia apocalittica

Sintomi: Non è la fine del mondo, te lo senti ripetere spesso, quando invece per te lo è, eccome. Nessuno lo capisce, nemmeno tu sai perché.

Terapia: Melancholia (2011, Lars Von Trier)

E se invece il mondo stesse per finire davvero? Cambierebbe qualcosa? Capireste quell’ansia che assale? Che blocca, che disarma, che appesantisce, che risucchia? Justine (Kirsten Dunst) si sposa, festeggia, sembra allegra, ma prova disagio. Si allontana, dice cose inappropriate, provoca sconcerto. Il suo malessere è dovuto a Melancholia, un pianeta blu che sta per sfiorare la Terra in un contatto fatale per l’intera umanità. Film terapia per tutti quelli che hanno un grosso pianeta dentro che si schianta ogni giorno col proprio Io. Un’apocalisse che non tutti capiscono, o vedono. Un’ansia blu. Il dolore di un contatto col resto del mondo. Il disagio nei confronti della felicità, della bellezza, di tutto ciò che è effimero, destinato a morire. L’improvvisa paura di non si sa che, come diceva Holly. L’ansia che a volte sì, è la fine del mondo davvero. E non ci sono vetrine che possano calmare.

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La mia prima babysitter fu una Super 8. Non scherzo, mio padre mi teneva tra i rullini da sviluppare. Mia madre invece mi faceva sedere sui libri, secondo me non voleva che li aprissi, perché sapeva sarebbe stata la fine. Mischio storie e immagini da sempre, a volte mi fa girare la testa, a volte mi fa girare cortometraggi (che a volte mi fanno girare il mondo). Scrivo di cinema perché guardare non mi basta.

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