Saffo e Ganimede: tutta la bellezza dell'amore omosessuale al cinema
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Saffo e Ganimede: tutta la bellezza dell’amore omosessuale al cinema

Sul grande schermo, quando parliamo di storie d’amore, immediatamente pensiamo a dichiarazioni romantiche alla Shakespeare in Love, a momenti struggenti come ne Le pagine della nostra vita, ad altri di passione in stile Ghost e Moulin Rouge.

Che madornale errore! Siamo nel 2016 gente e, specialmente negli ultimi anni, alcuni tra i ruoli più intensi e forti provengono direttamente da pellicole cinematografiche a tema omosessuale: fortunatamente ne è passata di acqua sotto i ponti dallo scandalo all’uscita de I segreti di Brokeback Mountain (e stiamo parlando del 2005, non del 1800), e ad oggi un bacio o una scena di amplesso omo non destano più tutto questo scalpore (almeno tra i nostri lettori, quelli che la pensano diversamente verranno dirottati su altri siti dal nostro pennuto Signor Nilsson).

E allora bando alle ciance, e scopriamo insieme questa classifica dedicata al mondo gay ma non solo, che vi farà emozionare e riflettere (sul serio):

Brotherhood

  • Brotherhood (Nicolo Donato, 2009): chi si è limitato a leggere la trama di questo film potrebbe pensare che io sia ammattita: cosa ci sarà mai di romantico all’interno di una banda di disgraziati xenofobi di estrema destra? Nulla, senonché l’amore scoppiato tra Lars (Thure Lindhardt), respinto dall’esercito a causa del suo orientamento sessuale, e Jimmy (David Dencik), condiviso nell’intimità di una baita di campagna, renderà i due protagonisti liberi dai cliché e dal bisogno di affermarsi attraverso la violenza: l’amore diventa catarsi, processo di purificazione ed elevazione dallo stato ferino a quello, finalmente, umano. 

Keep the lights on

  • Keep the lights on (Ira Sachs, 2012): un’altra storia tutta al maschile, quella fra Erik Rothman (ritroviamo qui il talentuoso Thure Lindhardt), un documentarista danese residente a New York, e il giovane avvocato Paul Lucy (Zachary Booth). Una storia fragile, minata dallo spettro della droga, che mostra tutti i lati oscuri della psiche umana quando si relaziona con l’altro. Una pellicola che merita un’attenta visione, purtroppo mai uscita in Italia, forse anche per le scene di sesso particolarmente esplicite e non censurate. 

I ragazzi stanno bene

  • I ragazzi stanno bene (Lisa Cholodenko, 2010): finalmente due donne, due splendide donne, che entrano di diritto in questa top five. Non potevano che essere Annette Bening e Julianne Moore, Nic e Jules Allgood, innamoratissime partner inserite nel contesto non di una tragica passione ma di una relazione normale, madri di due ragazzi adolescenti, Joni (Mia Wasikowska) e Laser (Josh Hutcherson)… una tranquillità familiare minata dall’entrata in scena del padre biologico di Joni, il carismatico Paul Hatfield (Mark Ruffalo). Insomma, se spesso si tendono ad esasperare i toni quando si parla di storie gay, in questo caso a farla da padrone sono il tatto, la delicatezza e una buona dose di ironia che sa far ridere ma anche riflettere.

Carol

  • Carol (Todd Haynes, 2015): e arriviamo ad una delle pellicole più recenti in merito, che ci catapulta dall’American West degli anni Sessanta e Settanta alla East Coast degli anni Cinquanta. L’omosessualità è ancora un tabù, una millenaria reticenza spezzata magicamente dall’incontro fra Therese Belivet (Rooney Mara), giovane commessa di un grande magazzino di Manhattan, e Carol Aird (una meravigliosa Cate Blanchett), raffinata signora dell’alta borghesia del New Jersey, annoiata dal marito e dalla vita. L’avvicinamento fra le due protagoniste mostra tutta la confidenza, la dolcezza e la passione tra le due donne, in grado di emozionare come raramente accade.

La vita di Adele

  • La vita di Adèle (Abdellatif Kechiche, 2013): non potevo non concludere con un gioiello del cinema contemporaneo, un racconto di formazione doloroso, intenso, viscerale nella sua struggente bellezza, la cronaca dell’educazione sentimentale e sessuale dell’adolescente Adèle (Adèle Exarchopoulos) che, immersa nella bellezza della campagna francese di Lille, si lascerà trasportare dal sentimento che la spinge fra le braccia di Emma (Léa Seydoux), giovane pittrice dalla chioma turchina. Erotismo raffinato ma sincero, autentico, tutta la bellezza dell’imperfezione, un amore lesbico narrato con realismo, senza timori né falsi pudori. Eh sì, i francesi al cinema ci sanno davvero fare, chapeau. 

Article written by:

Arianna Borgoglio

Giornalista freelance, 26 anni, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e in Informazione ed Editoria, coltivo le mie passioni con tenacia e voglia di mettermi in gioco. Tra queste scrittura, letteratura, cinema, storia dell’arte, cucina – intesa come amore per il buon cibo più che predisposizione verso i fornelli! - viaggi, musica e chi più ne ha più ne metta. Nelle mie recensioni sono spietata... q.b., ma non è colpa mia: è che mi disegnano così ;)

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