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The Cloverfield Paradox? I sequel ci diranno com’è

The Cloverfield Paradox? I sequel ci diranno com’è My rating: 3 out of 5

4 febbraio, durante il break pubblicitario del 52° Super Bowl tra uno spot di Infinity War e uno di Solo: a Star Wars story, Netflix caccia il sorpresone: da SUBITO The Cloverfield Paradox disponibile on-line in streaming. Nuovo capitolo in qualche modo collegato con Cloverfield del 2008 e 10 Cloverfield Lane del 2016, annunciato già nel 2012 col ben più ridondante nome di God Particle, Paradox, nonostante sia passato quasi un mese e mezzo, è stato un gustosissimo regalo di Natale da scartare, seppure in ritardo.

Spin-off, sequel o terzo capitolo di una trilogia, non è molto chiara la natura del film, che dovrebbe inserirsi in un progetto narrativo più ampio, partorito dalla mente di J.J. Abrams che, anche qui, veste i panni di produttore. Se nel primo Cloverfield ci ritrovavamo a seguire la fuga di un gruppo di ragazzi da una New York sotto attacco alieno e in Lane assistevamo alla convivenza forzata in un bunker di più persone a causa di una minaccia non meglio specificata, Paradox ci porta in orbita attorno alla terra, nella stazione spaziale Cloverfield.

La terra non se la passa bene, più che ad un capitolo di Cloverfield la situazione che ci viene descritta ricorda più quella di un ideale prequel di Mad Max. Il mondo vive una profonda crisi energetica, il petrolio sta finendo, in Europa infuria la guerra tra Russia e Germania. L’intero globo è nel caos e le risorse non basteranno per soddisfare le esigenze di 8 miliardi di persone. L’unica speranza è rappresentata dalla stazione Cloverfield dove viene portato avanti un esperimento che potrebbe garantire energia illimitata per tutti. L’esperimento troppo pericoloso per essere effettuato sulla terra, viene affidato ad un’equipe internazionale di scienziati e, dopo anni di infruttuosi tentativi, qualcosa succede.

Paradox parte da uno spunto interessantissimo e riesce bene nel non scoprire troppo velocemente le carte, creando un alone di mistero riguardo cosa davvero stia succedendo non solo sulla stazione spaziale ma anche sulla Terra. Gli scienziati dovranno affrontare le conseguenze della riuscita del loro esperimento in una sequela di eventi che non faranno che aggiungere domande su cosa stia accadendo loro. La forza della pellicola che nei primi due atti il sovrapporsi di situazioni assurde e apparentemente inspiegabili viene meno nell’ultima parte del film.

In bilico tra Alien e Interstellar, il film difetta in originalità nel portare a termine le vicende dell’equipaggio, cadendo nel già visto e consentendo a chiunque abbia visto almeno un paio di film di fantascienza di questo tipo, di poter prevedere in anticipo tutte le mosse della pellicola.

Seguiamo soprattutto il destino di Hamilton (Gugu Mbatha-Raw), astronauta britannica, che, un po’ come la Sandra Bullock di Gravity, ha ancora questioni in sospeso sulla Terra da chiudere.  In patria, infatti, l’aspetta il marito Michael (Roger Davies) che ci fornisce un punto di vista degli eventi anche dalla superficie. L’effetto dell’esperimento ha infatti dei riverberi non secondari che ricadono sul pianeta, e che ricordano da vicino qualcosa di già incontrato in uno degli altri due capitoli che precedono Paradox.

Il film capitanato alla regia da Julius Onah vede un cast nutritissimo che ha tra gli altri, Daniel Bruhl (Bastardi senza gloria, Captain America Civil War ), Zhang Ziyi (Hero, The Grandmaster) ed Elizabeth Debicki (Il Grande Gatsby, Guardiani della Galassia Vol.2) e Chris O’Dowd (Thor – The Dark World, The It Crowd).

Di certo il più debole dei tre Cloverfield, forse il difetto principale da imputare al film (che pure rimane discreto prodotto), è quello di essere meno interessante di tutta l’operazione che gli gira attorno. La creazione di un universo cinematografico che colleghi Paradox con i precedenti capitoli risulta essere molto più intrigante del film stesso, per come sta venendo pubblicizzato, per la mancanza di informazioni a riguardo e per il mistero che aleggia attorno a come potrebbero essere collegati e a cosa possono avere in comune. In questo senso i 5 secondi finali sono, in effetti, il momento più memorabile e forte di tutto il film.

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Nato alle pendici delle Dolomiti e studente di Psicologia. Appassionato in primo luogo di divani e di conseguenza poi della settima arte, tra un tiro a canestro e un film di Terry Gilliam, passo le mie giornate ad aspettare la lettera di ammissione ad Hogwarts che si sa che i gufi non funzionano più come quelli di una volta.

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