In sala

Calibre – Netflix scende a patti con Alfred Hitchcock. Avrà funzionato?

Calibre – Netflix scende a patti con Alfred Hitchcock. Avrà funzionato? My rating: 3.5 out of 5

Più sfoglio il catalogo, più non so a cosa pensare

Io, ve lo giuro, ci sto provando. Sto cercando di dare a Netflix ogni genere di opportunità con “suoi” film, che sbarcano con cadenza fissa manco equitalia sulla piattaforma. E niente… I risultati sono lì da vedere: la qualità generale è davvero bassa, idee ottime sviluppate poi malissimo e una produzione che mi vedo già dire ai registi cose tipo “Sì, ma andateci piano… dobbiamo piacere a tutti!”. Cargo e Rimetti a noi i nostri debiti vi ricordano qualcosa?

Forse questa è la sera buona; Calibre mi attira… Sembra intrigante! Due amici, una battuta di caccia finita in tragedia, scelte umanamente discutibili… Perfetto per una seratina leggera, come piace a me.

“Narratore style sul divano”

Sarà il film che mi farà finalmente felice? Speriamo. Anche perché il nuovo TAU mi puzza tanto di sola…

Il vostro british humor non vi abbandona mai…

Il film si apre con un bellissimo campo lunghissimo di un apparente tranquillo bosco scozzese; ecco che il silenzio viene interrotto dal più classico dei “Non voglio andare a caccia con il mio amico imbecille, amore!”. Snif, snif… Sento odore di guai.

Dispersi nelle Highlands, i due cacciatori più idioti della storia decidono di ubriacarsi prima della battuta del mattino dopo nel pub del paese. Il nostro protagonista, Vaughn, trovato un bel cervo, vuole far sua la preda. L’amico cerca di aiutarlo, lui prende la mira eee… stuck. Il cervo alza la testa e il proiettile uccide un bambino che si aggirava per il bosco stile vagante-zombie.

Al di là di una premessa che messa giù così può sembrarvi la più stupida degli ultimi 20 anni (fidatevi, non lo è), il film di qui in poi costruisce un perfetto connubio tra senso di colpa, tensione e sospetto in perfetto stile hitchcockiano. Il richiamo al maestro è stato troppo forte per ignorarlo e ho scomodato il sommo Alfred.

Alfred Hitchcock e la danda di uno zoppo

Come in Rope – Nodo alla gola, in Calibre i due condividono e celano un segreto inconfessabile e cercano di vivere le conseguenze in modi differenti, reprimendo emozioni e paure. Basta la scena dei due protagonisti a cena con il capoccia del paese, Logan (Tony Curran un mostro di bravura, un MOSTRO!) per evocare il maestro del brivido; non per niente la scena si svolge a tavola, di fronte a un piatto di cervo grondante di sangue. I britannici e il loro sottile umorismo.

E l’hotel? Ditemi se quello non è casa di Norman Bates! Animali impagliati sulle pareti e stanze tetre, quasi spettrali. Sono forse pazzo?! Lo spirito del maestro del brivido è tra noi. Nonostante si respiri per più di un’ora un’atmosfera perfetta per questo genere di film, il problema di Calibre non sta negli attori, anzi; nemmeno nel regista, Matt Palmer, che mostra di avere un ottimo occhio e delle idee brillanti, quanto in un ritmo che viene letteralmente affossato da una parte centrale soporifera e prolissa.

“Io che voglio farmi una birretta a 50 minuti di film perché stavo sbiellando”

Tutto questo aspettare una resa dei conti che, diciamocelo, e lì che non vede l’ora di sfogarsi da un momento all’altro, smorza la voglia di sangue/vendetta dello spettatore. In un film come questo Calibre, dove si notano certe trovate davvero geniali, questo errore può costare davvero tanto per i casual watchers, come per gli spettatori più attenti. Ah, erano anni che non sentivo una colonna sonora così moscia e fiacca, sempre fuori causa e mai centrata; questo è stato un gran peccato.

Un film con le palle. Non sono tre, ma due possono bastare

Quanto vorrei parlarvi del finale… Non sapete quanto. Però non voglio fare nemmeno spoiler; io ci tengo a voi.

Sentite, mi limito a dirvi che niente è scontato. E un bel “Grazie al cazzo?!” Sì, anche quello. Ma pensate alla rigidità e a quanto possa essere chiusa la mentalità di un paese di poche anime di fronte alla morte di un bambino. Pensate a cosa voglia dire essere perseguitati tutta la vita da quell’immagine, da quel peso per un errore fatale. Quel secondo che ti rovina la vita. 

Noi, al (troppo) caldo del nostro divano guarderemo al freddo cuore di una Scozia fotografata in maniera sublime, quasi come i grigi boschi inglesi di The VVitch, dove ogni uomo è bestia. E voi che avreste fatto al loro posto? Mi fermo qua, sta a voi vedere Calibre.

Alla buon ora Netflix: non so se questo film sia interamente tuo o ne hai comprato i diritti, ma finalmente abbiamo un film con un po’ di coraggio, di palle e girato come si deve da un ottimo regista emergente. Peccato che gli errori stupidi ci siano sempre. Nota di demerito, mi permetto: Calibre andava distribuito al cinema, mortacci vostra!

“Vi torturerò tutti, netflixiani delle palle”

Article written by:

Davide Casarotti

Antipatico e logorroico since 1995. Scrivo di Cinema da quando ho scoperto di non saper fare nulla. Da piccolo volevo fare il cuoco, crescendo ho optato per il giornalista; oggi mi limito ad essere pessimista, bere qualche birra con gli amici e andare al Cinema da solo. Giuro, non sono una brutta persona.

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