Spoilero ergo sum: lo spoiler tra alert e paranoia
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Spoilero ergo sum: lo spoiler tra alert e paranoia

Premetto che NO, non li rovinerò anche a voi, ma sottolineo che , quelli che nominerò qui sono film che ormai tutti conoscono e dovreste già sapere come vanno a finire. E questa è una premessa che traduce ciò di cui sto per parlarvi:

LO SPOILER ALERT

Per dirlo come lo direbbe Alberto Angela (o Franca Leosini):

Il fenomeno ormai diffuso che oggigiorno investe pienamente un aspetto della critica cinematografica delle masse, vede nel fenomeno di turno (sia esso un indomito gazzettino da tastiera, o un imbecille dispettoso) la trepidazione incontinente di spiattellare ogni decesso o qualsivoglia contingenza inattesa (diciamo pure colpo di scena) durante il finale di stagione della serie in corso. Ne deriva un senso di delirio collettivo noto ai più attenti sociologi come “spoiler alert”.

Diciamolo pure: l’ansia da spoiler alert ha un po’ sostituito la paranoia per le bombe atomiche degli anni ’50. Se esistessero dei bunker social durante la programmazione della nostra serie tv preferita ci rintaneremmo al sicuro lì dentro per gustarcela senza quelle letali manifestazioni di gradimento o di cordoglio sulle bacheche altrui, come le grida isteriche a suon di “no” (con tante “o”) a cui segue il nome del morto di turno, o quei necrologi introdotti dalla formula del “proprio lui”, fino alle altrettanto moleste opinioni come “questa stagione è la peggiore di sempre”, critiche non richieste che spesso si traducono in spoiler a tutti gli effetti (Sheldon Cooper docet).

“Si sposano, si lasciano, lui muore, lei lo tradisce, lui parte”, è la dimostrazione pura di una tra le proprietà più comuni in fatto di comunicazione: il cicaleccio. Il tutto introdotto dal “Peccato che…”,  espressione che tanto ci fa sentire giovani anziani sull’uscio.

Qualche esempio?

Era il 1997 e avevo gli anni di Harry Potter quando ho scoperto per la prima volta il dolore acuto e pungente di uno spoiler. Ero andata al cinema con tutta l’allegra famiglia, nonna inclusa, che quel film lo aveva già visto sette volte, innamorata persa di Leonardo DiCaprio pure lei, tanto che appena prese posto non riuscì a trattenere un “Peccato che…” mortale. Sto parlando di Titanic, un film meraviglioso, ma la prima visione fu per sempre contaminata dal chiedermi quando sarebbe accaduto il fattaccio, e ogni scena era un potenziale memento mori (ero certa che Rose avrebbe dissanguato Jack a colpi di ascia, per dirvene una). Poco tempo dopo, durante la visione de La vita è bella, ho pensato bene di tenermi a distanza di sicurezza da chiunque avesse già visto il film.

Ma uno spoiler assai peggiore (forse IL peggiore) avvenne con Il sesto senso.

-Devi vedere questo film, non indovinerai mai. (E fin lì, ok)

-Tutto puoi pensare tranne che proprio lui…

Proprio lui.

A qualcuno è capitata la stessa sorte per film come The Others, Fight Club o Shutter Island?

Ho lanciato persino maledizioni senza perdono per il caso Piton-Silente.

Non mi ricordo più chi dovrei ringraziare per lo spoiler su American Beauty, ma mi sono vendicata per quello su The Departed troncando le aspettative romantiche su 500 giorni insieme.

Lo ammetto, quando mi sento cattiva cerco sempre qualcuno che non ha ancora visto Seven.

Una paranoia?

Ma se è vero che le bacheche su Facebook rappresentano un campo minato per i colpi di scena, è anche vero però che l’ansia da spoiler ci sta un po’ sfuggendo di mano.

Breaking Bad? Bello, in pratica è un chimico che…

-sssssh non spoilerare!

-Si chiama trama. Non spoiler. Trama.

Il che la dice lunga sulla tendenza a ridurre le storie al “cosa succede alla fine ai personaggi”. Per non parlare di quelle visioni costantemente interrotte da continue espressioni di veggenza monotematica (“mo’ muore, mo’ crepa”).

L’ansia da decesso distrugge forse la capacità critica di andare oltre? Di conseguenza, sapere se tizio morirà o meno, rende davvero inutile il godimento?

Ammettiamolo: ormai l’andazzo odierno sull’indice di gradimento di una serie tv si misura da lì. Prendiamo Gomorra, The Walking Dead o Game of Thrones. Se alla fine della stagione non muore un pezzo grosso, nessuno è soddisfatto. Chi se ne frega se la trama faceva schifo comunque, aveva perso di stile già in partenza, mancava di coerenza e faceva acqua da tutte le parti.

Ma in fondo non è colpa nostra: dopo il finale della prima stagione di GoT si diventa tutti un po’ cinici e tristi.

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La mia prima babysitter fu una Super 8. Non scherzo, mio padre mi teneva tra i rullini da sviluppare. Mia madre invece mi faceva sedere sui libri, secondo me non voleva che li aprissi, perché sapeva sarebbe stata la fine. Mischio storie e immagini da sempre, a volte mi fa girare la testa, a volte mi fa girare cortometraggi (che a volte mi fanno girare il mondo). Scrivo di cinema perché guardare non mi basta.

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