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Avengers: Endgame avrebbe dovuto mirare alla testa

Avengers: Endgame avrebbe dovuto mirare alla testa My rating: 3.5 out of 5

Lasciate stare il voto. Quello c’è, perché c’è, però c’è anche la gioia (cit.). La stessa che si prova prima di vedere un qualsiasi film del Marvel Cinematic Universe, la stessa che c’era prima di Infinity War e il suo conseguente pugnale nel petto, la stessa che avevamo tutti prima di Avengers: Endgame. Non si può prescindere dalla carica emotiva che tutto questo enorme carrozzone roboante ci fa girare nel cuore. Io sarò sempre quel bambino che nel 2008 va a vedere Iron Man, inconsapevole di essere ai piedi di un gigante che avrei scalato anno dopo anno. Per fortuna la testa è ancora lontana, ma lui continua a camminare.

Avengers: Endgame è davvero qui. Lo possiamo toccare. Perciò facciamo così: ora ne parlo in generale senza spoiler, da un certo punto in poi guai se non l’avete ancora visto. Sempre che non siate degli splendidi matti come il sottoscritto che alle 4 del mattino tornava a casa dal cinema con le cornee piallate dalla doppietta Infinity War e Avengers: Endgame. In 3D. Diottria portami via.

Avengers: Endgame è il film che tutti stavamo aspettando? Sì… e no. È un film ibrido, mutevole, con momenti di straziante epicità e altri di tragica amarezza. Chiude tutto in maniera perfetta… lasciandosi dietro spiragli, che possono diventare fiordi. Ci spiazza subito, con chirurgica precisione, poi si prende il suo tempo, letteralmente, ed erutta nel finale, dove noi restiamo abbagliati, pieni di fango e cenere, coperti di ferite, ma sempre in grado di tirare su lo sguardo. A qualunque costo.

Eppure il viaggio di tre ore (che scivolano via senza nemmeno rendercene conto) è costellato di buche, sobbalzi, momenti di inutile (e anche triste) comicità, con un personaggio che è quasi stuprato, con soluzioni di trama troppo alla carlona. È molto semplice: Infinity War era riuscito nell’ingrato compito di amalgamare tutto alla perfezione, regalandoci un villain memorabile e una storia fluida, capace di incanalare tutte le sue anime. Avengers: Endgame tenta di replicare, ma ci riesce solo a metà, a spizzichi e bocconi, come il nuovo album del tuo artista preferito che ha quella canzone pazzesca che riascolti all’infinto, mentre le altre… beh, molto meno.

Perciò andiamo a vedere cosa funziona e cosa no, nello specifico. Non c’è alternativa.

Da qui in poi spoilerissimi su Avengers: Endgame.

IL DEUS EX MACHINA INIZIALE

Due erano i miei timori prima del film. Come Scott sarebbe tornato dal regno quantico e la gestione dell’annullamento dello schiocco. Ecco: Scott torna con un deus ex machina ridicolo. Un topo. Un topo che cammina esattamente dentro il furgone e schiaccia esattamente il pulsante che serviva a far tornare Scott. Ma dai, per favore.

I VIAGGI NEL TEMPO

Togliamoci l’altro dente cariato. Avengers: Endgame non è stato in grado di gestire bene i viaggi nel tempo. Perché non ha dato alcuna regola. E se non c’è alcuna regola… vale tutto. E si finisce nella locura. Ma non può valere tutto, non si può spiegare ogni cosa con “se poi rimetti le gemme a posto allora tutto ok”. No. Troppo semplicistico, troppo banale. Facciamo alcuni esempi:

  • Cap è tornato indietro e ha vissuto la sua vita, invecchiando. Ma c’è un altro Cap che si è comunque schiantato nel ghiaccio. Non si è risvegliato nel presente? Che fine ha fatto? Non si cancella perché abbiamo visto che interagire (persino uccidere) con i propri sé del passato non influisce sul continuum o sulle proprie coscienze. Quindi? Nel presente uno Steve vecchio e un Cap giovane? E la scena con Peggy anziana e morente in Civil War? Nel cesso?
  • Loki si è portato via il Tesseract. Quella gemma lì che fine ha fatto? Quel Loki lì che fine ha fatto? Non è stata rimessa a posto, quindi c’è una realtà alternativa. Oppure no?
  • I compagni di classe di Peter. Volete davvero dirmi che tutti erano stati decimati dallo schiocco? Che nessuno è cresciuto di cinque anni. Oppure sì, tutti tranne quelli che servono per Far From Home. Dai, su.

Ma tanto basta rimettere a posto la candela le Gemme e tutto è ok, no?

THOR E LA COMICITÀ

Quello non è Thor. Se pensavamo di aver toccato il fondo con Ragnarok, beh, dobbiamo ricrederci. Thor con la buzza non si può vedere. Thor con la buzza sollievo comico tipo Lebowski. Io mi chiedo come sia stato possibile violentare così un personaggio. Perché anche i momenti epici, e Thor in questo film ne ha parecchi, vengono smorzati dal fatto che è un grassone in evidente stato di cirrosi epatica. Che deve fare ridere, quasi sempre. Che tristezza. Almeno Clint ha avuto la decenza di sterminare criminali ovunque.

E ci sono, di nuovo, troppe battute. Infinity War le aveva gestite alla grande, qua sembra che ci debba essere sempre e comunque un pretesto per dire una cagata.

A SPASSO NEL TEMPO

Capisco il senso di riannodare tutti i fili, di celebrare, anche, 11 anni di MCU, ma Avengers: Endgame si focalizza troppo sulla quest per le Gemme, un po’ da film anni ’80, con tanti (troppi e troppo lunghi) incontri down memory lane lasciando da parte l’azione e concentrandola solo nel finale.

MINAS THANOS E LA ROBA BUONA

Sulla battaglia finale c’è poco da dire. Necessaria, epica, gargantuesca. Cap che prende il Mjolnir è una gioia per l’anima, così come lo scontro a tre con Thanos, prima del ritorno di tutti. Anche se il livello dei poteri è un po’ sballato, Thanos forse risulta troppo forte senza il Guanto contro il Buono, il Playboy e il Cicciobastardo. Ma Thor è fuori forma. Comunque, tutti che fanno la loro parte, tasselli di un mosaico davvero infinito, che si incastrano uno dopo l’altro per salvare (e vendicare) l’Universo.

IL (QUASI) DEUS EX MACHINA FINALE

Cap Marvel non si vede per tutto il film. Tolto l’inizio, che resta così bello e spiazzante, Carol Danvers è ininfluente per tutto Avengers: Endgame, se non per salvare capra e cavoli proprio nel culmine della battaglia finale. Troppo facile, troppo comodo. Bastava metterla lì a inizio scontro per rendere tutto un pelo più credibile.

IO SONO IRON MAN

E alla fine si riduce tutto a questo. Avengers: Endgame è tutto in questa frase. Che apre e chiude, sia gli occhi che lo spirito, strappandoci il cuore di gioia. Perché solo quella frase poteva essere detta. Era l’unica possibile, l’unica che, anche solo a livello uditivo, avrebbe potuto annichilire Thanos, e ogni altro errore del film. Perché Tony Stark è Iron Man. Ma lo siamo anche noi, tutti noi, oggi più che mai. E niente e nessuno potrà mai togliercelo.

Perché è questo il punto, iniziare con la nascita di Iron Man e finire con la morte di Tony. In mezzo tutte le montagne russe possibili. Nemmeno la chiusura di Cap, che arriva in un momento in cui il film ha già perso potenza e quindi risulta meno d’impatto e raffazzonata, può eguagliare Tony. È di Robert Downey Jr. l’ultima firma che vediamo quando si chiudono i titoli di coda.

Sei grosso con l’armatura, tolta quella che cosa sei?

Genio, miliardario, playboy, filantropo…

…papà ed eroe.

E tutti gli altri che verranno, con i quali ci riempiremo gli occhi da qui in poi, saranno grazie a Tony. La nostra prima scintilla e l’ultima possibilità.

Perché la prova che Tony Stark ha un cuore è che si è sacrificato per tutti noi. A qualunque costo. Anche quello di un amore che vale 3000.

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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