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Antigone | RomaFF 14 – Il cuore ha detto “Quanto è bello questo film!”

Antigone | RomaFF 14 – Il cuore ha detto “Quanto è bello questo film!” My rating: 5 out of 5

Il piacere della scoperta rimane una delle sensazioni più dolci ed impagabili di sempre. Stuzzicato da un frame del film di esattamente 2×6 centimetri sul programma della Festa, mi sono lanciato in sala per la proiezione di Antigone. Se il nome non vi suona nuovo è perché si tratta dell’omonima tragedia di Sofocle (la più famosa e conosciuta di tutte le versioni). Ad essere precisi, quella della regista Sophie Deraspe è una rilettura di uno dei passi del Ciclo Tebano scritto da drammaturgo Greco. Sì, le premesse avrebbero steso e fatto desistere chiunque… Ecco perché è sempre bello fidarsi dell’istinto. Circa.

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Del saggio “originale” qui abbiamo ben poco, giusto il rimando spirituale ad un racconto truce e desolante. Non che il film ci vada meno leggero. Sostenuto da un’intera nazione e protagonista di una discreta campagna pubblicitaria, Antigone è pure il rappresentate del Canada alla corsa per gli Oscar 2020. Non che mi importi particolarmente dei premi.. Ma volete dirmi che per una volta ho fatto jackpot?

Cuore di donna

Antigone è una giovane immigrata algerina che al momento della partenza con la famiglia per il Canada assiste all’assassinio dei genitori. Con la nonna, due fratelli e la sorella prova a ricostruire la propria vita; questa però verrà nuovamente stravolta nel giorno in cui il maggiore dei ragazzi, Eteocles, viene assassinato dalla polizia. Un bel drammone che saggia tanto come tutto il mio Dio. 

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Cosa dire di questo film: Antigone è ancora oggi (data astrale martedì 22/10) la bomba a mano della Selezione Ufficiale, merito di una regia spettacolare e di una protagonista gigante. Il duo tutto al femminile tra la giovane attrice Nahéma Ricci e Sophie Deraspe dà vita ad un quadro realistico dalle sfumature tipiche di un docu-film che lo rendono spietato da far paura. La moderna rilettura della tragedia gode dello stile asciutto e raffinato partorito dalla mente dietro la macchina da presa. Ci si esalta sia nelle inquadrature a camera fissa, sia in quelle a camera a mano; parlano i dettagli, la potenza delle immagini e il lavoro fatto sul personaggio di Antigone: sconfinante nel gender, tra l’androgeno e il conturbante, siamo al cospetto di una “eroina” indimenticabile. Capitan Marvel chi scusate?

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Il climax ascendente in cui Antigone è chiamata a crescere si rivela una spirale di dolore e amore, uno sguardo ingenuo di una minorenne che crede in valori umani fondamentali come la famiglia. Un cuore puro catapultato in una realtà che non gli appartiene, fatta di quella cosa che spaventa molti e che non tutti sono in grado di comprendere: la verità dei fatti. Un film mai banale in ogni passaggio di scrittura, minuzioso ed essenziale, ma soprattutto capace di dare il giusto peso ad ogni parola o attimo di silenzio. Antigone è un lavoro a tutto tondo troppo bello per essere vero. Da immergermi in un brodo di giuggiole.

Generazione anomala in un cerchio senza fine

Come se non fosse già abbastanza, il dramma non si incentra esclusivamente sul turbamento personale e sulle dinamiche famigliari, ma esplora con coraggio il mondo dei media e dei social. Questi riflettono le nostre paure, le insicurezze di una generazione che sta perdendo il proprio “amore” verso il prossimo e che dall’alto del proprio telefonino “uccide” le persone. Antigone vuole raccontare di quanto sia difficile continuare per la propria strada, degli ostali tra noi e il perdono del prossimo o di chi ci è vicino. Il messaggio è nitido, trasparente e arriva senza che lo spettatore venga trattato come un mentecatto. Mai sottovalutare questo dettaglio.

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L’escalation di pathos raggiunge il suo culmine nell’ultima mezz’ora dove il dolore si fa sempre più tangibile, dove viene dato libero sfogo a quel magone che lo spettatore si porta dietro da 90 minuti. La struttura ciclica del racconto, dall’esodo fino al ritorno, centellina il dramma senza mai banalizzarlo. Quel finale così spiazzante (non dico altro per non fare spoiler) da togliere il fiato fino al nero su schermo ancora lo sogno la notte.

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Largo alle donne

Il talento cristallino della Deraspe e della Ricci esaltano un film dalle molteplici chiavi di lettura, che andrebbe rivisto almeno altre 10 volte. Giuro che non centra nulla il fatto che io abbia conosciuto la protagonista mentre tornavo a casa in tram. Quello è solo un dettaglio in più… Giuro! Antigone è una delle sorprese più clamorose degli ultimi tempi, nonché la mia sorpresa del Festival a tutti gli effetti. Una testimonianza di bontà e solidarietà avvolta da un alone di sconforto e impossibilità. Un’edizione, questa 14esima, che con Honey Boy, The Farewell e Hustlers consacra il talento femminile alla regia di cineaste sconosciute alla massa che da oggi in avanti sono convinto avranno un futuro luminoso. Evviva le donne, evviva Antigone. Sono riusciti a farmi piacere un classico della tragedia greca, cosa volere di più?

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Sono andato a vedere Honey Boy ubriaco, forse per questo la mia recensione non vedrà mai la luce. Pace e bene.

Article written by:

Davide Casarotti

Antipatico e logorroico since 1995. Scrivo di Cinema da quando ho scoperto di non saper fare nulla. Da piccolo volevo fare il cuoco, crescendo ho optato per il giornalista; oggi mi limito ad essere pessimista, bere qualche birra con gli amici e andare al Cinema da solo. Giuro, non sono una brutta persona.

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