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Cinquanta sfumature di rosso – Mi ripeto un’ultima volta

Cinquanta sfumature di rosso – Mi ripeto un’ultima volta My rating: 1 out of 5

Davvero c’è la necessità di raccontarvi il disagio di questi film?

Questa è la domanda che mi sono posta quando ho deciso di andare a vedere anche Cinquanta sfumature di rosso. Ormai io e la mia fidata compagna di cinema ce lo siamo fissato come appuntamento trash, e la trilogia andava conclusa, perciò andare si va. Però mi continuavo a chiedere cosa avessi in più da dirvi rispetto alla recensione di Cinquanta sfumature di nero.

Sarò onesta: probabilmente niente.

Tuttavia, il film fa talmente schifo e i contenuti sono sempre più folli al punto che mi sono sentita in dovere di ammonirvi.

Non andate a vedere Cinquanta sfumature di rosso. Neanche per il gusto trash.

Una parabola (intendo discendente, non di quelle di Gesù)

La cosa che più ha colpito me e la mia compagna di disavventura è stata il fatto che, se possibile, ogni film fa più schifo di quello precedente. Perché davvero, Cinquanta sfumature di grigio faceva ridere ai pazzi, ed era imbarazzante al punto da diventare trash per davvero, ragion per cui si poteva sopportare. Forse rimanendo su quell’ottica si sarebbe potuto reggere fino al terzo senza desiderare di riavere indietro quelle ore della propria vita. Ma giustamente non bastava affermare di aver scritto libri/girato film che parlano di sesso estremo dove al massimo si vedono un paio di manette e un dildo. Fallendo sull’intento erotico, c’era anche bisogno di cercare di dare alla trama uno sfondo psicologico, romantico, drammatico, persino un po’ thriller. Roba da mettersi a piangere e urlare in preda alle convulsioni.

Quella meraviglia della trama

So che dopo avervi avvertiti di non perdere tempo nemmeno per scherzo con questo film morite dalla voglia di sapere cosa intendo con sfondo psicologicoromanticodrammaticothriller della trama. Quindi ve lo racconto.

Siamo passati dal primo film in cui Bella Swan… Anastasia Steel ha incontrato per puro caso il carismatico e misterioso Edward Cullen… scusate, Christian Grey, ha perso la testa per lui a caso, altrettanto a caso lui ha iniziato a desiderare di farle le cose brutte e da lì al dover firmare un contratto per farsele fare il passo è breve. Per due film, la giovane Ana(l) chiede zozzate e si stupisce di riceverle, perché lei vuole l’amore vero.

Anastasia cara, perché allora non ti sei fermata dopo questo?

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No perché direi che le intenzioni erano chiare. Comunque tutto il primo film fa sinceramente ridere, passando attraverso questa sconvolgente scoperta per cui uno che dice di volerti rivoltare come un calzino non intende in senso letterale: assistiamo alla prima volta di Ana, alle comparsate di Christian e i regali annessi random, alla leggera tendenza manipolatrice del suddetto, il tutto ad una velocità priva di senso alcuno. Sul serio, se l’avessero mantenuto così si sarebbe trattato di una trilogia pazzesca.

La svolta

Dal secondo film passiamo alla fase in cui, di fatto, Christian capisce che deve fare meno lo stronzo. Perché okay che chi troppo amato meno amore ti dà, ma persino le tizie zerbino c’hanno un limite. Così si fa zerbinare un poco anche Christian, che tanto quando sei ricco sfondato basta far uscire cash da ogni dove che quella si rincoglionisce. Non mi dilungherò sulle già discusse questioni diseducative per cui rabbrividisco a sentire il “voglio un uomo come Christian” considerato che si tratta di uno che con amore intende “decido io quando esci di casa, come ti vesti, dove lavori e con chi, cambio i tuoi programmi, gli oggetti che usi e il ruolo che ricopri perché mi va, trallalero trallalà”. Ne ho già parlato nell’altro articolo, però sul serio, credo che il genere femminile sia meglio di così, e che la lotta all’emancipazione sia esistita per un motivo.

Comunque, già in questo film ci sono i preamboli drammatici: Anastasia viene seguita da una ex di Christian, anche lei evidentemente rincoglionita da un po’ di pisello, e tutto si risolve in dieci secondi in cui lui fondamentalmente la fa rinchiudere. Dall’altra parte il capo di Ana ci prova con lei un po’ insistentemente e viene cacciato di prepotenza da Christian, che così fa promuovere la fidanzata. Sì, perché il ragazzo ha comprato la società in cui lei lavora e mo’ fa il cazzo che gli pare. Anche lì.

Uno allunga un attimo le mani e deve morire male, il fidanzato le manipola l’esistenza e lei lo sposa. Fine del secondo episodio.

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Comunque mi chiederò per sempre perché questi facciano il primo ballo ballando un lento su una canzone mezza caccara. Boh.

E infine Cinquanta sfumature di rosso

Eccoci quindi giunti al gran finale. Dopo le imbarazzanti sequenze sulla luna di miele, sempre nella rassegna “mi esce cash da ogni orifizio”, Cinquanta sfumature di rosso si dedica a mostrarci come forse essere la moglie del capo che ti promuove perché sì e licenzia chi gli pare possa crearti un paio di antipatie. Assistiamo così a uno stalkeraggio che passa da un inseguimento in stile GTA ad un aggressione in casa e arriva ad un rapimento con ricatto. Ci terrei a far notare che in tutto questo Christian ha assunto non si sa quanti bodyguard e sorveglianti vari, che come si può notare sono particolarmente abili. Ciononostante non li licenzia mai, neanche quando alla fine Anastasia rischia di crepare. In compenso non si risparmia dall’insultare la moglie che ha commesso l’imperdonabile errore di rimanere incinta. Bricconcella Anastasia, non si fa! Ovviamente basta che lei rischi di morire per salvargli la sorella e che lui pianga un pochino ed è tutto perdonato.

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La faccia di una che pensa “in fondo che importa se è un ossessivo morboso manipolatore se poi coi cash mi porta in giro compra case e robe fighe?”

Insomma avevo bisogno di ricordarvi nuovamente che se volete sprecare un po’ di tempo in film discutibili, potete certamente guardare altro rispetto a Cinquanta sfumature di rosso, di grigio o di nero. Un porno, ad esempio. (Ho già detto anche questa, sì)

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1994, ma nessuno ci crede e ancora bersi una birra è complicato. Cinema, libri, videogiochi e soprattutto cartoni animati sono nella mia vita da prima che me ne possa rendere conto, sono stata fregata. Non ho ancora deciso se sembro più stupida di quello che sono, o più furba; pare però che il cinema mi renda, quantomeno, sveglia. Ah, non so fare battute simpatiche.

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