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“Una storia strappa lacrime, una strappa storia lacrime”: 5 film che fanno piangere a dirotto

“… una lacrima strappa storie, una lacrima storia strappa”. Anche se il buon Maccio Capatonda ne sapeva qualcosa di film commoventi, ho stilato la mia personalissima classifica di film da pianto isterico. E per “film commoventi”, non intendo necessariamente commedie romantiche/sentimentali o drammoni: quindi no, non troverete One day, né Le pagine della nostra vita, né Ghost, né PS. I love you. E non perché non abbia copiosamente pianto per tutti i suddetti film (cosa che ho chiaramente fatto), ma perché i film che elencherò hanno toccato strane corde dentro di me. Quindi preparate i pratici fazzoletti Kleenex ad accogliere le vostre lacrime, assicuratevi di non essere in fase premestruale e iniziamo subito. Spoiler: qualcuno muore. Più o meno sempre. È per questo che si piange.

5)Lacrime da apifobia: Papà ho trovato un amico (My Girl), di Howard Zieff, 1991

Questo film lo trasmisero di pomeriggio. Su Italia 1, dopo Bim Bum Bam. C’era Macaulay Culkin, il bimbo di cui ero innamorata di Mamma ho perso l’aereo, e si chiamava Papà ho trovato un amico (…). Ora, vi prego, ditemi cosa poteva far presagire il dramma, la tragedia: NULLA! Quindi io, con la mia fettina di pane e nutella, mi misi ingenuamente a guardare questo film e… e ne rimasi scioccata. Ragazzi, in questo film Kevin (qui si chiama Thomas, ma poco importa) muore orribilmente punto da uno sciame di API. Cammina nel bosco, pesta un alveare, le api (a cui il protagonista è allergico) lo pungono e lui muore. Brrrrr. Si può fare una fine peggiore? E poi perché ingannarmi e traumatizzarmi in quel modo? Mettici un segnetto, un bollino rosso, mettilo in seconda serata. E invece no, facciamo morire Kevin tra atroci dolori, unico vero amico della protagonista e mio amore platonico. Adesso se vedo un’ape mi parte lo scatto da centometrista olimpionico, ça va sans dire.

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Capite?!?!?!?!?!?!

4)Lacrime da rivincita: Room, di Lenny Abrahamson, 2015

Questo film, bellissimo, fa piangere dall’inizio alla fine. Sono lacrime di gioia, sia chiaro, ma pur sempre lacrime, abbondanti e piene di emozione. In questa pellicola una ragazza cresce il suo bambino in un’angusta stanza, luogo in cui è stata rinchiusa dopo esser stata rapita un giorno che usciva da scuola. Il figlio è frutto delle violenze del sequestratore, che regolarmente abusa della ragazza. Il piccolo Jack cresce però con una “finestra sul mondo”: la televisione. La mamma, per proteggerlo dall’orrenda verità, gli racconta che ciò che vede in tv è pura finzione. Finché al quinto compleanno di Jack, esasperata dalle domande insistenti del figlio, mamma Joy decide di rivelare tutta la verità ed escogitare un piano per scappare. Piano che riesce. E da qui c’è tutta la scoperta di un mondo, bellissimo e spaventoso, che Jack scopre con un coraggio che solo i bambini hanno. Quindi mi sono ritrovata a singhiozzare quando il bambino vede per la prima volta il cielo, quando accarezza per la prima volta un cagnolino e così via fino alla fine, sommersa da una valle di lacrime per tutta la seconda metà del film.

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3)Lacrime da olocausto: La vita è bella, di Roberto Benigni, 1997

Oh, e che vi devo dire, a me i film che riguardano più o meno direttamente l’olocausto fanno piangere tutti, ma tutti tutti. Non particolarmente originale, vero, ma poche cose mi impressionano a tal punto. Senza entrare nei dettagli del tema storico, particolarmente tragico e pieno d’orrore, perché ho scelto La vita è bella e non un Schindler’s list o un Il pianista? Di nuovo, guardandoli ho sì prosciugato i sali minerali che avevo in corpo (quanto piango), ma La vita è bella va oltre: ridi, piangi, ridi, piangi, ridi, piangi. Ti divide in due il cervello. Sa essere semplice, leggero, devastante, poetico, tragico, romantico, tutto insieme. È l’apoteosi del Benigni che mi piace. Poi se n’è uscito con Pinocchio e vabè, è stato bello, arrivederci e grazie.

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2) Lacrime da persona qualunque dotata di un cuore: Titanic, di James Cameron, 1997

Chevvvelodicoaffà. Il mio codice etico-morale mi impediva di ignorarlo. Dai, forza, trovatemene uno che non ha versato una lacrima per Titanic. Se me lo trovate mi congratulo, gli stringo la mano e cerco le giunture metalliche, perché è sicuramente un cyborg. La storia di Jack e Rose ha emozionato milioni di esseri umani in tutto il mondo. Perché? Per rispondere, vi riporto una citazione tratta dallo stupendo Mille splendidi soli, romanzo di Khaled Hosseini:

C’era il deodorante Titanic, il dentifricio Titanic, il profumo Titanic, il pakora Titanic, persino il burqa Titanic (…). Nacque Titanic city. “È la canzone” si diceva. “No, è il mare. Il lusso. La nave”. “È il sesso” si mormorava. “Leo” suggeriva timidamente Aziza “è Leo la chiave del successo”.”Tutti hanno bisogno di Jack” diceva Laila a Mariam “Ecco come stanno le cose. Tutti vogliono che Jack li salvi dal disastro. Ma non c’è nessun Jack. Jack non ritornerà. Jack è morto.”

Più tragico di così.

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1) Lacrime da poesia: Up, di Pete Docter e Bob Peterson, 2009

L’ho rivisto adesso per scrivere qualcosa di più profondo di “oddiooooo è bellissimoooo!!11!1”, e anche ora giù a piagnucolare (oddioooooo è bellissimoooooo!!!!1!1!). Ma come, dico come, come diavolo è possibile che in quattro miseri minuti e ventun secondi la Pixar sia riuscita a fare QUESTO?

Cristo santo, neanche parlano. Rimango sempre esterrefatta, ogni benedetta volta che guardo questa clip. Non lo so come hanno fatto, davvero. Troverete con facilità un’ottima recensione del collega Edoardo Ferrarese sul film qui, quindi non mi dilungherò a dirvi quanto sia dolce, delicato, profondo e meraviglioso questo capolavoro dell’animazione. Su Up, in particolare su questa parte di film, ho riversato lacrime piene di tenerezza. Le mie preferite. Applausi, standing ovation, medaglia d’oro… e alla prossima recensione.

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Article written by:

Lucia Tiberini

Classe 1992. Dopo un'infanzia nella provincia di Perugia, dove trovo notti stellate e sagre del cinghiale, mi trasferisco a Bologna, dove trovo esami, vino e bonghi. Amo il mio ukulele (ma solo esteticamente: non so suonarlo), Dylan dog, gli arrosticini e non disdegno il cinema.

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