In sala

Bohemian Rhapsody visto da un fan dei Queen

Bohemian Rhapsody visto da un fan dei Queen My rating: 3 out of 5

1995

Un bambino di 4 anni inciampa per la casa, tra pupazzi di Action Man, dinosauri e Micromachines. Ha un sacco di giocattoli quel bambino, ma c’è un’altra cosa che gli piace molto: un mangianastri che ha in camera. Quest’ultimo, però, purtroppo non legge i cd, perché lo stereo che lo fa, quello più nuovo, quello grigio con la scritta Philips dorata sopra, è di là in sala e lo usa sua madre per sentire le canzoni di Edoardo De Crescenzo mentre stira. A suo padre di ascoltare musica non frega molto; lui bofonchia solo qualche canzone di Guccini mentre sbuccia la frutta. Nonostante ciò, suo cognato, l’ultimo natale, gli ha regalato un cd con la copertina nera, che lui ha prontamente allungato ai figli non appena esauriti i baccanali festivi, pieni di sorrisi per regali che spesso non ti servono.

Quel bambino non è in grado di leggere, ma si è fatto dire il significato di quella scritta bianca che campeggia in alto, sopra la foto di quattro tizi dallo sguardo serio: “Queen”; sotto c’è un’altra scritta, rossa questa volta, che dice “Greatest Hits”.

Il bambino ha sentito di sfuggita l’inizio di quel disco. C’è una canzone molto particolare, che inizia lenta, ma che a un certo punto si trasforma in una specie di coro pagliaccesco, concludendosi poi con una parte molto più agitata, che piace molto a quel bambino. Quando la sente gli viene voglia di muoversi, di saltare, e lo fa, strisciando sul pavimento di casa sua e sudando sotto la tuta di ciniglia.

Per questo mette un nastro vergine nello stereo buono e registra quella canzone, per poter sudare anche in camera, sul parquet.

2005

Lo stesso bambino di prima ha 14 anni adesso, ha iniziato il liceo e ha deciso di farsi crescere i capelli. È molto nel suo mondo e non ha molta cura di sé e della sua vita sociale. Va a scuola a piedi tutti i giorni e ha chiesto ai genitori di comprargli uno di quegli mp3 che stanno cominciando a diffondersi. Glielo prendono. È molto brutto, è grigio, sembra una supposta e non tiene che una cinquantina di canzoni, che si spara nelle orecchie tutte le mattine prima di entrare a scuola. Ci sono molti gruppi a lui nuovi di cui si sta appassionando, come gli Who e gli AC/DC, a cui ha addirittura concesso lo spazio di 5/6 pezzi a testa. L’album di prima, Greatest Hits, c’è sempre però, con tutte le sue 17 canzoni.

2010

Uno dei tizi dallo sguardo serio della foto, di nome Brian May, annuncia il progetto di un film che li riguarda, in particolare su quello seduto al centro, che si chiamava Freddie Mercury e che sarebbe stato interpretato da Sacha Baron Cohen. Quel bambino comincia a non pensare ad altro. Il film nel frattempo naufraga.

2012

Il bambino fa una vacanza a Londra. Spreca una mattinata di fine novembre, il 24, per cercare una casa che si chiama Garden Lodge e mettere un foglietto sulla porta, con scritto “grazie”.

2016

La New Regency e la GK Films annunciano l’inizio delle riprese.

2018

È il primo dicembre e il bambino arriva al cinema solo 5 minuti prima dell’inizio perché ha perso tempo a cena e gli dicono che i biglietti sono esauriti. Chiede al proprietario di fare un’eccezione e di dargli la possibilità di sedersi per terra per vedere il film.

Esattamente come quando da piccolo si strusciava sul parquet sentendo “Bohemian Rhapsody”, la prima traccia del Greatest Hits dei Queen, quel bambino di 27 anni si accinge a vedere Bohemian Rhapsody, il film che aspettava da 8 anni.

Dopo un’introduzione così lunga, potete capire che questa non sarà una recensione seria. Cosa avrà detto il nostro piccolo fan all’uscita della sala?

Cosa è piaciuto al bambino

  • Cose da cineasta

Partiamo dalle cose puramente tecniche. La fotografia è stata fatta in modo colorato e impattante ed è stata una scelta perfetta. I Queen sono stati di tutto e di più, un gruppo che ha espresso una varietà musicale che molti non conoscono, ma una cosa è risaputa da tutti: avevano teatralità e una certa tendenza al glamour, cosa dipinta benissimo dai colori e dalle luci della pellicola. La regia ha fatto il suo dovere, senza troppi fronzoli, ma ho comunque trovato moltissime scene veramente apprezzabili, per espressività e impatto.

  • Freddie Malek o Rami Mercury?

Un plauso vero va fatto al casting. Tutti i i membri della band erano U-GUA-LI, santi numi. Impressionanti in particolare Gwilym Lee nel ruolo di Brian May, di cui ha interpretato benissimo il carattere e i movimenti pacati, ma grintosi sul palco, e ovviamente Rami Malek nei panni di Farrokh Bulsara, il nostro Freddie. Malek ha evidentemente capito l’importanza che avrebbe potuto avere questo ruolo nella sua carriera e ha lavorato, di sicuro, 

notte e giorno per essere la fotocopia di Mercury, senza ridurre il tutto a una scimmiottatura.

  • Mary e gli altri

Ho apprezzato molto l’importanza che si è data nel film ai rapporti interpersonali di Freddie Mercury, in particolare per ciò che riguarda il suo rapporto con Mary Austin, fidanzata e poi confidente, dopo la scoperta, da parte del cantante, della sua omossessualità. Si è tentato, seppur nel breve tempo a disposizione, di dare una profondità a un personaggio per molti versi spesso considerato superficiale. Un elemento che ha avuto un bello spazio ed è una cosa che non mi sarei aspettato da un film del genere.

  • Colonna sonora

Vabbè questo punto potevo scriverlo anche prima di vedere il film. C’è bisogno di dire altro?

  • Live Aid e Bohemian Rhapsody

Una scelta coraggiosa, riuscita alla grande. I 20 minuti del Live Aid sono considerati la più grande esibizione della storia del rock e hanno avuto un’importanza massiva nella storia dei Queen. Il concerto è stato ricreato quasi interamente e, mio Dio, lo hanno riportato con una fedeltà che ha quasi dell’incredibile, senza alcun uso di filmati originali, peraltro. È stato semplicemente emozionante vederlo così su uno schermo.

Ho anche adorato il tempo che si è dedicato alla genesi del loro album per eccellenza: “A Night At The Opera”, contentente il loro capolavoro. Il lavoro in studio, la ricerca dell’ispirazione e le sensazioni derivanti dalla creazione dell’album hanno avuto il giusto spazio.

Cosa non è piaciuto al bambino

  • L’inizio, ma che c’hai? Una pistola alla testa?

Sarò sincero: dopo i primi 15 minuti di pellicola ero già abbastanza rassegnato a bocciare il film. Spesso a voler raccontare una biografia come questa in due ore, si rischia esattamente quello che è successo qua. L’inizio di carriera di Mercury e dei Queen è stato esaurito in pochissimo tempo, volendo buttare tutta la carne al fuoco che c’è stata in quel periodo: il giovane Freddie, il rapporto coi genitori, i membri che si incontrano, Freddie che incontra Mary, Freddie che, da timido immigrato che tutti chiamano “paki”, diventa improvvisamente super provocatorio, i primi concerti, le incisioni, i primi successi, le prime consapevolezzze dell’omosessualità. Per buttare tutto ciò nei primi 15 minuti sono state fatte scene confuse e discutibili. Non voglio neanche descrivere la scena in cui Freddie comincia a pensare di essere attratto dagli uomini. Per il resto vedi sotto.

  • Dialoghi?

La prima parte del film, ma anche moltissime altre scene, le ho trovate sceneggiate al limite dell’inverosimile e del grottesco. Cosa c’è di peggio di sentire, in un film, clichè e dialoghi che non avverrebbero mai nella vita reale? Poco o niente secondo me.

Ecco un esempio concreto:

Mamma di Freddie: Dove esci stasera?

Freddie: Esco con amici.

Padre di Freddie [entra in casa dal lavoro]: Cosa serve uscire se non ti decidi a fare qualcosa di buono della tua vita? [ah così, senza manco salutare?]

  • Inesattezze storiche? Perché?

Ok, vi assicuro, da buon tuttologo dei Queen, ero prontissimo alle inesattezze ai fini dello spettacolo. Ho accettato senza problemi che si facesse vedere Freddie che confessa la sua sieropositività al gruppo prima del Live Aid, nonostante la scoperta della malattia sia avvenuta anni dopo. Ho accettato che, concludendo il film con il Live AID, si dovesse infilare, in qualche modo, la questione AIDS. Meno capibili, per me, sono molte altre cose.

Avete accettato di leggere una recensione scritta da un fan, ora fatemi cacare un po’ il cazzo.

Partiamo dalle cose più inutili, non ho assolutamente capito la scelta fatta nelle seguenti inesattezze, soprattutto per via dello stravolgimento della discografia e della produzione del gruppo, che è divisa in una certa maniera, per determinati motivi, con determinate conseguenze, completamente ignorate:

  • In sottofondo alla scena dei Queen che vanno in tour dopo i primi successi, quindi tra il 1973 e il 1974, li si vede esibirsi in “Fat Bottomed Girls”, canzone uscita 4 anni dopo. Lo so è inutile, ma quanto ci voleva a scegliere una canzone del periodo?
  • Non è assolutamente vero che ci fosse un manager della EMI che ostacolasse così tanto la crescita dei Queen, cosa inventata chiaramente per creare un personaggio che scatenasse l’odio dello spettatore.
  • Dal film sembra che incidano “We Will Rock You” nel 1980, con Mercury che ha già i baffi, mentre la canzone è di 3 anni prima. Questo errore, benché futile ai fini cinematografici, non ha veramente senso.
  • Molto altro, ma l’articolo sta venendo troppo lungo

Passiamo ora alle cose veramente importanti.

  • Un film fatto negli Stati Uniti.

Perché si sono dovuti inventare una crisi del gruppo prima del Live AID, che non è mai avvenuta, per far sembrare quest’ultimo come il motivo della riconciliazione? A che pro? Dovevi per forza fare il finalone all’americana dove, dopo che tutto sembra perduto, finisce tutto benissimo?

E perché, sempre durante il Live AID, si sono voluti inventare una scena patetica che raffigura i telefoni per le donazioni del concerto di beneficienza che si mettono a squillare solo grazie all’esibizione dei Queen? Stesso motivo immagino.

Ma poi, ripensandoci: È assolutamente falso che Freddie abbia conosciuto la band trovandosi, PER PURO CASO, al concerto dove il loro cantante ha mollato. Freddie conosceva già i membri della band, compreso il suo predecessore, ed era amico soprattutto di Roger Taylor, con cui vendevano vestiti ai mercatini di Kensington.

E infine. c’era bisogno di inquadrare così spesso i gatti di Mercury per scatenare gli “ooooh” inteneriti degli spettatori mondiali?

Domande rimaste senza risposta. Aiutate questo bambino a capire.

Per citare Aldo, Giovanni e Giacomo: “Giacomino, sempre con ‘ste Americanate!”

CONCLUSIONI

È un film difficilissimo da giudicare per me.

Sapete una cosa? Ho pianto. 3 o 4 volte ho ceduto alla commozione, causata dalla commistione di immagini, musica e dai ricordi di anni di ascolto forsennato e di visione del Live Aid.

Tuttavia la specifica da fare è una ed è molto importante: è probabile che ciò mi sarebbe successo in ogni caso, anche con una cacata di piccione sulla pellicola a forma di posa trionfale di Freddie Mercury con una buona canzone in sottofondo.

Nel complesso… va bene così.

Bohemian Rhapsody è un film che ha sicuramente delle cose da elogiare, ma anche moltissime da appuntare, a cui però certamente voglio tributare un bel grazie: creare e rinnovare l’immaginario di un gruppo come i Queen era necessario. Il risultato, inoltre, è comunque abbastanza sbrilluccicoso ed emotivo per renderla un’opera degna di trasmissione.

Speriamo sia per voi uno spunto per non limitarvi a cantare “We Are The Champions” al prossimo mercoledì di coppa.

Article written by:

Riccardo Cavagnaro

Vede la luce nell'anno 1991. Da quando ha visto "Jurassic Park" all'età di 3 anni sogna segretamente di toccare un dinosauro vivo. Appassionato lettore, viaggiatore, ascoltatore di musica e bevitore. Tutte queste attività arricchiscono sicuramente il suo bagaglio culturale, ma assottigliano pericolosamente il suo portafogli.

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