Focus

La trilogia Disney a cui (mi) è impossibile rinunciare

Ognuno di noi ha la sua “trilogia Disney”, ovvero quel tris di film a cui non saprebbe mai rinunciare.


Un tocco di nostalgia musicale che non guasta mai…


Trilogia ideale

Ah-Ha! Beccati! Stavate già per puntare il vostro indice inquisitore verso di me e gridarmi “DANNATO FOTTIPORCI, QUESTI TRE FILM NON COMPONGONO UNA TRILOGIA DISNEY!”. Lo so, miei cari, lo so, riponete gli archibugi e rilassatevi.

Quella di cui vado a raccontarvi è la MIA trilogia, ovvero i miei tre preferitissimi lungometraggi che mamma Disney ci ha donato in stile cicogna. Ci sono cresciuto con questi tre capolavori e, sebbene sia stato uno strazio doverne lasciare fuori altri come Il re leone, Il gobbo di Notre-Dame, Basil l’investigatopo, La bella e la bestia, Aladdin e Mulan, posso dire senza ombra di dubbio che questi sono di gran lunga i miei tre preferiti.

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Questa storia comincia con un bambino un po’ solo armato di videoregistratore e un mobiletto ricolmo di videocassette. Per molti di noi è cominciata in questo modo. Così come i millennials sono stati ribattezzati “nativi digitali”, noi (e intendo quella generazione nata tra fine anni Ottanta/inizi Novanta), purtroppo o per fortuna siamo stati la prima generazione che ha goduto appieno del fenomeno home-video e che ha potuto vedere questo…

… oddio che senso di “fuori posto”, abituati come siamo a vederlo su televisori con tubo catodico ingombrante come il MOSE di Venezia.

Non sono qui per ricordare a tutti, per l’ennesima volta, quanto la Disney sia stata fondativa per parecchie generazioni di bambini (ci sono altri collaboratori del nostro sito più adatti a questo), ma per spiegarvi il motivo per cui un bambino dovrebbe eleggere Hercules, La spada nella roccia e Robin Hood a sua personale trilogia Disney.

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In bilico tra narrazione e buoni insegnamenti

Declinandolo in tre diverse sfumature questa trilogia Disney ci regala quello che negli inaccessibili studioli universitari i professoroni chiamano un bildungsroman (“romanzo di formazione”), genere preferitissimo del Vostro. Hercules – che difatti colloco sul gradino più alto del podio – in modo particolare si concentra sulla presa di coscienza del giovane alla ricerca del proprio posto nel mondo, dei suoi sforzi per raggiungerlo, del fatto che la ricerca del successo spesso è vana, perché sono molto più importanti gli affetti e i legami che si creano con le altre persone. Hercules è un giovane dotato che non sa da dove viene e non sa come incanalare il suo grande talento (ovvero la fenomenale forza fisica) in qualcosa di buono. Per quanti di noi si potrebbe dire la stessa cosa? Solo la guida di Filottete e la promessa di un futuro sull’Olimpo faranno di lui l’eroe leggendario di cui tutti conosciamo la storia.

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la-spada-nella-roccia-7572Robin Hood, al contrario, è quello che dei tre nasconde meno sottotesti, ma che è talmente divertente da costringere il me bambino a riguardarlo a ripetizione. Pura storia dunque, animata da personaggi – con buona pace del duo dinamico Walter Scott/Alexandre Dumas – tramutati in animali antropomorfi che parlano, si muovono e pensano come esseri umani. Robin è un personaggio allegro, spensierato e generoso che vive il confronto con un mondo freddo, in cui prevale l’egoismo di Re Giovanni (“Giovanni re fasullo d’Inghilteeeerraaa!”) e la serpentina adulazione del suo braccio destro Sir Biss. Robin diventa dunque il paladino che tutti conosciamo non tanto per via delle sue imprese, ma per la sua capacità di portare gioia e serenità alla povera gente oppressa dalle tasse.

La spada nella roccia invece lo possiamo considerare come una sorta di commistione tra i due estremi: un personaggio – Semola – molto più sfaccettato di Robin, ma non così tanto quanto Hercules, vive la sua formazione alla scuola dei maestri Merlino e (personaggio epico) Anacleto, imparando che “per ogni su c’è sempre un giù, per ogni men c’è sempre un più”, ovvero che le scelte comportano sempre delle conseguenze. La parte del (re) leone è però affidata a Merlino, che si rivela personaggio moderno non tanto per via della sua conoscenza del futuro, ma per il desiderio di cultura che inculca al suo discepolo e per la sua visione niente affatto manichea della vita.

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Motivi da grandi, motivi da piccoli…

Fino a ora abbiamo parlato di “motivi da grandi”, ovvero allegorie, sottotesti, insegnamenti, tracce e ispirazioni che questa trilogia Disney può dare. Parlandovi però del me bambino è palese che non fossero queste le ragioni che mi spingevano a disastrare le VHS in questione facendole girare nel videoregistratore. Quali sono dunque i “motivi da piccoli”?

In primis l’identificazione: quando da piccolo guardi i cartoni non ti basta essere lo spettatore, ma vuoi entrarci dentro. Ecco perché il mio salotto ricorderà sicuramente le infinite sessioni di sollevamento cuscini (per diventare forte come Hercules), le estrazioni della spada (giocattolo) dalla roccia (ovvero due cuscini messi uno accanto all’altro) oppure l’addestramento con arco (di plastica) e frecce (col tappino rosso sulla punta) per andare in giro a rubare ai ricchi per dare ai poveri. Guardare questi tre film era un’attività fisica oltre che cerebrale: Hercules, Semola e Robin avevano bisogno di me per portare a termine le loro avventure… come avrei potuto sottrarmi?

Restando molto più terra terra ci sono le ambientazioni! Diciamo che per un babanotto appassionato di mitologia greca (confesso a Dio padre Onnipotente e a voi fratelli…), spade, rielaborazioni varie del ciclo arturiano, genere fantasy e in generale del Medioevo si trova praticamente a casa sua con questi tre classiconi. Mostri mitologici, spade, umorismo, ma anche personaggi in crescita come Hercules, Semola e Robin… che volere di più? Non che capolavori come Il re leone o Aladdin fossero da meno (conosco a memoria anche quelli, santo il cielo!), ma questi tre erano/sono più nelle mie corde, se mi spiego. Anche nella nostra redazione ci sono coloro i quali vanno in brodo di giuggiole più per i pirati che per i cinefumetti, no? Ebbene – parlando di classici Disney – io dichiaro knock out di fronte a roba come questa, checcedevofà?

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Infanzia rovinata tra 3…2…1…

Infine c’è il problemino (all’epoca problemone) del sesso. Per carità, non pensate male: non sono tra quelli che vedono messaggi subliminali in ogni cosa, ma mi riferisco al fatto che io fossi (sono, almeno per adesso) un baldanzoso maschietto.

Tutti voi avrete provato quella straniante sensazione ripensando ai cartoni che guardavate da piccoli, rendendovi conto che molti di questi erano più indicati per spettatori del sesso opposto. Quanti maschietti si sciroppavano Sailor Moon (io! io! io!) e quante femminucce si spaccavano di Dragon Ball? Troppi. Eppure mai, nemmeno sotto tortura avreste ammesso ai vostri compagni di merende che gran parte dei vostri pomeriggi li spendevate guardando a ripetizione Biancaneve o La bella addormentata nel bosco / Hercules o Aladdin (lo so che molti tra voi faranno eccezione, ma non è questa la sede per sentirvi persone speciali). Ma che oscenità! Ma che cosa riprovevole! I maschi guardano Hercules, maledizione! E così capitava che anche quando tra amichetti si parlasse i titoli più gettonati erano questi, quelli da maschiacci, quelli col testosterone, roba che Van Damme se la sogna, insomma…

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Adesso che siete stati edotti su molti dei miei traumi infantili e che abbiamo avuto modo di riparlare dei vecchi classici Disney che più amiamo (io e i miei traumi intendo), non aspetto altro che anche voi vi mettiate a nudo, scrivendo la VOSTRA trilogia Disney nei commenti su Facebook. Perché non esiste figuraccia quando ci si cala le braghe tutti insieme.


P.s. Ricordatevi di fare un salto dai nostri amici di I Love CINEMA!!!

Article written by:

Federico Asborno

L'Asborno nasce nel 1991; le sue occupazioni principali sono scrivere, leggere, divorare film, serie, distrarsi e soprattutto parlare di sé in terza persona. La sua vera passione è un'altra però, ed è dare la sua opinione, soprattutto quando non è richiesta. Se stai leggendo accresci il suo ego, sappilo.

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