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7 Sconosciuti a El Royale – Tra il grande film e la colta paraculata

7 Sconosciuti a El Royale – Tra il grande film e la colta paraculata My rating: 3 out of 5

Aaaah, il clima di Festival. Code interminabili fuori dalle sale, gente che vive per 10 giorni con delle occhiaie fino a sotto le ginocchia e un sacco di amatori cinefili pronti a massacrare il primo film che gli capita a tiro. Ci siamo, questa è casa mia.

Parallelismi tanto inutili quanto inquietanti

Con 7 Sconosciuti a El Royale di Drew Goddard, si apre la 13° edizione del Roma Film Festival, una festa e non una mostra, perché il direttore Monda ce l’ha a morte con quelli della laguna. Iniziato in colpevole ritardo, con in platea la Sindaca, Michael Moore e Goddard in persona, il film ha strappato gli applausi convinti (?) del pubblico. Ma sarà davvero così? Ecco cosa un MacGuffer pensa di 7 Sconosciuti a El Royale.

Il più “classico” dei Neo-Noir

Una cantante, un prete e un venditore di aspirapolvere si ritrovano in un hotel spezzato a metà, proprio sul confine tra California e Nevada. No, non è l’incipit una simpatica barzelletta, ma la premessa con cui si apre il film in questione. 7 Sconosciuti a El Royale (titolo originale Bad Times at the El Royale) è il più, passatemi il termine, classico dei Neo-Noir. Risultato di un cocktail tra la scuola di Hitchcock e il cinema anni ’90, 7 Sconosciuti a El Royale è un film tutto personaggi e atmosfere, ricco di tensione, storie credibili e attori quasi tutti eccezionali: Jeff Bridges nei panni di padre Flynn è qualcosa di magnifico; non di meno, la sorprendente Cynthia Erivo, dotata di una voce soul ammaliante e, forse, troppo perfetta. Nel cast pure Jon Hamm, un poco credibile Chris Hemsworth (Sorry Thor… my bad), un bravissimo Lewis Pullman e una Dakota Johnson in versione faccia di pietra, il ruolo che ormai le riesce meglio.

Ognuno di loro porta avanti, passo dopo passo, una storia avvincente e ben costruita, ma non priva di difetti: se nella prima ora e 20 7 Sconosciuti a El Royale ha il fascino del mistero e quel non so che di Tarantiniano (vedere The Hateful Eight per credere), nell’ultima ora sgrava, cade nel banalotto, punta tutto su alcuni colpi di scena telefonati e perde quel quid mostrato nella prima parte. Se a livello di scrittura mi tengo delle riserve (ma qui entra in gioco il puro gusto personale), in cabina di regia Goddard non sbaglia quasi mai e fa del long take la sua arma migliore. Buon ritmo, dosato e mai pedante nonostante 142 minuti di film. Se si fosse osato solo un po’ di più…

Il paradigma del MacGuffin

Uno degli aspetti più interessanti, oltre alla raffinatezza musicale e alla regia immersiva, è sicuramente l’uso del MacGuffin. E qui, giochiamo in casa noi! Da un nastro compromettente a una valigetta colma di dollari e una rapina in stile Michael Mann, senza fare spoiler mi limito a dirvi che questi int non sono altro che dei mezzi, il nostro espediente preferito7 Sconosciuti a El Royale vuole toccare diversi punti e temi e per farlo, cosa meglio di un oggetto che alla fine è completamente inutile per lo spettatore? Dalle teorie cospirazionali sui servizi segreti, fino alla corruzione, alla fede, alle sette hippie; tutto insieme, in un calderone enorme che a furia di mescolare gli ingredienti, nasconde il sapore di alcuni a favore di altri. Scegliendo per il peggio.

Ho un rapporto difficile con Goddard: non ho amato Quella casa nel bosco, non ho amato The Martian (qui sceneggiatore), ma 7 Sconosciuti a El Royale mi ha divertito; con i suoi limiti e con i suoi buoni propositi il film regge, si incastra perfettamente con il tema noir del festival e nel suo essere irriverente ha saputo stregarmi e farmi storcere il naso.

7 Sconosciuti a El Royale è un film citazionista e allo stesso tempo personale. Caotico ed eclettico, nel bene e nel male. Diciamo che mi ha lasciato un po’ così… come dire… a metà tra il grande film e la paraculata. Tra il Nevada e la California.

Article written by:

Davide Casarotti

Antipatico e logorroico since 1995. Scrivo di Cinema da quando ho scoperto di non saper fare nulla. Da piccolo volevo fare il cuoco, crescendo ho optato per il giornalista; oggi mi limito ad essere pessimista, bere qualche birra con gli amici e andare al Cinema da solo. Giuro, non sono una brutta persona.

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