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La trilogia de La mummia: nascita e declino del re dei guilty-pleasure

I rumors ultimamente sono poco compassionevoli col mio povero cuore malandato e – insieme al trailer del nuovo capitolo dell’angosciosa saga Fast & Furious (8, cazzarola, 8!) – tocca sorbirmi anche questo…

…ecco perché di fronte a questo scempio io mi ergo con tutta la mia pochissima autorevolezza e grido un risentitissimo “NO!”.

Perché dite voi? Perché in primis una pratica come il remake di un remake dovrebbe essere messa fuorilegge, in secondo luogo Tom Cruise no grazie, e terzo sono troppo legato al La mummia degli anni Novanta/primi Duemila, quello che potremmo definire un vero e proprio…

…pezzo di infanzia che esce dal suo sarcofagolocandinamummia

Sono quasi sicuro che se cercaste su un qualsiasi dizionario il significato dell’espressione “guilty pleasure” tra gli esempi citati ci sarebbe La mummia. Temo sia quasi impossibile il contrario, anche perché in tema di guilty pleasure la trilogia de La mummia è pressoché imbattibile.

Ricapitoliamo per chi si fosse perso qualche passaggio: si definiscono “guilty pleasure” quei prodotti cinematografico-televisivi che, pur essendo oggettivamente di bassa lega, costituiscono per noi un must irrinunciabile del quale preferiamo ignorare i difetti per goderci la sana ignoranza che da essi tracima. Ecco. Questo è La mummia: difetti a palate, ok, ma cazzo quant’è bello!


La questione remake

Contrariamente a quanto molti di noi professano in articoli dal dubbio gusto, il sequel e/o il remake sono pratiche vecchie come il cucco, che non coinvolgono soltanto gli anni infausti post 2010, ma anche lo sfavillante periodo a cavallo tra XX e XXI secolo. Proprio così: La mummia è un remake odierno del classicone del 1932 diretto da Karl Freund e che comprendeva il mitologico Boris Karloff (il Frankenstein “classico” che tutti avete certamente presente) nei panni di Imhotep. Il film apparteneva a quel filone che solitamente viene definito “Mostri della Universal”, ovvero una serie di film “horror” della grande Hollywood che ha creato gli archetipi del genere. Roba con castelli ricostruiti su fondali cartonati, mascheroni, ragnatele finte e mostri vari tra cui quello di Frankenstein, Dracula e – per l’appunto – la nostra mummia.


Come porre le basi per un franchise della madonna

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Torniamo quindi al più recente 1999, anno d’uscita di film come Matrix e Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma, anno in cui Hollywood scopre nuove tecniche, nuovi modi per stupire lo spettatore. La CGI sta prendendo sempre più piede e comincia l’epoca dei grandi blockbuster fracassa-botteghini a colpi di computer grafica (il culmine potremmo registrarlo nel 2009 con Avatar, se siete fissati con apici e culmini). Inutile fare i radical-chic: La mummia è tra questi (scena della tempesta di sabbia con tanto di faccione di Imhotep docet) anche se il primo capitolo rispetto agli altri due la tocca ancora piano.

the_mummyI primi due film, per l’appunto, oltre che la palma di migliori della serie condividono anche la regia di Stephen Sommers, regista che coi film di avventura ha sempre fatto il suo onesto lavoro. Sua, infatti, la firma di Le avventure di Huck Finn (1993), Mowgli – Il libro della giungla (1994) e in seguito quella cagnata ignorantissima di Van Helsing (2004). Non un fine autore dunque – no di certo, santissima miseria! – ma uno che coi film commerciali ci sa fare, così come La mummia lo dimostra.

Il primo capitolo, infatti, riesce a coniugare l’avventura più spinta a un umorismo tutto stelle e strisce (e ci piace, siamo onesti, ci piace eccome); effetti visivi che faranno scuola e personaggi assolutamente perfetti per un film come questo. A dare lezione di stile ci pensa dunque il terzetto composto da Rick O’Connell, avventuriero interpretato dall’immenso Brendan Fraser (già visto in pietre miliari come Indiavolato, Looney Tunes: Back in action e Inkheart – La leggenda di cuore d’inchiostro), Evelyn Carnahan (Rachel Weisz) tipica “donzella in difficoltà”  e suo fratello Jonathan (John Hannah).

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Il film è ambientato nell’Egitto del 1923, fattore che dà quel tocco di retrò che non guasta mai, e le storie dei protagonisti si intrecciano in modo assolutamente casuale quando Jonathan ruba a Rick una chiave miimhotep-high-priest-imhotep-27064855-399-604steriosa che li conduce dritti dritti alla città dei morti, la leggendaria Hamunaptra. Nella necropoli, oltre a un tesoro mega-giga, troveranno anche la mummia del sacerdote Imhotep che attende da secoli di essere risvegliato per riportare in vita la sua amata Anck-Su-Namun e scatenare la sua furia.

Non mi dilungo oltre sulla storia perché – oltre a essere nota anche ai sassi – non è questo il punto! Della trama ce ne frega poco o niente: La mummia è figa per via delle gag, per quei cliché tipici del film action americano per famiglie. A parte qualche piccola sequenzina “horror” (quei dannati scarabei carnivori, maledetti loro…) che lo rendeva più indigesto ai più piccoli, è un film perfetto per essere visto tutti insieme e che infatti ottiene un grande successo commerciale, ma non solo, La mummia diventa iconica, dando motivo di proseguire la saga.

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Il ritorno, ma in grande stile

stasera-in-tv-la-mummia-il-ritorno-su-italia-1-3La mummia – Il ritorno è uno dei frequenti casi in cui il sequel è più bello dell’originale – checché ne dicano le vecchie matrone che sostengono sempre e comunque il contrario.

Sommers torna alla carica raddoppiando la quantità di azione, gag, effetti speciali e villain perché, oltre all’onnipresente Imhotep (che sarà anche morto ma lo si vede in giro più di Mastrota), si aggiunge il famigerato Re Scorpione, che produrrà una vomitevole saga di ben quattro spin-off a lui dedicati (Il Re Scorpione 2002, Il Re Scorpione 2 – Il destino di un guerriero 2008, Il Re Scorpione 3 – La battaglia finale 2012, Il Re Scorpione 4 – La conquista del potere 2015). Fermiamoci un momento e ragioniamo sul fatto che il primo grande ruolo di Dwayne Johnson (a.k.a. The Rock) al cinema è stato proprio quello del Re Scorpione. Fine del ragionamento. Questo secondo capitolo ha un ritmo – se possibile – ancor più indiavolato (questa è per te Brendan) del primo – e fa emergere una volta per tutte la grandiosità del comic-relief per eccellenza: lo zio Jonathan che in questo film è semplicemente spaziale.

Anche il personaggio di O’Connell si evolve rivelando al meglio tutte le sue potenzialità e non snaturandosi affatto: in bilico tra Indiana Jones e Paperino, Fraser riesce a caratterizzare il suo personaggio in modo davvero interessante, rifuggendo lo stereotipo di eroe tutto d’un pezzo. O’Connell è un eroe divertente, spassoso, d’altronde con un faccione da commedia come quella di Fraser era ben difficile rimanere troppo seri.

Il secondo capitolo del franchise è dunque più spericolato, più citazionista (tantissime sono le gag e le situazioni correlate al primo capitolo) ed elimina quel piccolissimo accenno di horror presente nel primo. La mummia – Il ritorno può essere catalogabile solo e solamente come un film d’avventura/azione per tutta la famiglia.

Interessante il fatto che tra i primi due ci sia uno stacco di dieci anni, anni in cui O’Connell ed Evelyn si sono sposati e hanno avuto un figlio di nome Alex (il quale ovviamente non ha manco jonchariotfinito le elementari, ma conosce a memoria geroglifici egizi così come io sapevo i nomi di tutti i 150 Pokémon). Durante uno scavo il pargolo ha la brillante idea di infilare il braccio dentro il Bracciale di Anubi dando il via a un conto alla rovescia di 7 giorni, al termine dei quali ovviamente morirà se non raggiunge l’oasi di Ahm Shere. Come da copione a ostacolare i nostri eroi ci saranno il doppiamente redivivo (lui sì, non come DiCaprio in The Revenant) Imhotep insieme ad Anck-Su-Namun e il mostruoso Re Scorpione.

Di più non vi dico di un film da spararvi duecento volte, soprattutto quando avete il cervello in pappa e avete voglia di passarvi due ore divertenti e senza impegno.

P.S. Si può guardare senza aver visto il primo? Mmm… direi di no. Tocca cuccarsi anche il primo, che è comunque un bel vedere.


La dannata smania di andare avanti

Il brutto delle saghe è che, dopo aver realizzato i primi due, pare sempre che “il terzo venga da sé”. No, non è così ahinoi e il franchise de La mummia ne è la prova. A riprova del fatto che realizzare una buona trilogia è una delle cose più difficili in natura, dopo 7 anni dal secondo capitolo, nel 2008 viene alla luce questo La mummia – La tomba dell’imperatore dragone. Elementi di novità? Nessuno se non il cambio di location: dal misterioso Egitto si passa alla Cina del III secolo a.C.

Primo punto a sfavore: non è presente Rachel Weisz che viene sostituita dalla meno bella e meno brava Maria Bello. Ecco, io odio quando personaggi che ho imparato a conoscere e associare a un volto cambiano interprete. Mi partono i cristi proprio.

Secondo punto a sfavore: l’intero cast è “stanco”, le gag cominciano a diventare stantie e ripetitive, le situazioni son sempre quelle e il cattivo non sembra così minaccioso (almeno non tanto quanto Imhotep nel primo e il Re Scorpione nel secondo).

immagine_la-mummia-la-tomba-dell-imperatore-dragone_1798Terzo punto a sfavore: il cambio di location snatura eccessivamente il mood.

Quarto punto a sfavore: Jet Li. Caro Jet, per quanto io trovi il tuo nome meraviglioso e per quanto la tua interpretazione in Hero sia stata sbalorditiva, ti prego, non ti prestare più ad aborti del genere, lo dico per te.

Non c’è molto altro da dire per un film dal battito cardiaco veramente fievole, che sa di cartonato e non riesce ad affezionare né il neofita, né chi ha già avuto modo di godersi gli altri due. Da dimenticare e basta.

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In sostanza speriamo tutti che – nonostante la chiusura del terzo lasci aperta la porta a un nuovo sequel – la saga de La mummia sia chiusa qui e che nessuno riprenda in mano un capolavoro del blockbuster d’azione pieno zeppo di difetti, ma che fa il suo sporco lavoro, ovvero divertire parecchio.

Ah già, che scemo: Tom Cruise e il remake del remake… comincio a odiare i film ancora prima che escano.

Andiamo bene.

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Article written by:

Federico Asborno

L'Asborno nasce nel 1991; le sue occupazioni principali sono scrivere, leggere, divorare film, serie, distrarsi e soprattutto parlare di sé in terza persona. La sua vera passione è un'altra però, ed è dare la sua opinione, soprattutto quando non è richiesta. Se stai leggendo accresci il suo ego, sappilo.

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